I pinguini di Mr. Popper riscoprono l’amore familiare

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di Paolo Cappelli

Dopo aver interpretato in ben due film il personaggio di Ace Ventura, goffo e bizzarro investigatore privato specializzato nel ritrovamento di animali rapiti, Jim Carey prova nuovamente a cavalcare il filone del binomio uomo-animale, un binomio che, grazie alla sua versatilità, ha dato sempre ottimi risultati al botteghino.

In questa nuova avventura veste i panni di un immobiliarista newyorchese di successo, Tommy Popper, separato, ma in buoni rapporti con la moglie Amanda, interpretata da Carla Gugino (Sfida senza regole, American Gangster), e con i due figli. Considerato un fuoriclasse quando si tratta di compravendite, Popper (così lo chiamano tutti nel film, persino i figli) riceve dai tre anziani vertici della società per cui lavora la proposta che vale una vita di sacrifici: unirsi a loro come quarto socio. C’è, però, una condizione: la poltrona sarà sua solo se riuscirà a far firmare all’ostica signora Van Gundy, impersonata da Angela Lansbury (La Signora in giallo) l’atto di vendita una proprietà sulla quale l’impresa di immobiliaristi ha messo gli occhi per una grossa speculazione.

In un quadro quasi perfetto, però, succede qualcosa che cambierà profondamente la vita di Popper e di tutti quelli che gli stanno intorno. Il padre del protagonista, un avventuriero che ha scelto di vivere lontano dalla famiglia e toccare ogni angolo conosciuto (e sconosciuto) del mondo con la barca della quale è capitano, muore inaspettatamente in Antartide. La sua eredità, quanto mai inattesa, è una grossa cassa di legno che Popper trova di fronte alla porta di casa proprio mentre sta per iniziare la giornata in cui incontrerà la signora Van Gundy. Dopo aver aperto la cassa, Popper capisce ben presto che quello che estrae è un pinguino vivo, in carne, ossa e piume. Tenta allora di restituirlo, ma l’unica cosa che ottiene è una seconda cassa con altri cinque pinguini che iniziano subito a colonizzare l’appartamento. E’ l’inizio di una spirale di eventi che porterà Popper a trasformare la propria casa in un “pinguinario” e a combattere contro il destino, impersonato dal frustrato vicino di casa ficcanaso Kent (David Krumholtz, Numb3rs), una vera spina nel fianco di Popper. Dopo avere perso una guerra all’ultima offerta per accaparrarsi l’appartamento soleggiato di Popper, Kent non perde di vista il vicino di casa, nella speranza di scoprire qualche infrazione al regolamento di condominio, come ad esempio la proibizione di tenere animali in casa. Clark Gregg, invece, (Iron Man, Thor) interpreta Nat Jones, responsabile della ‘Divisione uccelli non volanti’ dello zoo di New York. Animato da quelli che sembrano sentimenti di compassione per dei pinguini costretti a vivere in un ambiente inadatto, tradirà i sentimenti di Popper.

La sceneggiatura è tratta dal romanzo Mr. Popper’s Penguins, scritto dai coniugi Richard e Florence Atwater e originariamente pubblicato nel 1938. Il libro narra la storia divertente, ma anche commovente, ambientata in una piccola città, di un modesto imbianchino e della sua famiglia che ereditano dodici pinguini. Mr. Popper’s Penguins, che nel 1939 ha vinto la prestigiosa Newbery Medal (importante riconoscimento intitolato al libraio John Newbery e concesso dall’Associazione per i servizi letterari all’infanzia, costola dell’American Library Association, ndr), è considerato un classico della letteratura americana per ragazzi e fa parte delle letture normalmente affrontate nelle scuole primarie.

Pare che gli attori si siano trovati a proprio agio a lavorare con i pinguini, anche se in alcuni di loro l’idea di trovarsi a contatto con animali vivi ha generato una certa apprensione, almeno all’inizio. I pinguini di Mr. Popper, afferma Jim Carrey, “è un film che si distingue ed è diverso da qualunque altro, e mi permette di essere me stesso, un po’ pazzo, irrequieto e divertente”. E in effetti il film ha riavvicinato Carrey allo stile brillante e ai personaggi che lo hanno portato alla celebrità internazionale. “Alcuni sono restii a lavorare con bambini e animali, temendo di essere oscurati dalla loro presenza. Ma io adoro catturare la scintilla d’innocenza che illumina lo schermo e chi meglio degli animali (i pinguini, nel nostro caso) e dei bambini può far brillare quella scintilla?”, ha aggiunto.

I pinguini sono stupendi, mi hanno fatto letteralmente impazzire – ha continuato Carrey – sono creature incredibili. Pochi animali ispirano un senso di amore altrettanto forte e riescono a toccare le nostre corde emotive. È veramente difficile essere tristi pensando a un pinguino e questa è una delle ragioni per cui ho voluto accettare di interpretare la sceneggiatura. I pinguini sono come dei cuccioli, moltiplicato per dieci!”.

In un’altra intervista, Angela Lansbury, che non accetta facilmente ruoli brillanti, ha affermato di aver accettato il ruolo per una duplice motivazione: “Mi interessava partecipare al film perché sono una grande ammiratrice di Jim Carrey e poi perché sapevo che la storia è conosciuta dal pubblico grazie a un ottimo libro per l’infanzia. Mi piace sempre fare cose che possano piacere ai bambini”.

E infatti i veri protagonisti sono piuttosto i sei pinguini, che non è stato affatto semplice trovare. I realizzatori si sono rivolti alla Birds & Animals Unlimited, la principale società di addestramento di animali di Hollywood, e questa ha a sua volta interpellato Scott Drieschman, autorevole esperto di uccelli. Avendo lavorato con i pinguini fin dal 1972, prima a Sea World e poi come consulente di zoo, acquari e parchi acquatici in tutto il mondo, Drieschman ha avviato il “casting” di Capitano, Amoroso, Mordicchia, Tontino, Puzzoso e Urlacchia (così chiamati per i rispettivi tratti distintivi). “Esistono diciassette specie di pinguini” – spiega Drieschman – i Gentoo rappresentano la terza maggiore famiglia di pinguini e vivono nella regione subartica e nelle isole Falkland”. In realtà, la sfida per la produzione è stata quella di ricreare un ambiente adatto ai pinguini, che altrimenti avrebbero sofferto le temperature “umane”. Nel teatro di posa all’interno degli Steiner Studios, è stato installato un enorme impianto di aria condizionata, in modo da mantenere la temperatura fra i 2 e i 4,5 gradi quando i pinguini erano in scena. Anche Drieschman si è trasferito, alloggiando in un caravan accanto all’habitat dei pinguini, in modo da assicurare agli uccelli un’assistenza costante, 24 ore al giorno, 7 giorni a settimana: “Gli animali prima di tutto, senza ombra di dubbio”.

Quando i pinguini sono arrivati a Brooklyn alla fine di agosto del 2010, gli addestratori hanno dovuto affrontare un compito difficile, come ricorda il responsabile degli addestratori Larry Madrid, che lavora con gli animali da trent’anni: “La prima parte dell’addestramento è consistita nel conoscerli e farli tranquillizzare, fino a riuscire a dar loro da mangiare. Dopo è iniziato il processo di addestramento, focalizzato sul riconoscimento di alcuni indicatori e di determinati luoghi. Il trucco era farli stare calmi e di dare loro degli spazi dove andare per sentirsi al sicuro”.

Per una scena in cui Mr. Popper fa sedere i pinguini a tavola, la produzione ha apparecchiato tenendo coperto il cibo finché le macchine da presa non sono entrate in funzione. Con Mr. Popper a capotavola e i pinguini sulle sedie, l’idea era scoprirlo non appena il regista avesse detto “azione”. A quel punto, i pinguini avrebbero mangiato le sardine nei propri piatti insieme a Popper, come in una cena in famiglia.

Appena abbiamo scoperto il cibo – ricorda invece il produttore John Davis – i pinguini sono subito saltati sul tavolo, avventandosi gli uni sul cibo degli altri e scatenando un vero putiferio. La cosa fantastica è stata che Jim (Carey, ndr) non si è scomposto minimamente. Ha continuato a mangiare in modo composto, mentre intorno a lui c’era un vero e proprio finimondo”.

Ma I pinguini di Mr. Popper non è solo un film per bambini. Racconta di come si possono superare le avversità e la separazione se si persegue un unico ideale, l’amore familiare, motore e collante della società umana. Molta della poesia e della magia del testo che gli autori hanno creato nel romanzo originario – in cui Mr. Popper è un imbianchino che vive in una città di provincia poco dopo il grande crollo della borsa del 1929 e sogna di viaggiare e per questo “divora” libri di culture straniere – si perde nella trasposizione cinematografica verso un mondo più moderno e consumistico. Contraddittorio come la stessa società americana, il finale è sconsigliato ai diabetici, ma se volete passare un’ora e mezza in allegria e senza troppo impegno, vi invitiamo volentieri ad andare a vedere questa “fredda” avventura estiva.

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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