Tamara de Lempicka, la Regina del Moderno conquista Roma

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di Maria Rosaria De Simone

E’ sempre un piacere attraversare Piazza Venezia, ammirare l’Altare della Patria e dirigersi verso il Vittoriano, così ben innestato tra i Fori Romani. Un piacere che i Romani non dovrebbero lasciare solo agli stranieri. Ecco, Bisognerebbe guardare Roma con l’occhio del turista e lasciarsi incantare dalle meraviglie che la storia ci ha lasciato. L’occasione buona per uno di questi tour è sicuramente la mostra dedicata a Tamara Lempicka proprio al Vittoriano. Bellissima. Così diversa, alternativa e provocante. Colori definiti, rosso, azzurro, bianco,  il candore dei corpi delle donne dipinte, che fa indugiare lo sguardo tra le rotondità delle forme esposte senza rossori. Una rassegna che fa comprendere tutto il percorso artistico della Lempicka (1898-1980), con 80 pitture, numerosi disegni, fotografie famose e filmati che ce la rappresentano tra gli agi e l’opulenza degli anni tra le due guerre. La mostra ripercorre tutta la vita dell’artista, accostando il suo vissuto personale, i suoi drammi e le sue sconfitte, alla sua malizia, la sua sfrontatezza e la sua vita lussuriosa e al di fuori di ogni regola. Agi, ricchezza, nobiltà, trasgressione caratterizzano il vissuto della Lempicka, che nacque a Varsavia, ma dovette poi rifugiarsi in Russia.  Si innamorò follemente di un giovane avvocato, Tadeusz Lempicki.  Per attirare la sua attenzione si presentò, ad una festa, vestita da contadina con al guinzaglio un’oca. Ed in effetti lo sedusse al punto che lui se la sposò.

Purtroppo il dramma delle vicende politiche, la famosa Rivoluzione di Ottobre in Russia, costrinse Tamara ed il marito  a raggiungere Parigi, dove decise di prendere lezioni di pittura presso famosi artisti e dove, ben presto, decise di dipingere per guadagnarsi da vivere. Nel giro di pochi anni divenne ricca e famosa e i salotti parigini, quelli dell’etile aristocratica ed intellettuale, la accolsero come una regina. Mentre il marito iniziò pian piano ad allontanarsi da lei, la pittrice intrattenne rapporti amorosi anche con donne che dipinse in tutta la loro bellezza e sensualità,  lasciando che le loro nudità coprissero la tela.  Divenne famosa in tutta Europa ed in America e, con il secondo marito, il barone Kuffner, vi si stabilì. Lì viveva come una dea del cinema amata e riverita.  Tra il 1923 ed il 1932 ottenne i migliori successi sia di pubblico che di critica. La sua pittura era considerata moderna ed assolutamente espressiva, aperta verso il nuovo. Nei suoi quadri irrompevano la moda, l’arte e la cultura del suo tempo, rivisitate in chiave assolutamente personale. A partire dagli anni quaranta, iniziò però il suo declino artistico. Erano cambiati i tempi, le condizioni economiche, la guerra portava l’uomo a cercare nuovi valori ed i quadri della pittrice cominciavano ad essere ritenuti troppo artificiosi. In questo periodo la Lempicka iniziò a soffrire di depressione ed iniziò a dedicarsi a soggetti carichi di spiritualità, quali ritratti di santi, di suore e di ambienti  legali al mondo delle case rurali.  Tutto questo percorso di vita e di vicende storiche, nella mostra, viene evidenziato dalle opere. Alla fine del percorso, è molto interessante l’esposizione della corrispondenza che la Lempicka si scambiò con lo scrittore D’Annunzio, che non rimase certo insensibile al suo fascino, ma che lei sfruttò per un certo periodo per riceverne un poco di pubblicità, ma al quale non si concesse mai perché lo riteneva assai poco avvente. La mostra è davvero rappresentativa dell’art deco della pittrice, con quadri che raffigurano il suo amato primo marito, le sue amanti, sua figlia, il mondo dell’aristocrazia francese, quello della ricca borghesia americana, fino a giungere ai ritratti più intimisti. E si può davvero rimanere affascinati dalla rappresentazione del mondo della moda dell’epoca, dei vestiti meravigliosi, che con abili drappeggi, vanno a far risaltare il corpo formoso delle donne.

La mostra sarà aperta al pubblico fino al 3 luglio.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

2 Comments

  1. Grazia
    28 maggio 2011

    …e dopo questo articolo non rimane altro da fare che liberarsi un pomeriggio e andare a vedere la mostra.
    Non c’è scampo,mi è venuta troppa curiosità!!

  2. Rita Stanzione
    30 maggio 2011

    E io non resisto! Non posso resistere a questa tentazione…fino al 3 luglio ce la farò a liberarmi un pomeriggio…magari troverò ispirazione per scrivere, oltre che farmi incantare da tanto talento e tanta sensualità espressi sulle tele. Grazie! Non sai quanto mi piacciono questo evento e il tuo articolo. Sei magistralmente preparata e coinvolgente, Maria Rosaria!

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