Il suolo pubblico va vissuto con discrezione e in maniera eco-compatibile: il caso del Kura Kura di Roma

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Di Stefania Taruffi

Torna d’attualità in questi giorni il tema molto controverso dell’utilizzo del suolo pubblico per manifestazioni, intrattenimenti, spettacoli, eventi culturali e l’allestimento di locali sul suolo comunale. La stampa, infatti, si è fatta portavoce delle proteste del Pd e delle Accademie europee di Belgio, Danimarca, Romania, Gran Bretagna e Olanda, preoccupate della tranquillità e del sonno dei loro artisti e studiosi, ospiti a Roma in prossimità del locale Kura Kura, che sta per essere riallestito nel quartiere Parioli, di fronte alla Galleria d’Arte Moderna. Anche quest’estate il locale dovrebbe occupare, per il secondo anno, l’area comunale in cima alla scalinata intitolata a Bruno Zevi.  Ma intenso è in questi giorni il boicottaggio alla sua apertura. A lamentarsi anche gli ambientalisti, ma soprattutto politici, privati, o gruppi d’interesse, che si accaniscono contro chi tenta di valorizzare il suolo pubblico, facendo peraltro un favore alla comunità.
A onor del vero, occorre fare delle distinzioni e delle doverose precisazioni. Non dobbiamo dimenticare che da sempre i meravigliosi scenari della Roma antica, delle sue bellissime piazze, i monumenti, gli edifici storici del Comune di Roma, sono stati scelti da organizzatori privati o pubblici, come scenario per manifestazioni di vario genere. Molti di noi hanno trascorso serate incantate alle Terme di Caracalla, tra gli elefanti dell’opera di Verdi, partecipato a letture di libri nell’antichissima piazza all’interno del Foro Romano, assistito a concerti nelle piazze storiche della capitale. In tal modo i cittadini possono entrare in una speciale intimità con luoghi normalmente chiusi al pubblico, soprattutto la sera, oppure, come spesso accade, completamente abbandonati al degrado, come appunto la piazza di Valle Giulia, incriminata in questi giorni.
Non possiamo non guardare in faccia la nostra realtà romana. Il Comune non ha abbastanza fondi per pulire, tutelare e valorizzare il suolo pubblico e sempre più spesso questo diventa la dimora di senzatetto e terreno fertile per lo spaccio di sostanze stupefacenti e per la prostituzione. Basterebbe farsi un giro nella meravigliosa Villa Aldobrandini di notte. Ormai molti vagabondi l’hanno adottata come dimora di lusso e il parco è abbandonato. Mi è piaciuto molto al contrario, vederla una sera di maggio, ripulita e allestita per l’inaugurazione del Festival del Lusso Essenziale. E questo vale per tanti altri luoghi pubblici, tra i quali la scalinata di Valle Giulia, dove normalmente di notte è attivo un giro di malavita legato alla prostituzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Questi spazi dunque, non solo non sono vissuti, curati e valorizzati, ma spesso vengono evitati dai cittadini, perché luoghi pericolosi. Allora viene da riflettere su tanta polemica da parte delle Accademie straniere e di alcuni gruppi politici sul problema. E, soprattutto, occorre fare delle doverose precisazioni.
Intervistando Davide Maria Bornigia, uno dei soci dell’Etruria Tourist srl, società titolare del Kura Kura di Valle Giulia, è emerso quanto non viene scritto in questi giorni,  ma che è evidente e pone l’accento sulla presenza di un progetto che va ben oltre l’interesse privato, giustamente presente nel caso di forti investimenti. Non solo la società  ha ottenuto tutte le autorizzazioni rilasciate da Comune di Roma, ma ha contribuito a  valorizzare il suolo pubblico, allestendo un locale notturno di gran classe, discreto ed elegante, soffuso e gradevole. In questo modo non solo si preoccupa di bonificare, pulire e valorizzare quella piazza abbandonata e malfamata, ma ha anche stipulato una polizza assicurativa con la quale,  a fine manifestazione, s’impegna al rifacimento dell’area, con il patrocinio della Sovraintendenza alle Belle Arti. Il locale lo scorso anno si è impegnato a chiudere alle due e a rispettare i parametri acustici imposti ai locali all’aperto, cosa che molti altri locali romani non fanno. La mancanza di esposti a suo carico inoltre, comprova il rispetto di tali normative. I materiali dell’allestimento sono tutti  eco-compatibili e i romani possono godere di un angolo meraviglioso della loro città, nei momenti serali.
Il discorso cambia invece per il nuovo progetto operativo dall’1 giugno all’11 luglio nel cuore verde di Roma, l’ovale di Piazza di Siena a Villa Borghese,  in occasione dei Mondiali di calcio in Sud Africa. In uno dei pochi polmoni verdi di Roma, verrà allestito il “Fifa fan Festival” che prevede l’allestimento di un mega villaggio con una tribuna per 4000 persone, un maxischermo per 16.000 spettatori, stand per il merchandising, un’area vip, un ristorante. Forse su questo progetto ci sarebbe molto più da protestare. Una tale affluenza di persone in un parco, normalmente destinato al riposo e al passeggio, o al massimo a circoscritti storici eventi equestri, molto più in linea con l’anima del luogo,  potrebbe danneggiare seriamente la flora e la tranquillità del polmone verde, che in tal modo verrà consegnato ai tifosi di calcio, che di certo non godono di grande fama!
Prima di accanirsi contro la riapertura di un locale come il Kura Kura dunque, che oltretutto dà anche da mangiare a numerose famiglie  e con discrezione intrattiene i romani, bisognerebbe innanzitutto cominciare a bloccare o limitare  tutti quei locali romani che da anni oltraggiano la quiete pubblica con arroganza, sotto la protezione delle istituzioni e che, nonostante i numerosi esposti e le denuncie dei cittadini, continuano indisturbati ad esistere.

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

One Comment

  1. roberto
    31 maggio 2010

    che merde sono invidiose di chi usufruisce di un bene di proprietà di tutti noi! Sono straniere se ne stessero a casa loro! che dobbiamo fare noi????

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