Strauss-Kahn e don Seppia: la condanna dei media

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Credits: GettyImages

di Paolo Cappelli

Di due storie, una italiana e una americana, si fa un gran parlare in questi giorni. Una tratta dello scandalo che vede coinvolto in un caso di presunta violenza sessuale l’ormai dimissionario Presidente del Fondo Monetario internazionale Dominique Strauss-Kahn. L’altra riguarda quelli che sembrerebbero essere non uno ma diversi casi di pedofilia e che vedono protagonista un sacerdote, tale Don Riccardo Seppia. Entrambe hanno in comune una visione e una pratica della sessualità che la nostra società, pur con la flessibilità che la mutazione dei costumi impone, considera malata. Si tratta, inoltre, di situazioni e dimensioni diverse, che si intrecciano dal punto di vista sociale. Il caso della supposta violenza sessuale del rivale di Nicholas Sarkozy nella corsa alla rielezione all’Eliseo è quanto mai bizzarro. Arrestato in maniera quasi rocambolesca a bordo di un aereo che era pronto a staccarsi dalla piattaforma mobile all’aeroporto John Fitzgerald Kennedy di New York, Strauss-Kahn è stato incarcerato a Rykers Island, certo non una delle case circondariali più confortevoli d’America, con l’accusa di aver stuprato una cameriera in un albergo di Times Square nel quale l’ex dirigente ha trascorso una sola notte. Alcuni media americani hanno riportato erroneamente espliciti riferimenti alla sodomia, che è considerata sempre una violazione dal punto di vista morale. Nella coscienza del popolo statunitense, infatti, sono ancora radicate le parole “That most detestable sin” ([quello che è] il reato più detestabile), “the horrid act” (l’orrida pratica) e persino “that which is unfit to be named among Christians” (ciò che tra i cristiani non è opportuno neanche nominare) che molti dei giuristi dell’inizio del secolo scorso ripetevano in continuazione quando volevano amplificare le aggravanti di un caso di violenza sessuale. Va detto che, dal punto di vista prettamente giuridico, invece, il reato di sodomia, prima punito in alcuni Stati, è stato cancellato da una sentenza della Corte Suprema nel 2003, laddove si stabilì che la pratica, se avviene in un contesto privato, rientra nei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione. La puritana America, pur piena di contraddizioni, inorridisce giustamente per la violenza (per la quale, per ora, esistono solo degli indizi) ai danni di una cameriera trentaduenne che, contrariamente a quanto riportato, sarebbe stata aggredita nel momento in cui è entrata in camera per effettuare delle pulizie e costretta a fare sesso orale. Divincolatasi, la donna ha chiesto aiuto al personale dell’albergo, che ha allertato la polizia. I primi test del Dna effettuati dalla polizia di New York avrebbero individuato tracce di sperma di DSK sugli abiti della cameriera dell’hotel Sofitel che lo ha denunciato per violenza sessuale. Lui fa sapere di “essere amareggiato”, ma è certo che verrà scagionato.

Rilasciato su cauzione (di 6 milioni di dollari), ma agli arresti domiciliari e piantonato 24 ore su 24 in un appartamento nell’Upper East Side a New York, l’ex direttore generale il Fondo Monetario Internazionale lascia senza guida l’istituzione che rappresenta la riserva di liquidità per gli Stati in difficoltà finanziarie, proprio in un momento in cui l’intero mondo economico e finanziario è impegnato nel difficile compito di porre un freno alla caduta libera di Grecia e Portogallo. Il tutto proprio mentre sta per essere ufficializzata la nomina di Mario Draghi alla presidenza della BCE. E’ quanto meno bizzarro che la cosa coinvolga in maniera così immediata e diretta il più forte avversario di Sarkozy, proprio quando stava per iniziare la sua battaglia elettorale. La modalità con cui vengono lanciate (e incassate) le accuse ricorda un tentativo di screditamento operato già tempo fa a un altro protagonista scomodo, un certo Julian Assange.

Cambiando solo apparentemente argomento, man mano che si scava nel passato recente di Don Riccardo Seppia si scoprono aspetti sempre più delicati e inquietanti, come la frequentazione di palestre non solo per il benessere del corpo, ma soprattutto a scopo di adescamento o di rifornimento di droghe di vario tipo, meglio se cocaina. Ed è stata proprio la droga, che prima o poi tradisce tutti, a far stringere il cerchio attorno a Don Seppia. Mentre gli investigatori stavano intercettando alcuni soggetti sospettati di organizzare e gestire un traffico di anabolizzanti in varie palestre, sono incappati anche nelle comunicazioni del prete, scoperchiando il vaso di Pandora di mali come l’abuso di minori e la cessione di sostanze stupefacenti. A Genova, la città in cui amministrava il proprio ministero, il sospetto pedofilo è descritto come una persona buona, gentile e amorevole verso gli altri. E’ ovvio che la sua personale interpretazione dell’amore non è in linea con quella predicata nei Vangeli e per questo è già stato sospeso a divinis (gli è vietato, cioè, amministrare i sacramenti) dall’arcidiocesi di Genova. E’ indubbio che lo scandalo che lega il sacerdote e la Chiesa alla sessualità richiami altri casi celebri, come quelli irlandese della metà degli anni ’90 (e sul quale la BBC girò un documentario dal titolo Sex Crimes and the Vatican) e americano, che vide coinvolte le arcidiocesi di Chicago e Boston tra il 2002 e il 2009. In totale, si parla di circa 450 sacerdoti coinvolti, per le cui azioni le arcidiocesi versarono qualcosa come 65 milioni di dollari di risarcimento. E ancora oggi è possibile sapere chi siamo questi molestatori. A differenza dell’Italia, negli Stati Uniti coloro i quali sono condannati con sentenza definitiva per reati sessuali sono iscritti d’ufficio a un’anagrafe speciale: una sezione di questa riguarda i reati di pedofilia. Lo scandalo fu così forte che, nel richiamare gli eventi, l’attuale Pontefice li definì “crimini orribili”. Fino a qualche tempo fa, la Chiesa si sforzava di risolvere questi problemi lavando i panni in casa. Successivamente, preso coscienza della portata del fenomeno che ha coinvolto decine di prelati in giro per il mondo, ha dovuto cambiare metodo. Per la Chiesa e per i figli della Chiesa. Invece di spostare da una parrocchia all’altra il prelato di turno posseduto dal demone della pedofilia, si accetta che sia sottoposto al giudizio di un tribunale ordinario e non solo ecclesiastico.

La società guarda e giudica. Legge e sceglie. Ascolta e sentenzia. È questo il tratto comune tra le due storie: la società è pronta a condannare i due orchi, anche se poi si scoprirà che non hanno fatto nulla. È vero che su uno dei due gli indizi pesano come macigni e non gli sarà facile dimostrare la sua innocenza, ma la spettacolarizzazione del dolore delle vittime non aiuta a scoprire la verità, quanto a fabbricarne una che vede il presunto colpevole con le mani già legate dietro la schiena e la testa sul ceppo, in attesa del boia.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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