A Torino il mondo delle bambole giapponesi

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Poco note al pubblico occidentale le Karakuri Ningyo, le bambole meccaniche giapponesi, sono una tradizione artistica ed artigianale che affascina e intrattiene da oltre quattrocento anni: accolgono gli ospiti, servono il tè, lanciano frecce, suonano strumenti con grazia, nascondendo meccanismi d’antica fattura molto sofisticati.

Raffinate, quasi magiche, sono la sintesi perfetta di gusto estetico e ingegno “meccanico” del Sol Levante.

Per la prima volta in Italia una ventina di bambole Karakuri saranno esposte a Torino a Palazzo Barolo, grazie all’Associazione Yoshin Ryu, alla collaborazione con Japan Foundation e con l’Artcraft Museum di Inuyama, nella Prefettura di Aichi-Nagoya. Presente per l’apertura il maestro Shobei Tamaya IX, ultimo erede di quest’arte.

Dunque una mostra imperdibile: l’ultima esposizione europea di Karakuri Ningyo fu organizzata nel 1985 a Londra presso la Barbican Art Gallery dalla Japan Foundation, mentre un paio di pezzi di grande pregio fanno parte della collezione permanente del British Museum.

Karakuri significa letteralmente“meccanismo”, ma anche “sorprendere”, mentre Ningyo, scritto in ideogrammi separati, significa “persona” e “forma”, dunque bambola meccanica.

Il team che cura la mostra è internazionale e annovera i massimi esperti del settore, ad iniziare dall’artista Shobei Tamaya IX, cui si affiancano il Direttore del Museo di Inuyama, Mizoguchi Masanari, l’esperta australiana Kirsty Boyle (ho tolto Nakamura Sawa, la cui collaborazione è di minima) e Kita Toshiyuki, responsabile del centro di design della Mitsubishi, oltre naturalmente al comitato scientifico di Yoshin Ryu coordinato da Daniela Crovella.

 

5 novembre – 18 dicembre – Palazzo Barolo in via Corte d’Appello 20/C

e presso MAO – Museo d’Arte Orientale in via San Domenico 11 Torino

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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