Omicidio De Mauro: Riina assolto

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Il boss mafioso Totò Riina, accusato per il sequestro e l’omicidio del giornalista Mauro De Mauro, avvenuto il 16 settembre 1970, è stato assolto per insufficienza di prove dalla Corte di Assise di Palermo. Respinta la richiesta di ergastolo fatta dal Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, assolto con l’art. 530, comma 2, cioè con formula dubitativa. La figlia del giornalista, Franca, presente durante la lettura della sentenza, si è mostrata stupita: “Sono molto turbata perché dopo 40 anni non abbiamo ancora una risposta su quanto successe quel giorno, adesso aspetteremo altri 90 giorni per capire. Leggeremo le motivazioni della sentenza”.

L’avvocato Francesco Crescimanno, che con il figlio Giuseppe rappresenta i familiari del giornalista de ‘L’Ora‘ ha dichiarato: “Non bastano 41 anni per fare emergere la verità è significativo che si siano ritenute false una serie di testimonianze, molte delle quali, cominciando da Bruno Contrada e proseguendo con alcuni giornalisti hanno manifestato chiare reticenze. Non sono dovute a vuoti di memoria o incompletezza dei ricordi ma una strategia di fumogeni. In questa vicenda, per un modo o per un altro, non si deve arrivare alla verità. In aula sono stati portati faldoni di carte ma all’interno dei quali non c’era un solo documento che riguardasse De Mauro, il che è assolutamente incredibile”.

Per Luca Cianferoni, avvocato di Riina insieme a Giovanni Anania, intervistato da Adnkronos, si tratta di “una pagina storica. È una pagina importante perchè lo Stato ha saputo dire no alla normalizzazione voluta da forze oscure che per decenni hanno impedito alla verità di emergere su fatti che hanno segnato la storia del Paese“.

DEPISTAGGI E MISTERI Il giornalista Mauro De Mauro il 16 settembre del 1970, usciva dalla sede della redazione de L’Ora di Palermo per fare ritorno a casa, ma di lui si perderà ogni traccia.  Molti i sospetti di depistaggi. Durante la requisitoria, Antonio Ingroia,  ha dichiarato che l’omicidio non è stato compiuto: “Solo nell’interesse di Cosa nostra e non credo siano una coincidenza i depistaggi e le deviazioni sul caso De Mauro“. In particolare il riferimento è al caso De Mattei, Presidente dell’Eni e al fallito golpe Borghese del 1970. Il giornalista prima di essere ucciso stava lavorando proprio su questo caso, De Mattei viaggiava su un aereo mentre tornava a Milano da Catania la sera del 26 ottobre del 1962, incidente che, secondo i collaboratori di giustizia, si rivelò frutto di un sabotaggio di Cosa nostra e potentati economici per favorire le major americane del petrolio. Evidentemente il lavoro di De Mauro sul caso stava rischiando di svelare alcuni retroscena. Per il golpe Borghese, è stato grazie alla collaborazione di Francesco Di Carlo, boss di Altofonte,  alleato dei corleonesi, che è emersa la relazione tra il golpe e l’omicidio De Mauro. Il giornalista, a detta di Di Carlo, era venuto a conoscenza del golpe che il principe Junio Valerio Borghese, ex generale repubblichino della X Mas, stava organizzando con l’appoggio di Cosa nostra e di importanti settori del mondo politico-economico. De Mauro, che in gioventù aveva simpatizzato per quegli ambienti ed era stato volontario nella X Mas, ottenne importanti informazioni scottanti. Altra sua fonte fu Emanuele D’Agostino, un boss di Cosa nostra che frequentava il Circolo della Stampa di Palermo, il quale però mise in allarme la Cupola. Per timore che le rivelazioni del giornalista potessero far saltare in aria i loro piani, si tenne un incontro, a detta di Di Carlo, tra Cosa nostra e il Principe Borghese con Vito Miceli, che di lì a poco sarebbe diventato il capo del Sid, e con un altro militare dei Servizi, Gianadelio Maletti. Così sarebbe deciso di mettere a tacere per sempre De Mauro.

 

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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