Irene Day: l’uragano arriva a New York

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di Marco Milano

Dopo aver vissuto momenti di panico per la scossa di terremoto di martedì scorso, la east coast statunitense si prepara ad affrontare l’evento climatico più temuto e annunciato: l’ Irene day è arrivato, minacciando in queste ore gli stati bagnati dall’oceano atlantico. Partito da Puerto Rico, passando per le Bahamas e la Florida, l’uragano si è già abbattuto sulla North Carolina, con una velocità dei venti prossima ai 140 Km orari. Il National Wheater Service informa che il centro di Irene è localizzato a 150 Km circa a sud est di Cape Hatteras, mentre continua a muoversi lungo la costa atlantica da nord-nord est. La società elettrica Progress Energy segnala circa 200.000 utenti senza elettricità nello stato colpito oggi da Irene, con un bilancio che tende ad aumentare col farsi strada dell’uragano. Nelle ultime ore, intanto, Irene è arrivato anche nel Maryland, direzione New York dove continuano le procedure di evacuazione: “Lavoriamo per un processo di evacuazione ordinato. Abbiamo predisposto facilities che ci permetteranno di gestire la situazione al meglio. Sappiamo di avere diverse possibilita’ per controllare la situazione. Ci sono altre due ore per mettersi al sicuro, poi non ci sara’ piu’ tempo” – così ha dichiarato il sindaco di NY, Michael Bloomberg in conferenza stampa, invitando a non ignorare l’ordine di evacuazione per quello che si preannuncia un evento pericoloso, particolarmente per la città (alle 18 ora italiana è stato predisposto il blocco del trasporto pubblico).

Secondo gli esperti del NOAA (National Oceanic and Atmosferic Administration), infatti, le conseguenze possono essere potenzialmente disastrose, prevedendo tra gli scenari un’inondazione in grado di coprire d’acqua la zona tra Wall Street e il JFK Airport, oltre alla metropolitana e ai tunnel che collegano Brooklyn e Manhattan. Si tratta di un uragano ‘ben strutturato’, declassato intanto alla categoria 1 – secondo la scala di intensità di 5 livelli di Saffir-Simpsonche potrebbe proseguire il suo percorso verso l’Europa tra qualche giorno e arrivare sull’Inghilterra, perdendo però di forza. Un uragano si forma principalmente nelle zone tropicali, dove è molto alta la percentuale di umidità e l’acqua del mare può raggiungere temperature dell’ordine di 26-27 gradi centigradi, condizioni ottimali per far muovere velocemente le grandi masse d’aria calde e umide di una tempesta in direzione verticale. E’ la forza di Coriolis – causata dalla rotazione terrestre – che provoca una deviazione dei venti e un conseguente moto circolare, con velocità sempre più elevate in prossimità del centro del vortice (l’ occhio).

Diverse sono state le proposte avanzate per tentare di controllare, se non fermare, l’incubo degli uragani. Una di queste è arrivata nel 2009 da Bill Gates – e la sua Intellectual Ventures –  che ha proposto in sostanza di modificare la temperatura superficiale dell’oceano, pompando in profondità grosse quantità d’acqua fredda. Lo scorso anno, l’ingegner Arkady Leonov, dell’Università di Akron, ha suggerito di inviare jet supersonici nell’occhio di un ciclone, per invertire la direzione dei venti – un’idea analoga al progetto Stormfury del NOAA, che ha subito reagito con disappunto. Si parla, in questo caso, di progetti per modificare lo stato naturale del clima che trovano lo scetticismo di molti, unito ad un interesse inevitabile, considerata la minaccia ciclica per diverse zone degli Stati Uniti. A differenza di altri fenomeni naturali come i terremoti, improvvisi e non prevedibili, uragani e altre tempeste possono essere monitorati nella direzione che prendono. Per localizzare e seguire l’uragano Irene, si possono consultare diversi siti online:

National Hurricane Center

My Hurricane

Nasa Earth Science Office

 

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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