Una croce su Copernico

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Di Valentino Salvatore

Con una messa solenne presieduta dall’arcivescovo Josef Kowalczyk presso la basilica di Frombork, la Chiesa cattolica ieri ha tentato di metter una croce sull’affaire Copernico.
Dopo più di quattro secoli, è stata infatti data sepoltura religiosa a Niccolò Copernico, l’astronomo polacco scomparso nel 1543, che formulò la teoria eliocentrica contribuendo a sgretolare le solide certezze dei timorati di Dio, mettendo in crisi e sovvertendo la concezione del mondo e dell’uomo che a quel tempo s’era consolidata.

Lo studio dell’astronomia cambiò radicalmente, nonostante lo stesso devoto Copernico cercasse di conciliare le sue idee con l’ortodossia religiosa e assumesse un atteggiamento molto cauto. Ma ormai la Terra non poteva più essere considerata il centro dell’universo, con conseguente e irrimediabile scricchiolio della concezione tolemaica ed aristotelica, accompagnato dagli accesi strali delle frange di teologi più conservatori, che consideravano sospette di eresia le teorie di Copernico.

 Le sue teorie rappresentarono inoltre un’ importante operazione di recupero delle avanzatissime intuizioni dei greci, come quelle di Aristarco di Samo, vissuto tra il IV e il III secolo a.C, le quali però fu in grado di supportare con rigorose dimostrazioni matematiche. Gli scritti di Copernico gettarono le basi della formazione del metodo scientifico, furono indispensabili alle scoperte di Galileo e alle riflessioni sugli infiniti mondi di Giordano Bruno. Le pene a cui andarono incontro gli eredi delle sue teorie furono un’umiliante abiura per Galileo, mentre Giordano Bruno fu arso vivo nel 1600, in piazza Campo de’ Fiori a Roma.
L’astronomo polacco non ebbe vita facile e i suoi rapporti con la Chiesa furono sempre molto precari, nonostante egli stesso fosse diventato canonico di Frombork e suo zio, che l’aveva avviato agli studi, fosse vescovo. Lo stesso primate Kowalczyk  ha  dovuto ammettere, in occasione della riabilitazione di Copernico, gli “eccessi di zelo dei difensori della Chiesa”. Va ricordato che il più importante scritto dell’astronomo, il De Revolutionibus Orbium Coelestium, fu pubblicato solo postumo per timore di sanzioni ecclesiastiche, che infatti giunsero con la condanna da parte di Papa Paolo V, nel 1616.

 La leggenda vuole che una copia di quella sua opera, appena stampata, fosse stata consegnata a Copernico proprio il giorno della sua morte. Vero o meno, è indicativo del clima ostile che osteggiò aspramente Copernico e le sue teorie, tanto è vero che inizialmente i suoi scritti riuscirono a circolare solo tramite compendi nella stretta cerchia degli accademici, a citarne uno il Commentariolus.
L’identificazione dei resti dell’astronomo è un gustoso capitolo, che merita di essere menzionato. Le spoglie di Copernico infatti erano state sepolte senza rito religioso in un’anonima tomba proprio all’interno della basilica, a rimarcare il pesante imbarazzo che le teorie e gli scritti dello scienziato avevano destato nell’ambiente ecclesiastico.

I resti di Copernico sono stati ritrovati solo nel 2004 su invito del vescovo e identificati, per ironia della sorte, proprio grazie alle più avanzate tecniche di investigazione scientifica. Confrontando infatti il Dna di alcuni capelli trovati in uno dei libri appartenenti a Copernico e ora custoditi nella biblioteca svedese di Uppsala con quello dei resti trovati a Frombork, un’equipe di esperti ha svelato il mistero.
Ora una tomba di granito nero, su cui è stata inciso il sistema eliocentrico, dà degna e visibile sepoltura a Copernico. Nelle intenzioni della Chiesa traspare però anche la volontà sottintesa di seppellire con i resti di Copernico un passato assai scomodo, di feroce ostilità che ha visto da sempre schierate, una contro l’altra armate, scienza e fede. Rimuovere e far sbiadire nel tempo ormai trascorso inesorabile le contraddizioni e gli errori, derubricandoli a peccatucci veniali di alcuni fondamentalisti del tempo. Il tutto immerso in un clima di ostentata riconciliazione e tolleranza, con una opportuna e languida riscrittura della storia. Come è successo per il  il De Revolutionibus Orbium Coelestium, “corretto” per decreto. Come sta accadendo anche per Galileo, recentemente coscritto suo malgrado nel ruolo senza sfumature di “scienziato cattolico”, nonostante i noti problemi. Sempre ad maiorem Dei gloriam, s’intende.  Tanto, ormai Copernico è morto e sepolto con tutti gli onori, come si conviene ad un buon cattolico, pace è fatta.

 Non sappiamo se lo stesso astronomo ne sarebbe stato così contento, visto il trattamento che gli è stato riservato nel corso degli anni. Ma i morti, si sa, non possono fare obiezioni.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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