Anna Oxa, il fascino dell’evoluzione

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Intervista di Stefania Taruffi

Anna Oxa

E’ davvero affascinante e unica Anna Oxa. Con la sua particolare voce vibrante, trasmette emozioni attraverso parole e suoni, sapientemente amalgamati, che sono da sempre traghettatori di valori e sentimenti, pensieri e messaggi che arrivano direttamente all’anima delle persone. E’ carismatica per nascita, trasformista, mai uguale a se stessa: “Per crescere e operare il cambiamento occorre la capacità di non affezionarsi a ciò che si è. Non mi affeziono mai troppo ai miei look, ai miei pensieri, alle mie idee, cerco sempre di andare avanti, in continuo movimento, ‘oltre’. In questi miei 33 anni di carriera io non sono mai stata la stessa persona. Ogni volta manifesto qualcosa che nasce e cresce attraverso il suono delle mie azioni, della mia vita”.

E’ lungo il percorso professionale di Anna e comincia all’età di 16 anni quando s’impone sul palcoscenico di Sanremo (1978) con la canzone “Un’emozione da poco”, che fu un successo immediato e la lanciò nel panorama dei grandi cantanti italiani.  “Quella canzone già allora era all’avanguardia, aveva dei contenuti incredibili…Già quando avevo 16 anni, ero avanti, cercavo di andare ‘oltre’ le mode, gli stili, le convenzioni”.

Il suo cammino si articola su una strada costellata di successi, vincitrice di tre Festival  di Sanremo, portatrice di un sound pieno, da sempre costellato di sonorità virtuose. Anna Oxa si distingue da subito non solo per l’originalità delle sue canzoni, ma anche per il suo stile unico, imponendosi come icona femminile, sensuale, elegante, originale fino al trasgressivo, sempre con una classe innata e un fascino discreto ma schietto, di forte impatto, come solo una donna come lei, forte e femminile al contempo, può osare.

Una vita di successi continui, amati dal pubblico anche nella sua lunga assenza durata 5 anni, dal 2007 al 2011. “Decidere di andare è una forma di libertà evolutiva. Tutti hanno paura di andare via, soprattutto gli artisti. Io ci sono quando devo esserci, e questo non significa che quando sono assente non sono creativa. A volte creare un’assenza ci permette di valutare meglio se le decisioni, le strade intraprese sono giuste. Andare spesso significa evolvere e non necessariamente perdiamo qualcosa. In realtà lasciamo solo ciò che superfluo. Anche di noi stessi”.

Poi il ritorno con l’album Proxima, pura sperimentazione di sonorità completamente diverse dal passato, un contenuto più

Anna Oxa – Proxima

filosofico, universale che ha preparato il terreno, per i suoi 50 anni, ad una nuova sfida: il 29 maggio la vedremo al Teatro S. Fedele di Milano, in una nuova veste di docente e di guida, nel Seminario da lei ideato e realizzato, dal titolo: “L’Evoluzione del suono tra mente, colore e materia” (organizzato da Suoni Coscienti S.r.l. di Milano). Ne parliamo con lei, per esplorare il processo interiore che l’ha portata a nuove consapevolezze e la volontà di condividerle con gli altri, attraverso una forma diversa di comunicazione: un seminario.

Da dove nasce questa esigenza di comunicare anche in questo modo, e non solo attraverso le canzoni e i suoni?

Bisogna alzare il livello degli individui attraverso la comunicazione a livello  emotivo, portando i nostri interlocutori a forzare qualcosa dentro di sé, ad ascoltare, ascoltarsi, a comprendere, conoscere, perché l’ignoranza abbassa il livello qualitativo della società. Con questo corso vogliamo aiutare gli individui a uscire dalla passività attraverso l’introspezione e l’azione. Io ho sempre scelto di attivare una ricerca, attraverso delle domande. Le stesse che ciascuno dovrebbe porsi, avendo il coraggio di essere se stessi, guardarsi dentro, prendere coscienza anche dei propri lati negativi, generati da molti fattori legati al proprio concepimento, agli avi, al vissuto, al carattere, alle abitudini. Questo corso è interessantissimo poiché analizza tutti i suoni dentro di noi e di come siamo capaci di scriverli nella vita e cerca di esplorare le meccaniche mentali che il suono produce: cosa colpisce un suono, da dove viene, dove arriva. Ci sono suoni che attraversano, non toccano organi vitali. Altri che ci attraversano e ci cambiano. Noi dobbiamo anche imparare a difenderci dai suoni. Se dopo una conversazione ci sentiamo apatici, stanchi, depressi, vuol dire che c’è qualcosa che non ha funzionato in quel suono che è arrivato a noi. Ci sono suoni che invece di  aiutare l’individuo, ne assorbono l’energia, lo svuotano. Perciò noi dobbiamo sempre riuscire a capire l’effetto che produce sugli altri il suono che emettiamo, sul lavoro, nelle relazioni, in ogni cosa che facciamo. E dobbiamo essere in grado di sciogliere i conflitti che i suoni negativi creano nell’’altro’, producendo solo suoni armonici. Se riusciamo a sciogliere il conflitto, recuperiamo l’energia che abbiamo perso. E questa energia recuperata alza il livello dell’ individuo”.

Lei è una donna che opera continuamente il ‘cambiamento’: l’ha fatto sempre negli anni, cambiando spesso il suo stile, il look, le canzoni, i messaggi insiti nelle canzoni, delle vere e proprie trasformazioni. Il cambiamento presuppone sempre un percorso di ricerca interiore, per una crescita personale. Qual è stato il suo percorso?

La ricerca è sempre stato il motore della mia esistenza, della mia arte, di tutte le mie scoperte: ho sperimentato sempre moltissime cose. I dogmi rappresentano per me delle vere e proprie zavorre, io invece cerco di comprendere il percorso della verità. Non mi sono mai fermata. Io e la musica abbiamo cominciato sin da piccoli a convivere e a operare per creare questi movimenti, cambiamenti. Sono stata una bambina molto particolare. Ho vissuto un’infanzia abbastanza difficile, una famiglia numerosa, un’adolescenza molto forte, dura. Io sin da piccolina, attraverso i suoni ho colorato un’esistenza che era un po’ grigia, nel senso di una vita circondata dal cemento, immersa in piccole realtà, nella solitudine, un po’ i problemi che continuano a vivere le nuove generazioni anche oggi. Alla fine i temi sono gli stessi, con l’aggiunta di un degrado che oggi cresce a ritmi vertiginosi. Ricordo ancora bene che da piccola  ho vissuto con i suoni, per creare bellezza. Dentro i suoni ho creato i colori, le dimensioni, la positività di pensiero e di linguaggio e da lì poi sono nate delle realtà che mi hanno portato a vivere la creatività. Avvertivo che il mondo che mi circondava era ricco di segnali di degrado e proprio da lì nasceva la mia ribellione, dal non voler diventare come tutto quello che mi circondava. Una  ribellione positiva la mia: niente droga o situazioni in cui mi sarei buttata via, ma ho scelto di andare contro il sistema attraverso la mia creatività. Ho creato suoni anche trasponendomi fuori da ciò che ero, dal mio corpo, entravo in una dimensione di solitudine che era ben diversa da quella dei giovani di oggi: era quella ricca, vera, straordinaria, portatrice di creatività pura. Nessuno in realtà è solo. Dentro di noi ci sono mille suoni genetici che emergono in continuazione: provengono dal nonno, dalla madre, dal padre, dagli avi. Spesso ci troviamo a vivere una vita che in realtà non è la nostra, e neanche ce ne accorgiamo. Non facciamo nulla per cambiare”.

Che cosa suggerisce ai giovani? Qual è la strada del successo, inteso come un’autentica comunicazione del sé, dei propri valori, di quelli condivisi, dei propri ‘suoni’?

Le coscienze si sono annichilite e in questo modo è stata anche eliminata la creatività. Per il sistema dunque è sempre più facile convincere, creare mondi illusori, attraverso diversi percorsi manipolativi, che hanno spostato l’uomo dal suo centro. Nella Magna Grecia i maestri spirituali insegnavano davvero il fulcro della vita, poi nel tempo la centralità dell’uomo è andata perduta. Il sistema ci manipola prendendo in mano le nostre vite e decidendo per noi. Sono venute meno le coscienze, ma anche la scala dei valori. Senza questi valori è difficile comprendere, trovare la soluzione giusta, scoprire, darsi da fare. Oggi per i giovani ci sono modelli veramente miseri. Il linguaggio si è impoverito, il desiderio anche, il coraggio, non ne parliamo. Ai giovani dico di agire al contrario nel sistema, entrando nella creatività. Attraverso La mia anima di uomo, che ho portato a Sanremo, ho cercato di dire: partite da un punto fermo, lasciate stare tutto ciò che vi è stato detto e create voi il punto di partenza, una nuova strada. Siete voi la partenza. Fate in modo di fare emergere le vostre capacità, l’arte, la creatività.

Noi siamo suono: i corpi suonano, i pensieri suonano, ogni cosa ha un suono. Soprattutto in Proxima, ma anche prima nei precedenti album, ho cercato di dare un suono a tutti i temi che devono essere rivalutati in quest’era moderna, per poter evolvere: il rispetto per la natura, gli animali, l’uso corretto e creativo della tecnologia, una maggiore cura nell’alimentazione. I giovani dovrebbero soprattutto prendere coscienza di sé, dei propri suoni e capire, come suonarli. Attivare le proprie coscienze, creare una scala di valori propria. Ai giovani dico di prendere in mano il proprio destino e di costruirselo da soli”.

Il corso è aperto a tutti?

“Il corso è aperto a tutti, anche a chi non a che fare direttamente con la musica, ovviamente. Anzi, è diretto proprio alla gente comune.

E’ previsto anche in altre città ?

“Sì certo. Inoltre il tema è destinato a espandersi, non può essere fissato, è in continua evoluzione, può essere inoltre integrato e ampliato in mille modi. Sarebbe troppo facile creare un metodo, un format e lasciarlo così com’è”.

Dunque, nel seminario del 29 maggio, Anna Oxa insegnerà, insieme con alcuni esperti (Fiorella Rustici, Giovanni Cavagna, Christian Ravaglioli), che è possibile mantenere o ripristinare le proprie armonie interiori, lavorando per ricomporre la propria integrità di individui e imparando la distinzione tra corpo, mente genetica e coscienza spirituale, così da riconoscere quali suoni sono nelle nostre corde e costruendo, con il suono modellato dall’immaginazione creativa, l’esistenza dentro di noi e intorno a noi.

Siamo abituati a vivere il suono solo come un qualcosa che ci arriva e proviene da una voce, da uno strumento e noi crediamo di subirlo passivamente.  In realtà tutto suona e manda vibrazioni: noi, i nostri pensieri, le azioni, l’ambiente, la vita, anche il cosmo ha una sua voce. Dentro un suono ci sono tutti gli elementi che formano il nostro essere ed è al tempo stesso il veicolo che ci aiuta a trasmetterli. Per questo aumentare la consapevolezza dei nostri suoni, ci potrebbe aiutare a essere migliori.

Il seminario si svolgerà presso:

TEATRO SAN FEDELE

Via Hoepli 3b – MILANO

MM Linea Rossa Duomo

Per informazioni e iscrizioni: 339 1907714

 

 

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

2 Comments

  1. KATTIVA
    24 maggio 2011

    Sono felice di questo nuovo ruolo della grande anna.

  2. Marco
    24 maggio 2011

    Un’emozione da poco” è di Ivano Fossati.

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