Grecia vicina al baratro. Ue: “Non abbiamo piani B”

Nonostante le trattative in corso tra rappresentanti europei e del Fondo Monetario Internazionale (FMI) riguardo un piano quinquennale di misure di bilancio contenitive volte a ridurre il deficit greco (in cambio del prestito di 110 milioni di euro già ottenuto dai propri partner europei e dal FMI, la Grecia interverrà con tagli alle spese a nuove tasse per circa 28 miliardi di euro, oltre a mettere finalmente in pratica un ambizioso e a lungo ritardato piano di privatizzazione da 50 milioni di euro) la crisi politica interna sta ritardando e aggravando la situazione. Tra gli effetti più temuti un tasso da usura sui bond a scadenza biennale pari al 24% e il declassamento dei titoli di credito greci a poco più che carta straccia da parte dell’agenzia di rating Moody’s stante l’elevata probabilità di default (50%) del sistema economico finanziario ellenico nei prossimi 5 anni e che potrebbe avere effetti a cascata su paesi già indebitati, come Irlanda e  Portogallo, parte del cui credito è in titoli greci. In queste ore Standard and Poor’s ha annunciato di aver tagliato il rating sovrano a lungo termine della Grecia di tre scalini, portandolo da ‘B’ a ‘Ccc’, otto scalini al di sotto della prima soglia per i titoli ‘spazzatura’ (‘Bb+’). Il rating sovrano a breve è stato confermato a ‘C’ e tutti i rating sono stati tolti dal ‘creditwatch’ ed è probabile un altro taglio nel giro dei prossimi 12-18 mesi. Gli aiuti alla Grecia dovranno venire, almeno in parte, da un ulteriore impegno da parte dei contribuenti dei paesi europei economicamente più solidi, ma nell’incontro tenutosi recentemente a Vienna, i rappresentanti del Ministero delle Finanze tedesco non hanno evitato di fare appello alla disponibilità da parte dei possessori dei titoli di stato greci ad accettare un rimborso dei titoli a più lungo termine (la cosiddetta “rimodulazione del debito”).

«Non abbiamo piani B». Così si espresso il portavoce del commissario europeo per gli Affari economici Olli Rehn, interrogato da un giornalista in merito al mancato accordo interno sull’operazione di salvataggio proposta.  «È chiaro che abbiamo bisogno di un’approvazione da parte del Parlamento greco da oggi alla fine del mese. Serve forgiare l’unità nazionale per avere un accordo sugli obiettivi e sulle grandi linee politiche del programma (di austerity). Tutti i programmi sono dinamici. Ma il commissario ha già più volte detto che se i programmi è stato possibile metterli in atto in Irlanda e Portogallo, si chiede perchè non sia possibile farlo in Grecia, dove la situazione è molto più difficile».

George Papandreou ha dichiarato di essere pronto alle dimissioni se necessarie a ritrovare l’unità nazionale indispensabile per far approvare al parlamento il piano d’austerità richiesto da Ue e FMI. Gli aiuti di Ue e Fmi sono necessari per far uscire la Grecia dalla grave crisi in cui si trova. L’Italia deve puntare al pareggio di bilancio entro il 2014. La BCE  rende noto nell’ultimo bollettino ufficiale che «in molti casi i piani non sono del tutto convincenti», anche perchè «l’evoluzione del risanamento presentata nella maggior parte dei programmi non trova sufficiente riscontro in misure concrete, soprattutto dopo il 2011». La BCE ha fatto sapere che la caduta di Atene «ha il potenziale per creare effetti di contagio».