Vaticano: Vescovi responsabili applicazione “norme” antipedofilia

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di Maria Rosaria De Simonevescovi

Il 16 maggio è stata pubblicata la tanto attesa Lettera circolare inviata dalla Congregazione per la dottrina della fede alle conferenze episcopali di tutto il mondo contenente le linee guida per affrontare i casi di abuso sessuale sui minori. Per chi non fosse informato,  la Congregazione per la dottrina della fede è il cosiddetto ex Sant’Uffizio, l’organismo della Curia Romana, completamente riformato nel 1965,  che pone grande attenzione alle problematiche che riguardano la fede, la dottrina cattolica, gli atteggiamenti culturali e morali. In questo caso specifico  essa si  occupa di dare delle indicazioni ben precise per contrastare con forza il fenomeno della pedofilia, che sta piagando il volto della Chiesa cattolica.

In primo luogo, entro un anno le conferenze episcopali nel mondo dovranno, sulla base delle linee guida vaticane, preparare delle norme anti-pedofilia, che si armonizzino con le legislazioni vigenti nei rispettivi paesi. Basilare è il punto in cui la lettera circolare precisa con chiarezza che vi deve essere assoluta cooperazione con le autorità civili del paese in cui si opera, ma anche e soprattutto l’obbligo di avvisare le stesse autorità civili di eventuali casi di abuso.

“L’abuso sessuale di minori non è solo un delitto canonico, ma anche un crimine perseguito dall’autorità civile. Sebbene i rapporti con le autorità civili differiscano nei diversi paesi, tuttavia è importante cooperare con esse nell’ambito delle rispettive competenze. In particolare, va sempre dato seguito alle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale. Naturalmente, questa collaborazione non riguarda solo i casi di abusi commessi dai chierici, ma riguarda anche quei casi di abuso che coinvolgono il personale religioso o laico che opera nelle strutture ecclesiastiche”.

Da quanto si legge sopra, risulta con estrema chiarezza che la Chiesa di Roma non solo condanna la pedofilia come un grave crimine, ma invita le chiese locali a non perseguire in solitudine i casi interni di pedofilia, cercando altresì la stretta collaborazione con le autorità giudiziarie civili, tenendo anche conto dell’obbligo della denuncia. Non sarà più possibile, quindi, che vengano occultati i crimini, e la lotta dovrà essere dura e coordinata. A tal riguardo però bisogna precisare che la lettera circolare non obbliga i Vescovi alla denuncia del sacerdote o del chierico sospettato di abusi, a meno che il paese in cui si opera non ne preveda espressamente l’obbligo. Ad esempio quest’obbligo è previsto dalla giurisprudenza degli Stati Uniti. In Italia, invece, purtroppo quest’obbligo non esiste.

Un altro punto della lettera è davvero importante. Riguarda proprio l’attenzione a coloro che sono state vittime di abusi da parte di operatori ecclesiastici. Infatti, in questi ultimi anni, accanto all’emersione della grave problematica della pedofilia, le vittime hanno lamentato una profonda solitudine ed un latente giudizio per il fatto di aver denunciato gli orrori subiti e per aver macchiato il buon nome della Chiesa.
Ebbene, i vescovi sono invitati ad accogliere con amore e con paterna sollecitudine le vittime ed i loro familiari, per assisterli in ogni modo, sull’esempio di papa Benedetto XVI, che nei suoi viaggi apostolici, non ha mai mancato di ascoltare le loro ragioni e di dare la sua assistenza.

Le vittime hanno una dignità violata, che va assolutamente rispettata e, nel momento in cui decidono di decidono di denunciare, vanno assolutamente tutelate. Un altro passaggio della lettera riguarda la gestione dei casi da parte del Vescovo competente, che non deve assolutamente mettere a tacere lo scandalo, magari semplicemente facendo cambiare parrocchia al prete denunciato dopo un breve periodo di recupero in qualche luogo di preghiera, come è purtroppo accaduto spesso in ogni parte del mondo. Ciò ha comportato non solo il nascondimento del crimine, ma la possibilità di reiterazione del reato e la impossibilità,da parte dei parrocchiani inconsapevoli, di porte prevenire e di potersi difendere.

A tal riguardo è importante leggere la citazione: “Tra le importanti responsabilità del Vescovo diocesano al fine di assicurare il bene comune dei fedeli e, specialmente, la protezione dei bambini e dei giovani, c’è il dovere di dare una risposta adeguata ai casi eventuali di abuso sessuale su minori commesso da chierici nella sua diocesi. Tale risposta comporta l’istituzione di procedure adatte ad assistere le vittime di tali abusi, nonché la formazione della comunità ecclesiale in vista della protezione dei minori. Detta risposta dovrà provvedere all’applicazione del diritto canonico in materia, e, allo stesso tempo, tener conto delle disposizioni delle leggi civili”.

Il documento continua sottolineando anche la necessità di curare con maggiore attenzione l’ingresso in seminario dei candidati al sacerdozio e di vigilare sulla loro formazione. Al termine del documento, una parte è dedicata ai chierici denunciati per atti di pedofilia. “A meno che ci siano gravi ragioni in contrario, il chierico accusato deve essere informato dell’accusa presentata, per dargli la possibilità di rispondere ad essa…”.

Per loro va applicata la presunzione di innocenza fino all’accertamento dei fatti, ma il vescovo, in via cautelare, può limitare l’esercizio del loro ministero. Nel caso in cui fosse chiaro che un chierico sia stato ingiustamente accusato, bisognerà far di tutto per ripristinare il suo buon nome. Certo, se andiamo ad analizzare i fatti della cronaca dell’ultimo anno, pare difficile trovare un chierico accusato ingiustamente, ma anche questa  possibilità è necessariamente da contemplare.

Anche le indagini preliminari andranno svolte “con il dovuto rispetto nel proteggere la riservatezza delle persone coinvolte e con la debita attenzione alla loro reputazione”.
Dunque, alla luce di quanto sopra espresso, il documento sarà la base imprescindibile per trattare i casi di pedofilia e tutte le Chiese nazionali dovranno adeguarsi. La lotta a questo crimine che ha inquinato non solo la Chiesa, ma tutto il viver civile, avverrà alla luce del sole, senza se e senza ma, perché venga ritrovata la purezza del messaggio evangelico.  

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

One Comment

  1. letizia
    18 maggio 2011

    Io ritengo uno schifo assoluto, la violenza sui minori già dalle persone in genere, ma un sacerdote o un vescovo è assolutamente da vigliacco pedofilo va assolutamente svestito e messo in prigione, come quel presidente monetario che gli sono stati dati 70 anni, anche loro devono avere lo stesso trattamento, perchè dovrebbero rispettare i minori e non violentarli, ma quì la fede ci sta tradendo in pieno, non sono affidabili con i nostri figli, perchè non ne hanno loro per sapere cosa vuol dire, mi viene da vomitare, a sentire il loro comportamento,un essempio che lascia a desiderare veramente da porci

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