Wikipedia, inizio di un declino?

 

Jimmy Wales

di Valentino Salvatore

 

Lancia l’allarme Jimmy Wales, uno degli storici fondatori dell’enciclopedia più famosa della rete, Wikipedia. Lo ha fatto durante la Wikimania Conference svoltasi tra 4 e 7 agosto ad Haifa, in Israele, e che ha riunito circa 650 appassionati e collaboratori da ben 56 paesi del mondo. Wikipedia, conosciuta come l’enciclopedia «libera e gratuita» per antonomasia che si avvale dei contributi di tanti volontari, rischia il declino. Il motivo? Sono sempre meno coloro che inseriscono e controllano le voci. Dopo il boom strabiliante dei primissimi anni, ora la tendenza si inverte. Tanti avevano voluto dare il proprio contributo a quello che è diventato nell’immaginario un esperimento di democrazia della conoscenza. Ma oggi newbie che desiderosi di dare una mano non riescono a rimpiazzare coloro che abbandonano questo impegno.

Dal canto suo ‘Jimbo’ Wales assicura che non si tratta di una vera e propria «crisi», ma comunque di un fenomeno «importante» che occorre tenere d’occhio. Insomma, suona un campanello d’allarme preventivo per dare slancio a Wikipedia. Anche se l’enciclopedia conta ancora decine di migliaia di volontari. Secondo le stime, sarebbero circa 80.000 quelli che intervengono almeno cinque volte al mese, mentre il nocciolo duro di quelli più attivi è di circa 35.000. Inoltre, i collaboratori di Wikipedia sono in media giovani esperti in informatica che hanno meno di trent’anni. Ma il cui numero cala a vista d’occhio senza che si vedano segnali per una inversione della rotta, tanto da far dire allo stesso Wales che «nessuno vuole più aggiornare» l’enciclopedia.

Era iniziata come una specie di utopia della conoscenza senza barriere o etichette, aggiornata ai tempi di internet. Dove chiunque poteva postare contributi e accrescere un patrimonio di conoscenza liberamente condivisa. Per i perplessi però, la grande macchina di Wikipedia col passare degli anni ha iniziato a scricchiolare. Da una parte, soprattutto in ambito accademico, genera perplessità l’approccio ritenuto troppo ‘artigianale’ e la facilità con cui si potevano inserire e modificare contributi. Tanto che diverse istituzioni culturali e scolastiche bandiscono l’accesso a Wikipedia, ritenuta tuttora una fonte poco attendibile. O che facilita fin troppo le ricerche degli studenti, ormai abituati al copia e incolla da internet e non più non alle vecchie enciclopedie da consultare per le ricerche.

Altri hanno mosso critiche in senso più politico, polemizzando su alcune voci in particolare o su vistosi errori, soprattutto su personaggi o fatti storici controversi. Troppi articoli, aggiungono i detrattori, sarebbero orientati ideologicamente. Ciò faciliterebbe la distorsione o il mancato inserimento di certe informazioni. A questo si unirebbe, sostengono i critici, una gestione troppo rigida e censoria da parte dei collaboratori più navigati, che scoraggia nuovi contributi o aggiornamenti.

Ma uno dei motivi principali del calo di collaboratori è probabilmente il salto generazionale. Tanti adolescenti smanettoni (o giù di lì) che anni fa hanno cominciato ad inserire contributi, ormai sono cresciuti. Hanno messo su famiglia e si sono trovati un lavoro che prevedibilmente ne assorbe tempo ed energie. Inoltre, dato da non sottovalutare, le donne in proporzione sono poche: circa il 10% di tutti gli editor. L’appello di Wales si rivolge anche a loro e punta ad un obiettivo: aumentare di 5.000 il numero di collaboratori, entro la prossima estate.

Inoltre, bisogna considerare che dopo l’escalation produttiva e creativa dei primi anni, è diminuita esponenzialmente la necessità di inserire nuovi articoli. La maggior parte delle voci richiede infatti solo qualche ritocco o aggiornamento, poiché Wikipedia è una realtà consolidata. E ciò non attrae nuovi collaboratori, che dovrebbero adattarsi alla routine della revisione quotidiana piuttosto che essere protagonisti nella produzione di cultura.

Si sente poi la concorrenza di social network come FaceBook e Twitter, che sottraggono tempo agli interessati e permettono una condivisione più immediata e meno filtrata delle informazioni. Per facilitare l’afflusso di nuovi collaboratori e rompere quella dicotomia tra ambito accademico e cultura informatica, Sue Gardner, direttore della Wikimedia Foundation, ha avviato un progetto per coinvolgere professori e studenti nell’aggiornamento della web enciclopedia. In alcune università di Gran Bretagna e Stati Uniti gruppi di studenti sono stati quindi ingaggiati per creare o integrare delle voci.

Ma da giugno c’è anche WikiLove. Per il momento è ancora in via sperimentale, per la versione inglese. Non è però riducibile al «Mi Piace» sui post di FaceBook. Appannaggio degli utenti iscritti all’enciclopedia on line, è utilizzabile per manifestare apprezzamento tramite un tasto apposito (un cuoricino) ai collaboratori, con la possibilità di offrire loro doni virtuali. E’ piuttosto uno strumento interno: serve a motivare gli editor e di riflesso a far emergere quelli più impopolari.

Va detto che Wikipedia è cresciuta enormemente dal 2001, anno dello sbarco sul web. Fino a superare le 10 milioni di voci e 34 milioni di pagine. E’ diffusa in ben 282 lingue (e persino dialetti) ed è ormai diventata tappa imprescindibile per moltissimi navigatori che vogliono cercare rapidamente informazioni. Senza contare gli accessi: in media 60 milioni al giorno. Secondo la società di analisi Comcscore ci sarebbero stati 380 milioni di visitatori unici nel mese di aprile. Una realtà ancora molto importante nel panorama internet e tuttora punto di riferimento per la web culture, che difficilmente potrà collassare. Nonostante i ranghi, lentamente, si assottiglino. Resta da capire se la tendenza sia irreversibile e se l’effervescente enciclopedia libera diventerà un – pur sempre rispettabile – museo spolverato di tanto in tanto da custodi annoiati. Questo scenario preoccupante potrebbe obbligare ad una modifica radicale del progetto Wikipedia, ad esempio intaccando i tabù della gratuità e dell’impegno volontario?