La lente bionica per i non vedenti

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di Marco Milano

 

Tornare a vedere grazie all’elettronica: è stata presentata al novantesimo Congresso Internazionale della Società Oftalmica Italiana, che si è tenuto a Roma dal 18 al 21 maggio, una speciale lente a contatto in grado non di migliorare, secondo le intenzioni, ma di far riacquistare la vista a i non vedenti e gli ipovedenti. Si tratta di un dispositivo bionico a microchip – un nano strato di metallo, spesso cioè quanto un millesimo di capello – che ha le caratteristiche di una normale videocamera, capace di trasmettere il segnale luminoso proveniente dall’esterno, attraverso un collegamento wireless applicato nelle vie retro corticali. La lente può essere applicata su un solo occhio e consente di far arrivare l’impulso di luce direttamente sul nervo ottico e nelle aree del cervello interessate alla successiva elaborazione del segnale, attraversando il bulbo oculare. Secondo Duilio Siravo, presidente dell’Accademia Italiana Oftalmologia Legale che ha illustrato l’invenzione al Congresso, un maggiore beneficio, per le caratteristiche della lente bionica, dovrebbe riguardare principalmente i “pazienti che hanno subito modificazioni traumatiche o retiniche”.

La lente è stata sviluppata presso la University of Washington e testata in Italia. Le fasi di sperimentazione condotte finora hanno visto, con successo, l’applicazione della lente solo su  animali da laboratorio. Era dello scorso aprile la notizia di una retina artificiale, ottenuta da cellule staminali embrionali di topo e messa a punto da ricercatori giapponesi guidati da Yoshiki Sasai del RIKEN Center for Developmental Biology di Kobe, progettata per fornire supporto nello studio sulle malattie degli occhi e per sviluppare nuove terapie. Un sistema più complesso è stato presentato, sempre recentemente, dall’azienda californiana Second Sight in collaborazione con l’Università di Santa Cruz in California: Argus II Retinal Prothesis System è una protesi retinica che restituisce parzialmente la vista attraverso una microcamera montata su un paio di occhiali, inviando le immagini raccolte ad un dispositivo elettronico impiantato accanto alla retina danneggiata. Un meccanismo questo, simile alla lente bionica, capace però solo di riprodurre luce nel campo visivo del paziente e fornire un grado di visibilità utile a riconoscere  gli oggetti e seguire i movimenti dei soggetti in movimento. Sebbene gli sforzi fatti finora siano già delle conquiste impensabili per chi ha perso la vista, la lente a contatto bionica sembra essere una soluzione più completa e un salto in avanti importante, considerando soprattutto la sua probabile facilità di applicazione e semplicità di struttura. “La possibile applicazione sull’uomo” – continua Siravo – “è ancora lunga, ma è in via di preparazione una proposta per avviare una sperimentazione umana in Italia, da sottoporre al Ministero della Salute”. Una collaborazione con altri istituti potrebbe accorciare nel giro di pochi anni l’iter per la realizzazione di un dispositivo per l’uomo. Al momento, le Università a cui si guarda con più interesse sono la Alma Mater di Bologna e la seconda Università degli Studi di Napoli.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

2 Comments

  1. Walter
    25 maggio 2011

    Se fosse vero sono quaranta anni che noi genitori attendiamo questa notizia per mio figlio.

  2. pasquale
    26 maggio 2011

    sono un diabetico con retinopatiaproliferante .mi sono sottoposto ad operazioni di cataratta ad entrambi gli occhi,attualmente ha un edema maculare ha fatto cinque punture all’occhio destro ma non ha risolto il problema.
    mi ‘ èstato consigliato una vitrectomia sono ipo vedete,ho tre gradi all’occhio sinistro e cinque gradi all’occhio
    destro.cosa consigliate vi sono latre soluzioni. ho 66 anni. grazie

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