Settimana della cultura islamica: il pensiero di Al Ghazali

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di Mariano Colla

 

Nel suggestivo scenario di Monte  Antenne, spicca la sobria architettura  della Moschea di Roma. Nei locali adiacenti, facenti parte del centro islamico, ha avuto luogo la tavola rotonda sul tema  “Al Ghazali: 900 anni dalla morte del grande pensatore dell’Islam”. La conferenza è stata promossa nell’ambito della “Settimana della cultura islamica”, iniziativa  svoltasi  a Roma dal 23 al 31 maggio 2011. Roma Capitale e il Centro Islamico Culturale d’Italia, con il  patrocinio dell’Isesco,  prestigiosa istituzione che riunisce oltre 50 paesi islamici, hanno favorito ed organizzato lo svolgersi dell’evento quale importante momento di incontro e confronto culturale con il mondo islamico. L’iniziativa ha avuto una particolare rilevanza, non solo perché è la prima volta che la città di Roma ospita una manifestazione di tale profilo, ma anche perché essa giunge in un momento in cui i rapporti con la comunità islamica sono enfatizzati dai forti flussi migratori. Un incontro culturale, dunque, stimolo per conoscere la grande civiltà islamica e per approfondire il  dialogo fra popoli e tradizioni religiose diverse. Questa prima edizione ha avuto per “focus” il Mediterraneo, e i Paesi protagonisti sono Marocco, Tunisia e Giordania.

Saperi tradizionali, avanguardie  contemporanee, grafica e calligrafia, cinema e fotografia, musica e letteratura, ma, soprattutto, la spiritualità profonda della cultura islamica, hanno goduto di una adeguata visibilità  a Roma, luogo ideale per un dialogo pacifico fra i popoli. Ritornando alla conferenza su Al Ghazali, quattro esperti, la dott.ssa S. Forni, l’imam Yahya Pallavicini, il dr. Abd Al-Wadoud Gouraud e  l’imam Musa Admani, presentati da Gabriele Tecchiato, hanno tracciato le linee del contesto storico, religioso e culturale in cui ha operato l’intellettuale islamico nato nel 1058 presso Tus, nel Khorasan, da una famiglia di giuristi e di ” sufi “. In sostanza, la conferenza  ha riproposto il difficile rapporto tra religione e filosofia, tra fede e ragione, nella ricerca della “verità”. Rapporto su cui Al Ghazali ha lavorato a lungo nel quadro di una ortodossia religioso-fideistica che si apriva, tuttavia, a visioni non solo mistiche, ma, anzi, valorizzava la ragione, pur nell’ambito di una concezione  trascendente, dove  il legame con Dio è determinate per ogni accesso alla verità stessa. Non è certo l’intento di questa breve nota fornire un quadro esaustivo del pensatore, scrittore, poeta islamico, autore di più di 400 opere, pur tuttavia alcune pietre miliari del suo pensiero hanno ritrovato una adeguata risonanza negli interventi degli oratori.

La domanda è: il contributo di Al Ghazali propone una rilettura  del patrimonio islamico tale da consentire interpretazioni del Corano sensibili al pensiero e alla razionalità umana, oppure  l’esegesi effettuata dal pensatore di Tus conserva la sacralità antica dei testi, limitandone, forse, l’applicabilità  alla società moderna? Che cosa ci giunge, oggi, del suo pensiero? Di fatto Al Ghazali coniuga il pensiero giuridico-teologico dell’Islam con la mistica dell’ortodossia religiosa. Al Ghazali è fautore della rifondazione del pensiero religioso, per cui non vi è mistica senza fede pratica, anche se la fede pratica non può sopravvivere a se stessa senza la ricerca interiore di Dio. “Vado a cercare le fonti della dottrina alla luce di Dio”, scriveva. Al Ghazali, nel libro “Salvezza della perdizione“, descrive il suo itinerario spirituale, un percorso che va da una piena  fiducia  nella capacità dei sensi di fornire gli elementi conoscitivi del nostro sapere, al dubbio che i sensi siano lo strumento corretto per ricercare  una verità indubitabile. Sono temi estremamente attuali anche per l’uomo moderno. L’ analisi del pensatore islamico è critica nei confronti dei teologi  e dei filosofi che, o per una errata interpretazione delle scritture o per l’uso della sola ragione, enunciano verità manchevoli  di certezza. E’ nota, infatti, la sua posizione per avere guidato la dura reazione contro la pretesa dei filosofi, cultori del pensiero greco, in particolare aristotelico, di accedere alla verità. Riconosce invece nella figura dell’imam  quell’infallibilità di cui l’uomo ha bisogno. Egli procede a confutare una ventina di tesi filosofiche incompatibili, ai suoi occhi, con le credenze religiose, tre in particolare : l’ eternità del mondo, la limitazione della conoscenza di Dio agli universali e la negazione della resurrezione dei corpi. Il culmine della relazione tra l’ uomo e Dio é raggiunto nella confidenza in Dio, nell’ annullamento in Lui, dalla cui grazia dipende ogni  buona azione dell’essere umano.

Nonostante la primogenitura divina sui destini del mondo e dell’uomo non può tuttavia essere negato ad Al Ghazali un ruolo significativo nel cercare di coniugare ortodossia religiosa e razionalità umana. In tal senso non poteva mancare un accostamento tra le figure di Al Ghazali e di Tommaso d’Aquino. In qualche modo  Al Ghazali e Tommaso d’Aquino sono stati entrambi pensatori “sintetici”, sistematizzatori del conflitto tra misticismo e razionalità , tuttora formalmente riconosciuti come portatori dell’ortodossia islamica il primo e del pensiero della Chiesa cattolica il secondo. Entrambi hanno sostenuto la necessità di spogliarsi, nello scritto e nell’eloquio, del superfluo, per giungere con maggiore chiarezza alla verità. Entrambi si sono confrontati sul tema dell’eternità del mondo. Tommaso si è spesso ispirato ad Al Ghazali ma bisogna riconoscere nell’aquinate un ruolo più significativo nella  difesa del pensiero filosofico. Tommaso viene spesso citato come il “filosofo cristiano”, grazie  all’ardita e coraggiosa elaborazione, visti i tempi, di una  teologia cristiana in forma di filosofia. Tommaso d’Aquino ha, sostanzialmente, introdotto l’uso della ragione nell’analisi teologica del cristianesimo, in contrasto con la scolastica dei suoi tempi. Ha dato alla filosofia la dignità di scienza, mentre, della filosofia aristotelica Al Ghazali accettava soltanto quanto era attinente alla logica e alla dialettica.

Al Ghazali sosteneva che il Dio dei filosofi  non era il Dio del Corano, che parla, invece, ad ogni uomo. A suo modo di vedere, le verità dell’intelletto umano  raziocinante, senza una guida esterna, non sono compatibili con quelle rivelate all’umanità attraverso i profeti. Sfida che verrà poi raccolta  un secolo più tardi da un altro filosofo,  Ibn Rush (Averroè). L’opera di Al-Ghazali troncava nettamente i tentativi di innestare l’ aristotelismo e, in generale, la filosofia greca e le sue tecniche argomentative, sul terreno dell’ Islam, contrariamente al pensiero di  Al Kindi e Al Faraibi prima, e Avicenna poi, sostenitori  della primogenitura dell’umana ragione che, operando in linea con le regole esposte  nella logica aristotelica, poteva portare al raggiungimento di una verità suscettibile di dimostrazione. Particolare enfasi è stata data al contributo dell’Islam al  “sapere“ umano, contributo di cui l’occidente ne è stato ampiamente beneficiario. L’Islam non ha semplicemente operato come traduttore, come cinghia di trasmissione del patrimonio che l’antichità, l’età classica hanno donato all’uomo, ma, in un contesto di fede monoteista, ne ha approfondito ed elaborato i contenuti,  fornendo all’occidente un capitale culturale di primo livello. Un velo di misticismo ha permeato la conferenza, che, in qualche modo, ha risentito di una certa esaltazione della figura di Al Ghazali e  della valorizzazione, se vogliamo, di una ortodossia che, tuttavia, traccia un solco netto con ogni forma di integralismo e favorisce lo sviluppo del dialogo inter-religioso.

Tra gli sponsor della manifestazione vale la pena citare il CO.RE.IS, organizzazione che  riunisce il maggior numero di cittadini italiani islamici, ormai oltre 50.000 e che, costituitasi nel 1993, dà un volto  e un’ufficialità all’Islam in Italia al riparo da ogni contaminazione ideologica. Essa rappresenta  una testimonianza  e una  informazione sulla civiltà islamica in Italia e in Occidente.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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