il giacimento di Altamura

Cava dei dinosauri di Altamura: le associazioni denunciano

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il giacimento geologico di Altamura

di Marco Milano

Uno dei tesori naturali pugliesi rischia l’abbandono, nonostante la sua resistenza millenaria. Sono state le sezioni pugliesi delle associazioni Sigea (Società Italiana di Geologia Ambientale), Italia Nostra e Archeoclub d’Italia a lanciare segnali di preoccupazione e allarme per lo stato in cui si trova la cava delle orme di dinosauri di Altamura, in territorio di Alta Murgia, con una nota scritta alle Autorità competenti: “Il sito versa in uno stato di abbandono, le superfici ad impronte sono esposte agli agenti atmosferici. Tutto ciò accade perché la cava si trova al centro di un complesso intreccio di competenze ed interessi, i cui attori sono il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Soprintendenza Archeologica della Puglia, il Comune ed i proprietari“. La denuncia dei referenti Salvatore Valletta, Enza Rodio e Antonino Greco punta il dito contro un disagio che è cresciuto nel tempo fin dal 1999, anno della scoperta del sito.

La cava Pontrelli è uno dei giacimenti paleontologici tra i più ricchi al mondo per numero di orme rinvenute – diverse migliaia per una superficie non più grande di un ettaro – ferma nelle sue attività da dodici anni, da quando il calcare ha svelato la presenza di quasi ventimila impronte di dinosauro risalenti al Cretacico superiore (70-80 milioni di anni fa). Un ritrovamento eccezionale e di forte interesse geologico, dal momento che testimonia una Puglia primitiva dal clima tropicale e casa di migliaia di specie diverse. Ma, sebbene gli studi finora condotti confermino la presenza ‘storica’ in quella zona di 200 animali, sia erbivori che carnivori, appartenenti a cinque gruppi diversi e il sito possa godere della vicinanza delle Grotte di Lamalunga – sito di ritrovamento dell’ “Uomo di Altamura” – le enormi potenzialità culturali, turistiche ed economiche della cava stentano a trovare adeguate condizioni di sviluppo. Al contrario, il sito, appartenente a un privato, è ancora chiuso al pubblico che può accedervi solo attraverso un buco praticato nella recinzione, regolarmente violato in maniera clandestina nonostante le precauzioni del proprietario. Ad aggravare la situazione è proprio la reticenza del proprietario nell’accettare una proposta di esproprio della cava delle istituzioni pertinenti, a vantaggio dell’opzione di conversione dei suoli da agricoli a edificabili. E intanto cresce lo stato d’abbandono, nell’impossibilità di agire concretamente e subito “Tutto ciò accade perché la cava si trova al centro di un complesso intreccio di competenze ed interessi, i cui attori sono il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Soprintendenza Archeologica della Puglia, il Comune ed i proprietari” – continua la nota – “Lo studio e la conservazione di un tesoro paleontologico di eccezionale importanza scientifica, ma anche per lo sviluppo turistico-culturale dell’area, richiederebbe cospicui e continui investimenti in termini di denaro e personale“.

Per fortuna sembrano almeno scongiurati i pericoli dovuti agli agenti atmosferici: il calcare della cava è talmente spesso che la breccia conseguente le piogge non può far altro che coprire le orme. Il suolo pugliese protegge da solo i suoi tesori, per il momento.

 

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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