Aids: verso il vaccino

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di Vanessa Mannino

Due anni fa, un equipe di scienziati italiani ha scoperto come può essere importante l’azione della proteina P17 nel bloccare progressivamente il proliferare del virus HIV, consentendo così la stimolazione delle difese immunitarie che vengono inibite dall’azione dello stesso virus. Questo è solo uno dei tasselli del puzzle che da anni, molti ricercatori e scienziati cercano di compiere, un costrutto di non facile portata che ha come scopo quello di sconfiggere l’HIV.

“La peste del duemila”, come viene definito da molti, è il virus dell’immunodeficienza umana, virus che  prende il nome di AIDS nel caso in cui si parli di immunodeficienza acquisita. La prima diffusione di questa immunodeficienza sembra risalire al ventesimo secolo quando, in Africa,  un retrovirus animale subì una mutazione che in seguito alla contaminazione dell’uomo provocò una vera e propria epidemia. Le modalità di trasmissione sono diverse: vi è quella ematica, quella verticale (madre-figlio) e quella sessuale, di cui quest’ultima risulta essere la fonte di trasmissione più diffusa, anche in Occidente. Tuttavia, un altro veicolo di trasmissione assai importante, e non sottovalutabile, è il sangue. Quest’ultimo rappresenta il motivo di contagio determinante soprattutto tra i tossicodipendenti, in quanto è tramite il riuso di siringhe che il sangue infetto viene a contatto con quello della persona esente dal virus.

Attualmente nel mondo risultano infette circa 33 milioni di persone, molte delle quali vivono nei vari paesi sottosviluppati dell’Africa. Ed è proprio in questi paesi che molte case farmaceutiche hanno abbandonato i programmi per la riduzione dei medicinali anti-Aids: una situazione davvero vergognosa, già ampliamente denunciata da Medici Senza Frontiere.

Dopo due anni, dalle ricerche italiane, le speranze di un vaccino bussano di nuovo alla porta. E’ di pochi mesi fa la notizia che la sperimentazione del vaccino RV144 per l’HIV, che è stata condotta in Thailandia,  ha fornito buoni risultati. Il vaccino sembra essere in grado di prevenire l’infezione nell’uomo e si è visto che in circa il 20% dei pazienti affetti da HIV produce anche anticorpi capaci di bloccare il virus.
Nell’ultimo anno, diversi team di ricercatori hanno progettato un vaccino basato sulla struttura di questi anticorpi e hanno scoperto così il VRC01, un particolare anticorpo, capace di neutralizzare più del 90% dei ceppi virali in natura. Dopo questi preziosi studi si è venuti a conoscenza sia del modo in cui lavorano questi anticorpi sia di come gli stessi vengono prodotti dagli individui. Un risultato ottimale che non preclude nuove scoperte e sperimentazioni .

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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