Anna Hazare e la lotta nonviolenta contro la corruzione

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Anna Hazare

di Valentino Salvatore

 

Si è concluso la mattina del 28 agosto con una vittoria politica il digiuno di Anna Hazare, l’attivista indiano balzato agli onori della cronaca come il ‘nuovo Gandhi’. Hazare ha 74 anni, il suo vero nome è Kisan Baburao ed è un ex autista dell’esercito. Si è convertito all’attivismo nonviolento dopo essere stato l’unico scampato ad un attentato durante la guerra indo-pachistana, nel 1965. Da decenni anima proteste di stampo gandhiano contro la corruzione locale, è stato capace di adattare la lotta nonviolenta ai mass media e ai social network. E’ noto per aver reso ecosostenibile Ralegan Siddhi, il suo villaggio natio nello stato del Maharashtra. Ad aprile aveva condotto la sua campagna proprio a New Delhi, con un primo sciopero della fame. Il suo obiettivo era ottenere l’istituzione della Jan Lokpal, organo indipendente dai partiti e istituzioni con speciali poter di indagine per giudicare i casi di corruzione.

Lo sciopero della fame era iniziato il 16 agosto, dopo una intensa campagna e la richiesta al Parlamento indiano di varare senza indugi una norma contro la corruzione. La protesta non violenta si è rivelata quindi vittoriosa, come lo fu quella capeggiata dal Mahatma per l’indipendenza dell’India dalla Gran Bretagna. Hazare ha infatti ottenuto rassicurazioni dalle istituzioni rappresentative per l’emanazione di una legge davvero funzionale a stroncare questa piaga, rispetto a testi meno incisivi discussi in precedenza. I due rami del Parlamento indiano hanno approvato, all’unanimità, una mozione con cui si impegna in un nuovo progetto di legge anti-corruzione. I cui punti base sono stati delineati proprio da Hazare. Queste le novità. Verrà stilata una Carta dei diritti del cittadino. I funzionari di livello più basso rientreranno nella sfera di competenza del nuovo ente contro la corruzione. La normativa sarà estesa a tutti gli stati indiani. Inoltre, sarà tolta l’immunità alle indagini per il primo ministro, per diversi giudici e per i funzionari governativi. Davanti ad una festante folla di almeno 50mila persone, raccoltasi per sostenerlo, l’attivista ha finalmente ripreso a mangiare dopo aver perso almeno 7 chili di peso. Ha sugellato la fine dello sciopero bevendo una tazza di latte di cocco e miele, con toni da cerimonia. Seduto su un materassino bianco e anch’egli in bianco, ha bevuto la tazza portatale da una bambina dalit e da una donna musulmana. Un’ovazione ha salutato lo stop al digiuno e ci sono stati momenti di panico, presto contenuti, a causa della ressa sotto il sole cocente. “In queste giornate, il popolo di questo Paese è stato qui”, ha annunciato Hazare, “è la sua vittoria”. Una vittoria del “parlamento del popolo”, che “è stato più forte del Parlamento di Delhi”. “Vi ringrazio per la vostra lotta instancabile contro la corruzione che, condotta con metodi nonviolenti, è stata un grande esempio per la nazione”, ha aggiunto.

Nel paese la protesta di Anna Hazare ha coagulato numerosissimi sostenitori, riunitisi nella spianata del Ramlila a New Delhi, proprio dove l’uomo ha digiunato. Tantissima gente comune si è raccolta pacificamente intorno al capo del movimento anti-corruzione, sventolando le bandiere indiane, nonostante le barriere predisposte dalla polizia. Famiglie con bambini al seguito, nonché studenti e anche i sadhu, i santoni che si cospargono il corpo di ceneri. Il loro simbolo è diventato il Gandhi cap, il tipico copricapo indiano portato dal noto leader da cui prende il nomignolo, con su scritto ‘Io sono Anna’. La vittoria di Hazare, ottenuta grazie ad un largo sostegno popolare, viene salutata da molti commentatori e giornali come simbolo della rinascita di una democrazia e di un civismo che ripartono dal basso. Nonostante l’establishment avesse cercato di mettere i bastoni fra le ruote all’attivista, ad esempio arrestandolo il 16 agosto nella speranza che finisse lo sciopero della fame. Ma dopo tre giorni è stato rilasciato, ottenendo il permesso di continuare la sua protesta proprio nella spianata di Ramlila. Il suo arresto aveva suscitato manifestazioni di protesta senza precedenti in tutta l’India. Persino i dabbawala, i noti fattorini che portano le gavette coi pasti caldi ai lavoratori, hanno scioperato a Mumbai per la prima volta in 120 anni, solidalizzando con Hazare. Il Parlamento si è visto costretto, sull’onda dell’indignazione popolare, a giungere ad un compromesso accogliendo le istanze di cui Hazare si era fatto portavoce.

Anche il quarantunenne Rahul Gandhi, astro nascente del Partito del Congresso ora che le condizioni di salute della madre Sonia si sono aggravate, con un discorso tenuto in Parlamento ha sostenuto Hazare. Rivolgendosi in particolare ai più disagiati, ha detto che corruzione è “pervasiva, agisce a tutti i livelli” e che proprio “il povero ne porta forse il peso maggiore, ma è un male da cui tutti gli indiani vorrebbero disperatamente liberarsi”. “Negli ultimi mesi, Anna ha aiutato il popolo ad esprimere chiaramente questo sentimento”, ha detto Gandhi, ascoltato da Priyanka, la sorella di Hazare, presente in Parlamento durante la discussione. Le parole di Gandhi junior sono senza dubbio un riconoscimento importante della protesta nonviolenta anti-corruzione. Ma non tutti cantano le lodi al ‘nuovo Gandhi’. Il mondo della politica ha dovuto piuttosto subirlo, cedendo alle pressioni della piazza, intimidito e incapace di gestire la situazione. In particolare, la sinistra è stata scavalcata da Anna Hazare, il quale ha beneficiato dell’intenso battage mediatico e ha ignorato Parlamento e istituzioni. Non tutti hanno condiviso i metodi dell’attivista, sostenendo che egli abbia imposto il suo punto di vista in maniera di fatto ricattatoria. Si registrano anche pochi casi di proteste estreme da parte dei suoi seguaci. Una donna si è impiccata legando il sari intorno al collo, un uomo è morto dandosi fuoco, un altro ha riporto ustioni sull’80% del corpo. Secondo alcuni, Hazare sarebbe favorevole addirittura alla pena di morte per i corrotti. D’altronde in India sembra un momento propizio per il risveglio della società civile, ma anche per l’antipolitica. Il Partito del Congresso, al governo, patisce l’assenza del presidente Sonia Gandhi ed è nell’occhio del ciclone per lo scandalo corruzione esploso dopo le rivelazioni di Wikileaks. Decisamente critica la scrittrice e attivista Arundhati Roy, autrice de Il Dio delle piccole cose, che ha etichettato la protesta di Anna Hazare come una “rivoluzione imbarazzante”. Rimarcando le differenze tra Gandhi e Hazare: mentre il primo puntava al decentramento e aveva interesse nell sconfiggere grandi piaghe come le differenze di casta e la povertà, l’altro spinge per un “provvedimento draconiano” dal sapore eccessivamente giustizialista. Vuole creare una commissione “con il potere di sorvegliare tutti”. E i suoi sostenitori non sarebbero “popolo”, come in altri casi di protesta, ma “un pubblico” riunito ad assistere ad uno “spettacolo”. Di più, rivela le simpatie di Hazare per il controverso partito di destra Marathi, capeggiato da Raj Thackeray. Nonché i rapporti passati con il Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS), corpo paramilitare di nazionalisti indù. Nemmeno il villaggio di Anne Hazare pare sia quel sogno rurale dipinto da molti. Chi se ne è interessato ha rilevato venature di moralismo e paternalismo tradizionalista, nonché residui del sistema delle caste. Nella roccaforte del ‘nuovo Gandhi’ da venticinque anni non si sono mai tenute le elezioni del gram panchayat (l’organo di autogoverno locale) e neanche della società cooperativa. E nel ‘villaggio-modello’ è vietata tra le altre cose non solo la vendita ma anche l’uso di tabacco e alcoolici: pene pesanti, anche fisiche, per i trasgressori.

Insomma, tra luci e ombre, ora va imponendosi sulla scena politica indiana la figura di Anna Hazare. Forse troppo frettolosamente accostata al Mahatma, ma capace comunque di smuovere le masse con gli slogan anti-corruzione ed eclatanti proteste nonviolente.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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