Atreju: il ruolo delle grandi citta’ per l’ambiente

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di Paolo Cappelli

E’ stato un confronto sereno e pacato quello svoltosi oggi pomeriggio ad Atreju, la festa dei giovani del PdL in corso a Roma, tra i sindaci di Roma, Gianni Alemanno, e di Milano, Gianni Pisapia. Di fronte a una platea gremita di giovani, peraltro sempre composta, si sono affrontati temi importanti non solo dal punto di vista ambientale, ma anche politico. Nei primi interventi tecnici, il Dott. Angelo Consoli ha sottolineato come l’energia del sole sia stata relegata a un ruolo progressivamente sempre piu’ marginale come fonte di energia, mentre le energie fossili e fissili sono state etichettate come indispensabili. “Il sole – ha detto Consoli – manda sulla terra 15.000 volte piu’ energia di quella che consumiamo e noi non riusciamo a sfruttarne neanche un quindicimillessimo. Questa nostra incapacita’ dipende dall’eccessiva attenzione dedicata, in termini di risorse per la ricerca, alle altre fonti”.

L’87% di tutte le risorse assegnate alla ricerca energetica, infatti, si concentra su fonti diverse dal sole. “Un cambiamento in questo senso e’ necessario, non tanto per dare al pianeta una possibilita’ di sopravvivere (il pianeta e’ in grado di farlo da solo) ma per salvaguardare la capacita’ dell’uomo di sopravvivere su questo pianeta”, ha aggiunto.
La popolazione umana, complice lo sviluppo di base (pastorizia e allevamento) e quello secondario (lo sviluppo industriale), e’ aumentata vertiginosamente dopo il primo miliardo. Dopo le prime due rivoluzioni industriali, ci muoviamo verso un sistema complesso di distribuzione delle informazioni (il Web 2.0) e dell’energia (possibilita’ per ognuno di produrre e utilizzare l’energia). Ed e’ questo un punto ripreso in seguito dai due primi cittadini.

L’UE, attraverso il Patto dei Sindaci, da’ la possibilita’ a questi ultimi di superare il pur ambizioso obiettivo 20-20-20 (20% di riduzione nell’utilizzo dei consumi da fonti primarie, 20% di riduzione delle emissioni climalteranti, 20% di aumento nella quota di fonti rinnovabili nella copertura finale dei consumi). Si punta, anzi, a una riduzione del 46% di gas climalteranti entro il 2030 e  fino al 95% entro il 2050.
Non diverso l’intervento del Prof. Zorzoli, esperto in tecnologie nucleari e fonti rinnovabili, il quale si e’ complimentato con il Sindaco Alemanno per l’esempio che Roma sta rappresentando. Il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile, secondo Zorzoli, passa per la creazione di un ambiente che non comporti il pericolo di essere travolti dal cambiamento climatico. Per farlo, e’ necessario partire dalle citta’. I dati snocciolati sono significativi: l’81% del PIL nazionale in Italia viene prodotto nelle aree metropolitane, in cui, nel 2020, vivra’ l’81% delle persone. Lo sviluppo sostenibile, pero’, non e’ solo fonti rinnovabili; e’ anche mobilita’ sostenibile, edilizia sostenibile, politiche sostenibili. Spesso dimentichiamo che l’UE stessa si muove in questa direzione: etro il 2018, tutti gli edifici pubblici devono essere a energia quasi zero, cioe’ devono consumare poco e l’energia che serve devono produrla da fonti rinnovabili. E nel 2020 anche l’edilizia privata dovra’ fare lo stesso. “Alla fine di quest’anno – ha detto Zorzoli – eolico e fotovoltaico, pur se partiti in ritardo rispetto ad altri paesi, forniranno il 7-8% del fabbisogno energetico (il nucleare ci ha messo 23 anni per raggiungere la stessa quota), ed entro il 2020 si arrivera’ al 25%”.

E’ poi arrivato il momento dei rappresentanti politici e il primo a prendere la parola e’ stato Gianni Pisapia. La questione energetica e’, a suo avviso, un tema delicato e difficile da studiare e da implementare. Milano e Roma, secondo lo studio europeo Aphekom, che nei due anni di vita ha coinvolto piu’ di 60 scienziati e specialisti di 25 citta’ europee, sono agli ultimi posti in termini di qualita’ dell’aria. Pisapia ha riconosciuto gli sforzi fatti a Roma fino a questo momento, dove si e’ gia’ partiti per il cambiamento. A Roma, infatti, e’ gia’ attivo un programma ambientale positivo e che in un tempo ragionevolment breve dovra’ portare risultati. Viceversa, a Milano ci sono stati 5 referendum ambientali che hanno dimostrato la forte volonta’ di procedere sulla strada del cambiamento. “Credo sia estremamente importante – ha detto Pisapia – che le citta’ piccole e grandi debbano essere unite dallo scambio di esperienze virtuose indipendentemente dal colore politico dei governanti. Oggi non si puo’ render piu’ respirabile l’aria se non si fa un discorso a livello metropolitano”. Pisapia ha poi citato le iniziative in corso a Milano: “Siamo molto avanti sulla questione del riscaldamento. Oggi A2A ha detto che un edificio simbolo, come quello del tribunale di Milano, passera’ al teleriscaldamento (distribuzione, attraverso condutture interrate e isolate, di acqua calda e surruscaldata provenienti da una grossa centrale di produzione, ndr). La sfida delle rinnovabili, quindi, si gioca nelle aree urbane, giacche’ “possiamo e dobbiamo partire dalle citta’, da cui partono anche progetti di risparmio energetico che a volte non ricevono il giusto appoggio a livello centrale. Ma il problema reale oggi sta nella possibilita’ e nella capacita’ di formare i cittadini giorno per giorno. Sono ottimista, perche’ vedo che c’e’ comunque una forte disponibilita’ al cambiamento: ci si rende conto che i miglioramenti accrescono la qualita’ della vita e si riducono le spese”.
Non dissimile l’opinione del primo cittadino di Roma. Alemanno ha ricordato che quello recente e’ stato il secondo no al nucleare in Italia, ma ha anche proposto una riflessione. Tra i due referendum, quello del 1987 e quello del 2011, si e’ persa un’occasione, quella di dare la giusta attenzione alle possibile alternative. “Non dobbiamo ripetere lo stesso errore. Dire no al nucleare significa rifiutare un modello, che comprende la concentrazione della produzione in un’unico punto, con tutte le conseguenze in termini di costi e oneri di distribuzione. E’ anche un modello che da sempre e’ a vantaggio delle grandi aziende. Ma non si possono fare brutte copie delle centrali nucleari e creare una centrale fotovoltaica enorme. Si deve passare a un modello di produzione distribuita, in cui ognuno e’ sfidato a produrre l’energia per se’, e perche’ no, anche per gli altri in caso di surplus”.
Ecco perche’ l’UE, dopo anni di tentativi falliti nel tentativo di convincere i governi a muoversi in questa direzione, ha deciso di scavalcarli e parlare direttamente con le citta’.
Recentemente, ha ricordato Alemanno, e’ stato presentato un bando per l’installazione di pannelli fotovoltaici in 500 scuole. Provvedimenti simili riguarderanno le tecnologie ad alto rendimento e basso consumo applicate all’illuminazione pubblica, cosi’ come la conversione dei mezzi di trasporto urbano. Le Smart Grid, ha aggiunto, esistono gia’: una e’ attiva alla Sapienza e un’altra e’ realizzabile all’EUR.

“Tutto questo impone una grande mobilitazione della citta’. Importante e’ anche che anche la cittadinanza si innamori di questa prospettiva. C’e’ una sola azienda nel centro Italia, a Rieti, che produce pannelli fotovoltaici. Se non c’e’ una scelta culturale, si fa fatica a sviluppare qualsiasi iniziativa in questo senso. E’ per questo che dobbiamo aprirci a un nuovo ciclo di sviluppo, come fu quando si iniziarono a vedere sul mercato i primi computer. Dobbiamo aprirci a un ciclo economico che e’ identitario e legato al territorio”.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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