Manovra finanziaria? Ecco il Vaticano quanto evade

di Giuseppe Garro

 

 

Inizierei col ricordare che nonostante il Cristianesimo non sia più religione di Stato (1984) permane nella Costituzione un articolo fondamentale.

 

L’Articolo 9 della Nostra Costituzione recita infatti: “La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del Cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle affinità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado.” Agli insegnanti di religione delle proprie scuole lo Stato richiede un certificato di idoneità da parte dell’ordinario diocesano, ma NON una Laurea: basta anche un diploma di Magistero in Scienze religiose rilasciato da un istituto approvato dalla Santa Sede (Questa è l’intesa tra il ministro della Pubblica Istruzione e il Presidente della Commissione Episcopale Italiana, resa esecutiva con Decreto del Presidente della Repubblica n. 751 del 1985).

Ciò nonostante, il governo Berlusconi ha creato nel 2003 un organico di 15.507 posti che immette professori di religione cattolica in massa verso un ruolo sicuro di professione, e non solo, permette loro un successivo passaggio ad altre cattedre (Legge n. 186 del 2003): 9222 sono stati assunti nel 2005 e 3077 nel 2006, mentre gli altri precari (Regolarmente Laureati) attendono da anni l’assunzione a tempo indeterminato nella scuola. Per quanto concerne il Clero, la revisione del Concordato sostituisce la congrua di sostentamento col finanziamento “VOLONTARIO” dell’8 per mille sul gettito totale dell’IRPEF. L’ammontare della cifra intascata annualmente dal Vaticano è di circa 1 MILIARDO di EURO (2000 miliardi delle vecchie lire): somma che non è affatto destinata a opere di carità, come le pubblicità in merito alla TV vogliono farci credere ad ogni primavera, nel periodo delle dichiarazioni di reddito. Le cifre ufficiali della CEI relative al triennio 2002-2004 chiariscono in media l’utilizzo di tali fondi destinati agli interventi caritativi, solo, il 20%, mentre al sostentamento del Clero il 34% e alle “Esigenze di Culto” il 46%.

Tra l’altro, il meccanismo del finanziamento è truffaldino. Solo un terzo degli italiani sceglie infatti a chi devolvere l’8 per mille del proprio reddito: se allo Stato, se alla Chiesa Cattolica o ad altre congregazioni religiose (E’ assurdo che sembra che non siano contemplate le organizzazioni umanitarie e scientifiche). Ma l’articolo 37 della legge n.222 del 1985 recita:”In caso di scelte da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse dalla maggioranza. E poichè, nella maggioranza di chi sceglie si opta a favore della Chiesa Cattolica questa legge gli dà, non a caso, la maggioranza (circa l’85%) dell’intero gettito.

Al miliardo di euro dell’8 per mille dei contribuenti, va aggiunta ogni anno una cifra di quasi UN MILIARDO sborsata dallo Stato (senza contare regioni, province e comuni) nei modi più disparati: nel 2004, secondo il Rapporto sulla Laicità, in Critica Liberale, Vol. XIII, nn. 123-124, gennaio-febbraio 2006, pp. 31-33; Dicevo, nel 2004, ad esempio, sono stati elargiti:

478 milioni di euro per stipendi “insegnanti di religione”

258 milioni di euro per finanziamenti alle scuole cattoliche

44 milioni di euro per cinque università cattoliche

25 milioni di euro per la fornitura di servizi idrici alla Città del Vaticano

20 milioni di euro per l’Università Campus Biomedico dell’Opus Dei

19 milioni di euro per assumere “nuovi” insegnanti di religione

18 milioni di euro per Buoni scuola a studenti di Scuole Cattoliche

9 milioni di euro per il fondo di sicurezza sociale dei dipendenti vaticani e dei loro familiari

9 milioni di euro per la ricostruzione di edifici religiosi

8 milioni di euro per stipendi di cappellani militari

7 milioni di euro per il fondo di previdenza del clero

5 milioni di euro per l’Ospedale di Padre Pio a San Giovanni Rotondo

2 miioni di euro per la costruzione di edifici di culto

e così via…..

Aggiungo a tutto ciò una buona fetta del MILIARDO e MEZZO di finanziamenti pubblici alla sanità, molta della quale è gestita da istituzioni cattoliche, e arrivo facilmente ad una cifra ANNUA che si aggira intorno ai TRE MILIARDI DI EURO, cioè 6000 miliardi di vecchie lire. Ma non è finita, perchè a queste riuscite uscite vanno naturalmente aggiunte le mancate entrate per lo STATO ITALIANO dovute a esenzioni fiscali di ogni genere alla Chiesa, valutate attorno ad altri SEI MILIARDI di euro, cioè 12.000 miliardi di vecchie lire [vedi per le cifre: ENTI ECCLESIASTICI: le cifre dell’Evasione Fiscale, Ares (Agenzia di Ricerca Economica e Sociale), Rapporto del 7 settembre 2006].

Gli Enti ecclesiastici sono infatti circa 59.000 e posseggono circa 90.000 immobili, adibiti agli scopi più vari: parrocchie, oratori, conventi, seminari, case generalizie, missioni, scuole, collegi, istituti, università, case di cura, ospedali, ospizi e così via. Il loro valore ammonte almeno a TRENTA MILIARDI di euro, ma, come non aspettarselo, essi sono esenti dalle imposte sui fabbricanti, sui terreni, sul reddito delle persone giuridiche, sulle compravendite e sul valore aggiuntivo (la nostra bella IVA). Per capire l’entità di questa Enorme Cifra complessiva in NOVE MILIARDI di euro ANNUI, baste vedere che questo ingente patrimonio è solo il 45% della manovra economica per la Finanziaria del 2006, che è stata di 20 MILIARDI: ovvero, senza la Chiesa, o almeno senza i PRIVILEGI ECONOMICI che detiene, lo Stato potrebbe praticamente dimenzzare le tasse a tutti i suoi cittadini! E riguardo all’ICI? Bhè se per la prima casa va bene, pagate almeno per tutte le altre!! E invece No, Gli enti Ecclesiastici sono state da sempre esonerate dall’imposta comunale attraverso una semplice autocertificazione che dichiarasse di non essere esercizi commerciali.

Una sentenza della corte di Cassazione, 8 marzo del 2004, ha stabilito che un centro di assistenza “Il Sacro Cuore” all’Aquila non doveva essere esentato dall’imposta, avendo fatto pagare delle Rette ai suoi “Ospiti”: le suore devono ancora oggi al comune dell’Aquila 70.000 euro di imposte arretrate. Poiché, però, il precedente esponeva la chiesa a simili rischi un pò ovunque, i governi di Berlusconi e Prodi sono corsi ai ripari: il primo allegando un provvedimento nella Finanziaria del 2006, il secondo approvando un provvedimento (Legge n. 248 del 2006) che garantiva l’esenzione dell’ICI agli enti non commerciali. Ovvero, a tutte quelle imprese commerciali che siano dotate di una Cappella, nella quale pregare Dio.

In tal modo i comuni italiani perdono un gettito valutato intorno ai DUE MILIARDI e 250 Milioni di Euro Annui. La Santa Sede possiede infatti un enorme patrimonio immobiliare anche fuori dalla città del Vaticano, in parte specificato nel Trattato del 1929: Palazzo Sant’Uffizio, Piazza San Pietro fino a Piazza di SPagna passando lungo la Propaganda Fidei. L’università Gregoriana, il Collegio Lombardo, la Basilica di San Francesco ad Assisi, quella di Sant’Antonio a Padova, la villa Barberini a Castel Gandolfo, tutta l’area di Santa Maria di Galeria che ospita la Radio Vaticana che da sola supera i 44 ettari.

Ma questi sono solo i gioielli della corona di una MULTINAZIONALE che, secondo una stima recente [Secondo Rapporto sulla laicità, in Critica Liberale, Vol. XIII, nn. 123-124, gennaio-febbraio 2006, pp. 52-57], nel 2003 disponeva nella sola Italia:

504 seminari

8779 scuole (di cui 6228 materne, 1380 elementari, 1141 secondarie)

135 università

6105 centri di assistenza (di cui 1853 case di cura, 1669 centri di difesa per la vita e la famiglia, 729 orfanotrofi, 534 consultori familiari, 399 nidi dell”infanzia, 136 ambulatori, 111 ospedali)

E’ naturalmente ironico che chi possiede un tale tesoro, che si può tranquillamente valutare in alcune CENTINAIA DI MILIARDI DI EURO, non riesca a non pagare nemmeno una tassa. Proprio coloro che dicono di ispirarsi agli insegnamenti di qualcuno che predicava: BEATI I POVERI e DATE A CESARE QUEL CHE E’ DI CESARE, facendo miracoli pur di permettere ai suoi apostoli di pagare anche una sola moneta di tributo [Mt. XVII, 24-27].