Ecologia del vivere: la qualità ha il suo prezzo.

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Di Stefania Taruffi

Il mondo è invaso di prodotti a basso costo e quindi di qualità molto bassa, per venire incontro alle esigenze di un mercato con un potere d’acquisto molto ridotto grazie alla crisi, ma anche composto di una media di persone che si ‘accontenta’ di merce mediocre. E purtroppo, non solo di oggetti! La maggior parte si accontenta della mediocrità in tutti i settori della propria vita: negli affetti, nelle relazioni, nel lavoro, nel cibo, nei materiali. Il concetto di qualità non è più un valore, e nessuno vuole più investirci nulla. Si va piuttosto sulla quantità, poiché c’è anche una vasta offerta di ogni cosa e non si vuole più rinunciare a nulla. La qualità però ha il suo valore di unicità, di gradevolezza, di sicurezza, di autenticità e quei pochi che ancora investono in qualità lo sanno bene. E non ci rinunciano. E’ una nicchia di mercato quella della qualità e chi la offre, può chiedere un prezzo alto, anche in senso lato: chi sa vivere in profondità, chi ama con tutto se stesso e in amore e in amicizia si circonda solo di persone autentiche, mettendosi in gioco con generosità, può pretendere accanto a sé una persona affine, che apprezzi e ricambi. Chi cerca la frutta dal contadino e va comprare le uova in campagna, risparmia e riceve in cambio il sapore autentico che fa rinascere il gusto. Deve solo saper cercare, impegnarsi nella ricerca della terra e del contadino. Chi compra un abito e guarda sempre l’etichetta, rifiutando i tessuti sintetici e cercando solo quelli naturali, anche pregiati, che soddisfano non solo la gradevolezza al tatto, ma sono anche più igienici e sicuri, spende volentieri un po’ di più e possiede meno capi, ma tutti di grande qualità.

Sono ormai pochi i negozi che offrono capi artigianali di qualità, come sono poche le persone che della qualità ne fanno uno stile di vita. Cercarle e trovarle nelle nicchie della società è diventato per me un piacevole diversivo da anni. A dire il vero ho girato in lungo e in largo l’Italia trovandone pochissimi, sempre meno nel tempo. Una razza in via d’estinzione la loro. E quando le trovo, mi si riempie il cuore di gioia. In genere sono dei veri e propri esempi di “creativi culturali” che, spinti da una forte carica interiore di cambiamento, ispirati dalla bellezza e dalla qualità in ogni senso, lasciano la strada sicura su cui sono e seguono un sogno. E siccome i sogni hanno la grande capacità di diventare realtà, loro ci riescono.

Abito Hawaii

Questa volta ho incontrato Anna Manco, 33 anni, napoletana. La sua storia ve la racconto con piacere, perché è proprio un esempio di “ricerca della qualità”. Da quando è nata, sino ai 16-18 anni, ha passato la maggior parte del tempo da sua nonna, che faceva la sarta e lì ha cominciato ad avere una grande passione per il disegno di modelli. La nonna disegnava i cartamodelli sulla carta della pasticceria o del pane, a suo modo una pioniera del riciclo! Poi il suo percorso di studio l’ha allontanata da quel mondo e ha lavorato come responsabile della sicurezza presso una società di consulenza. A dicembre dello scorso anno ha deciso di mollare tutto per dare spazio alla sua creatività, repressa per tanti anni e ha creato la sua prima collezione di abiti in tessuto naturale, prodotto in Italia, dedicata ai bambini dai 0 ai 5 anni, immaginando che le mamme fossero molto sensibili alla qualità. I bambini non hanno la possibilità di scegliere come vestire e se un adulto non sopporta l’acrilico e il poliestere sulla pelle, possiamo immaginare cosa provino i bambini, con la loro pelle così sensibile.  L’artigianalità richiede competenza e i tempi di lavorazione sono molto diversi rispetto a un abito prodotto in fabbrica, per non parlare dei costi. Qualcuno le ha anche suggerito di rivolgersi alle fabbriche gestite dai cinesi per produrre a costi bassissimi,  ma Anna ha preferito andare incontro alla difficoltà di trovare acquirenti o intermediari e guadagnarci meno, piuttosto che fare una produzione in serie. “Voglio che i miei vestiti mantengano una energia positiva e questo è possibile solo se le persone che li confezionano sono serene”. Anna ritiene che sia importante la qualità del tessuto che “deve essere naturale, per questo mi baso molto sulla percezione tattile per sentire quanto il tessuto che scelgo, è accolto dalla mia pelle (ci sono abiti che riportano la scritta cotone 100% ma che in realtà indossarli è una tortura). I primi tessuti li ho presi da una persona molto conosciuta nell’ambiente moda e speravo che la sua esperienza potesse garantirmi qualità invece…Il modo migliore che si ha per capire se un tessuto è naturale o sintetico è bruciarlo (l’ho imparato alla scuola di taglio e cucito che sto frequentando), in quel caso ho scoperto che alcuni tessuti che mi aveva venduto erano in poliestere, per cui li ho messi da parte e mi sono cercata un altro fornitore”.

Molti fornitori hanno cercato di convincere Anna che la sua idea era poco vincente e ancor meno condivisa dal grande mercato, anche quello di grandi della moda. Ma lei è andata avanti, convinta delle proprie ragioni: “La mia idea è quella di realizzare capi unici e allegri, nei colori e nelle forme” aggiunge Anna, “niente orsacchiotti o elefantini ma tessuti per adulti addolciti da nuove forme, abiti che rispecchiano l’animo del bambino, che deve rimanere tale” .

Anche la scelta dei bottoni non è casuale nei suoi capi. “La prima volta che ho chiesto dei bottoni per bambini mi hanno dato della plastica leggera colorata a forma di animali, una cosa terribile , per cui ho iniziato a chiedere accessori per adulti. Sembra che per i bambini si facciano solo cose “giocattolose” ma che di speciale, come i giocattoli, hanno solo la plastica. Ho scelto per questo di usare solo la madreperla: è così raffinato questo tipo di bottone che si sposa benissimo con le nostre creazioni; l’unica alternativa alla madreperla che mi concedo sono dei vecchi bottoni colorati di mia nonna che ho deciso di rimettere in gioco dopo 20 anni”.

Il mercato è vario e Anna ha avuto molti riscontri positivi da parte di gente esperta: l’espressione ricorrente è “sono proprio diversi da quello che si vede in giro”, “non ho mai visto vestiti per bambini così rifiniti e di qualità”. Tuttavia ci sono stati anche riscontri negativi. Mi racconta: “Proprio qualche giorno fa mi sono imbattuta in due giovani imprenditrici proprietarie di un negozio per bimbi che vendevano solo marche molto note. Quando ho fatto loro notare che erano abiti carini, ma in poliestere 100%, hanno affermato:Sì ma la gente guarda raramente le etichette della composizione’”. È vero! Ed è triste trovare persone così giovani e già così inserite in un sistema viziato e che promuovono solo l’interesse personale di guadagno, piuttosto che la qualità. Ed ancora più deprimente constatare che la gente compra ad occhi chiusi,  totalmente indifferente al valore di ciò che sta per acquistare. Non indica un grande amor proprio.

Anna non si è fatta scoraggiare, è giovane e continuerà per la sua strada che sa di buono, di salutare, di autentico. Si diverte, fa il lavoro che le piace, ha dei forti valori e nei suoi capi mette la sua anima rispettosa dell’ambiente e delle persone. Sul fiocco celeste di cotone stilizzato c’è scritto “Fatto a mano”. Una frase che racchiude impegno, creatività pura, lavoro, ricerca, elaborazione, cura e amore. Un prodotto di nicchia che sopravvive al mondo di plastica in cui viviamo.

Anna e la sua amica Rossella stanno cercando una boutique che creda veramente in loro. La troveranno, perché loro credono in se stesse.

Per info: http://www.annaemmehm.altervista.org/

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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