Ecomafie, un affare da 20 miliardi di euro

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di Valentino Salvatore

 

Una lingua d’asfalto intasata da più di ottantamila tir. Lunga ben 1.117 chilometri, come l’autostrada MilanoReggio Calabria. Con questa immagine desolante il recente rapporto di Legambiente vuole far rendere l’idea del gigantesco business illegale che tuttora ruota in Italia, attorno alla criminalità ambientale. Anzi, è solo la punta dell’iceberg, visto che i due milioni di tonnellate che questa interminabile autocolonna trasporterebbe sono solo parte di quelli sequestrati nelle inchieste per traffico illegale di rifiuti nel 2010.  E’ ciò che emerge dal rapporto Ecomafia 2011. Le storie e i numeri della criminalità ambientale, pubblicato da Legambiente e presentato a Roma presso la sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL). Per questa diciottesima edizione, ance un messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che riconosce l’utilità di questo «prezioso strumento per la conoscenza delle più pericolose forme di aggressione dei beni paesaggistici e ambientali» e «la individuazione dei mezzi più incisivi per prevenirle e reprimerle».

Numerosissime le persone coinvolte in questi crimini. Sono infatti circa 290 i gruppi malavitosi che lucrano sull’ecomafia, sempre in aumento rispetto all’anno precedente, con un giro d’affari raggiunge il picco dei 19,3 miliardi di euro. I reati contestati ormai ammontano a più di 30mila, crescendo del 7,8% rispetto al 2009. Si va dall’abusivismo nell’edilizia, alle discariche illegali e al traffico di rifiuti, ma anche crimini contro la fauna e nella filiera agroalimentare, senza dimenticare gli incendi dolosi. Un fenomeno complesso che non solo vede giri illeciti e danni all’erario, ma comporta anche pesanti conseguenze sulle risorse naturali e finisce per drogare il circuito economico. In Italia, la situazione varia da regione a regione. La Campania detiene ancora il triste primato, con 3.849 reati ovvero il 12,5% di quelli riscontrati. E’ la regione più devastata da reati ambientali e abusi edilizi. Seguono poi le aree fortemente colpite dalla criminalità organizzata, cioé nell’ordine Calabria, Sicilia e Puglia. Dove si concentra il 45% dei reati ambientali scoperti della forze dell’ordine. Il dato in questo caso è in calo, ma ciò è solo segno di uno spostamento dei reati in altre regioni. Cosa che fa sospettare di un interesse dei clan anche fuori dai confini tradizionali. Le cosche ormai puntano ad aree ricche come la Lombardia, dove infatti questi reati stanno crescendo. Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio Ambiente e Legalità, usa emblematicamente termini come «virus» e «contagio» per descrivere questa preoccupante mobilità malavitosa. Un virus «che ha un sistema genetico locale e una straordinaria capacità di connessione su scala globale», che può nascere ad esempio nel casertano e svilupparsi a
Milano, «entrare in simbiosi con altre cellule in altre città europee», «saldare il suo DNA con ceppi lontani».

Ma l’ecomafia si fa sempre più pervasiva anche per la capacità di penetrare nel sistema economico e di coinvolgere schiere di insospettabili colletti bianchi. Come fa notare Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, la malavita si avvantaggia anche della crisi economica, che mette le imprese alle strette. Tanto è stato fatto, soprattutto con le instancabili inchieste delle forze dell’ordine, ma si attende ancora impianto legislativo più adeguato ad affrontare la sfida. Ad esempio, gli ambientalisti lamentano il mancato recepimento della direttiva UE per inserire questi reati specifici nel Codice Penale. In aumento anche i casi dell’unico ‘delitto ambientale’ riconosciuto, il traffico di sostanze velenose e tossiche. Si interviene pure contro il business del cemento, con la denuncia di almeno 9mila persone. La regione più coinvolta è in questo caso la Calabria, seguono Campania e Lazio. Secondo il Centro di Ricerche Economiche Sociali di Mercato per l’Edilizia e il Territorio (CRESME), anche l’abusivismo è endemico, con 26.500 casi tra cui 18.000 nuovi fabbricati abusivi, modifiche di destinazioni d’uso e ampliamenti non ammessi. Con grave rischio idrogeologico, soprattutto in regioni come la Calabria e la Campania, dove si contano numerose vittime per frane e alluvioni. L’Italia è ancora un paese dilaniato anche dall’edilizia abusiva. Il rapporto stima infatti di ben 26.500 immobili non in regola, che occupano una superficie di 540 ettari. In crescita sensibile i reati faunistici, con 5.835 casi e un giro d’affari di circa 3 miliardi nel 2010. Incide molto in questo settore l’aumento delle importazioni di prodotti orientali, soprattutto cinesi.

Consistenti anche gli interventi contro le frodi alimentari, con più di 4mila infrazioni sventate. In totale, sono state sequestrate merci per il valore di almeno 750 milioni di euro, specie negli allevamenti e nella ristorazione. Sotto sequestro circa 1.300 aziende, per un fatturato di 7,5 miliardi. Il traffico illegale di rifiuti è diffuso in tutto il Paese e anzi coinvolge anche l’estero. Diversi i casi in cui, infatti, si è scoperto l’invio di immondizia in nazioni come Cina, Nigeria, Congo, Pakistan, Malesia direttamente da porti quali Napoli, Genova, Cagliari, Gioia Tauro e Venezia. Sequestrate prima di partire per destinazioni esotiche circa 11.400 tonnellate di rifiuti speciali da questi porti, il 54% in più del 2009. Non va dimenticato che il rapporto menziona anche i reati contro il patrimonio culturale, come il furto di opere d’arte. Il valore degli oggetti recuperati arriva a circa 216 milioni di euro, calano i furti ma schizza il numero di oggetti trafugati (da 13mila a 20mila circa). Si segnala inoltre la crescita dei furti di beni archivistici e testi storici o moderni, sottratti a biblioteche, istituti ed altri enti. Ma aumentano anche le denunce, da 3mila a 11mila, e gli oggetti recuperati, più di 84mila. E’ un sistema complesso quello del business criminale in campo ambientale. Proprio di ‘sistema criminale’ parla infatti il giudice Roberto Scarpinato, per descrivere le ecomafie nell’era della globalizzazione finanziaria. Sono veri e propri network che grazie ai colletti bianchi mettono in connessione malavitosi, furbi imprenditori, professionisti apparentemente rispettabili, politici intrallazzatori. E’ così che il virus dell’ecomafia muta forma, prospera e colpisce indisturbato.

 

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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