Batterio killer, germogli di soia possibile causa. 21 i morti

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di Marco Milano

 

Forse individuata la causa dell’epidemia del batterio Escherichia Coli (Ehec) in Germania, che ha già causato 21 morti. Sarebbero stati dei germogli di soia mangiati crudi. A confermarlo il ministro dell’Agricoltura della Bassa Sassonia, Gert Lindemann (Cdu), durante una conferenza stampa ad Hannover. “Abbiamo identificato un prodotto che è stato fornito in tutte le località in cui si sono verificate vaste infezioni di Ehec“, ha spiegato il ministro. La Coldiretti rende noto che la Commissione europea si riunirà martedì 7 giugno, in via straordinaria per decidere le misure necessaarie per affrontare la crisi nel settore ortofrutticolo in conseguenza della psicosi nei consumi determinata in Europa dall’epidemia di escherichia coli.

Rientrato l’allarme di contagio da E.Coli in Italia. Dall’ospedale di Merano, in Alto Adige, arriva la rassicurazione che non ci sono  conferme di casi da batterio killer nel nostro Paese: “È escluso che il turista tedesco ricoverato a Merano abbia contratto una infezione dal batterio E.coli. Il paziente ha un’infezione intestinale di altro tipo”. Non sembra legato alla diffusione del batterio anche il decesso della donna 62enne a Firenze, poco dopo averle diagnosticato una gastroenterite. Gli effetti dell’epidemia si registrano però a livello di consumi: gli atteggiamenti di prudenza fanno registrare un calo di consumi di frutta e verdura, secondo la Coldiretti sono stimabili in circa 25milioni di euro le probabili perdite subite dal mercato italiano del settore ortofrutticolo. La situazione di incertezza, anche a livello mediatico, non fa che appesantire il disagio. Ne è convinto Luca Zaia,  presidente della Regione Veneto “Quando c’é la psicosi la gente si rifiuta di consumare. E’ stata data tutta la colpa al cetriolo che però non c’entra nulla”.

Intanto, il Ministro della Salute Ferruccio Fazio ha richiesto espressamente alla Germania una serie di indagini mirate sulle forme di confezionamento, spiegando che “La modalità di diffusione del batterio sembrerebbe più trasversale, piuttosto che riferita a un singolo alimento. Se prima o poi ci sarà un italiano che è stato nella zona di Amburgo e che ha avuto la malattia non ci dovremo stupire; perché la malattia è circoscritta a una zona, come già avvenuto con altre patologie in passato”.

Tuttavia Fazio si è espresso circa la bassa probabilità di diffusione in Italia: “I nostri cibi e le nostre verdure sono assolutamente sicure, bisogna però lavarle sempre. Comunque non abbiamo problemi, la nostra sanità è sotto controllo, e le nostre strutture sono allertate”.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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