Nicoletta Nuzzo alla IV edizione del Festival Internazionale della Letteratura al femminile

image_pdfimage_print

di Alessia Mocci

Dal 22 al 25 settembre 2011, Narni (TR), presso il Museo Eroli, ospiterà la “IV Edizione del Festival Internazionale della Letteratura Saggistica Filosofia Arte al femminile” ideato e diretto da Esther Basile. Un Festival tout court artistico che guarda al futuro senza dimenticare la tradizione come sottolinea la tematica di questa edizione: “Alchimie e linguaggi di donne, e pensare che le donne pensano, agiscono, si raccontano, scrivono”.

Tra le case editrici presenti ci sarà anche Rupe Mutevole Edizioni con la scrittrice Nicoletta Nuzzo che per l’occasione presenterà il suo ultimo libro: “Portami negli occhi”, una silloge poetica edita nella collana “Poesia”. La silloge è divisa in sette percorsi tematici: Madre, Mare, D’amore, Tempo, Recherche, Cambio, Preghiera; con prefazione della filosofa Patrizia Caporossi.

“parlavo con voi/ ma non ero lì / stavo su una crepa / come dentro un pensiero / mi tenevo aggrappata / c’era da lottare/ per la salvezza.” – “Ombra”

L’autrice si è resa disponibile per illustrarci qualcosa della storia del Festival, della cittadina di Narni (con un succulento aneddoto letterario), dell’utilizzo del termine di “Poete” e della sua raccolta “Portami negli occhi”. Buona lettura!

Dal 22 al 25 settembre sarai occupata, a Narni, in un Festival davvero interessante, voi raccontarci qualcosa?

Narni è un antichissimo (Nequinum 600 a.C.) centro umbro, i suoi paesaggi hanno ispirato artisti e racconti di epiche gesta. Qui tra i  resti delle mura medievali, il castello e la natura che avvolge come in una fiaba le vestigia romane, fu Clive Staples Lewis a trovarvi il luogo adatto per ambientare i sette libri del suo fortunato ciclo fantasy “Le Cronache di Narnia”. Tra mito e realtà non vi poteva essere luogo più adatto per  il IV Festival Internazionale della Letteratura-Saggistica-Filosofia-Arte al Femminile e per le Alchimie ed i linguaggi delle donne che vi partecipano in un viaggio ricco d’anima. Il Festival è ideato e diretto dalla filosofa Esther Basile, presidente dell’Associazione Eleonora Pimentel Lopez de Leon di Napoli, in collaborazione con l’Istituto italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, il Comune di Narni e con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. È sempre più ricco di novità e  di appuntamenti vari con interessanti tavole rotonde, dibattiti, performance teatrali e tè e caffè letterari.  È davvero un evento unico nel panorama nazionale perché così possono essere finalmente visibili le donne che “pensano, agiscono, si raccontano, scrivono…” Saranno presenti scrittrici, filosofe, poete, donne delle Istituzioni…( Marisa Rodano, Clara Sereni, Dacia Maraini, Adele Cambria, sen. Vittoria Franco, Luciana Castellina, Barbara Alberti…).

In questa IV edizione di un festival artistico tutto al femminile presenterai la tua nuova pubblicazione: una silloge poetica. Puoi dirci qualcosa?

Qui al Festival (domenica 25 alle ore 10.30) sarà presentato il mio libro di poesie “Portami negli occhi”(Rupe Mutevole 2011). La prefazione del libro è della filosofa Patrizia Caporossi che mi ha sostenuto in questo cammino poetico forte/fragile. Le poesie sono ripartite secondo alcuni temi/archetipi/stanze: Madre, Mare, D’amore, Tempo, Recherche, Cambio, Preghiera. Il movimento delle poesie nell’ambito di ogni “tema” è quello dell’alternanza tra vuoto e pieno, di fusione e separazione, di lotta di opposti, di danza per ricordare e per dimenticare come nella poesia “Rinascere” (gli opposti  mi sfiorano/e per non perdermi/ogni giorno ha il suo rito:/una danza per dimenticare/e per ricordare)…è il movimento dell’onda come nella poesia del titolo del libro (Portami negli occhi/e tienimi vicina/e tienimi lontana/come/dentro un’onda).

Da “Un gatto senza vanità” a “Portami negli occhi”.  Perché il passaggio alla poesia?

Con la poesia per me ritorna il corpo …nei precedenti due libri in prosa (“Cronache di un gatto perfezionista”, Manni 2007 e “Un gatto senza vanità”, Rupe Mutevole 2010), il mio corpo aveva parlato tramite il corpo libero e senza colpa di un gatto di nome Ugo, un gatto come forza spirituale, simbolica e vivente connessa con l’universale, la libertà mentale e l’interiorità femminile. Poi quando nel mio percorso di identità e di scrittura è riemerso il materno, non solo con la storia di mia madre ma anche con la genealogia di madri simboliche, con la relazione con altre donne amiche, quando si è delineato un immaginario simbolico femminile allora è ritornata la fiducia ed è riaffiorata l’emozione nella poesia. La poesia diventa spesso per me l’unico corpo possibile  a causa di un disagio che nasce da un immaginario simbolico maschile che spesso  ho vissuto come “intrusivo”. La poesia è qualcosa di talmente vivo che il corpo non vi si può sottrarre: basta pensare al respiro che è proprio il nostro, che  rimane impresso con le pause e la punteggiatura nei versi e che si libera di nuovo ogni volta che li si legge. Quindi per me molte sono le tracce corporee presenti rispetto alla prosa. Posso dire che nella poesia “capisco con il corpo”. Dal punto di vista stilistico devo dire che, come nel mio libro precedente “Un gatto senza vanità” avevo nominato le donne da cui avevo tratto forza e conoscenza (Maria Zambrano, Etty Hillesum , Simone Weil, Luisa Muraro…) così nei titoli di alcune mie poesie ho nominato le donne sorelle, amiche, poete che hanno reso possibile la mia presa di parola.

Se potessi portare a Narni il fantasma di una scrittrice del passato chi sceglieresti?

A Narni porterei la filosofa spagnola Maria Zambrano perché è la filosofa dell’interezza che, a differenza di una tradizione filosofica che separava logos e corpo, unisce il sapere al cuore, il logos al corpo e considera il corpo (con cui le donne “erano” state identificate in segno di schiavitù) come fonte di creatività e trascendenza che le collega ad un sentire originario….e considera la poesia la  dimensione che può ridarci unità…ma anche a questo  ha pensato l’instancabile Esther Basile organizzando al Festival una Tavola rotonda proprio su Maria Zambrano (venerdì 23 ore 18.00)…e allora io cosa posso volere di più?

“Poete” e non “poetesse”.  Sai il perché di questa scelta?

Secondo Alma Sabatini studiosa del linguaggio, (“Il sessismo nella lingua italiana”, 1987), ad esempio, “…l’uso di un termine anziché di un altro comporta una modificazione nel pensiero e nell’atteggiamento di chi lo pronuncia e quindi di chi lo ascolta. La parola è una materializzazione, un’azione vera e propria….” Ultimamente, si sta diffondendo  l’uso di “poeta” come invariabile perché si tende a considerare dispregiativi tutti i femminili in -essa. ..“ poeta (da grammatica italiana) è un termine epiceno (neutro) quindi è l’articolo che va accordato, non ha bisogno di suffisso derivativo (Bianca Madeccia)”.

Programma completo del IV Festival della Letteratura al femminile

www.rupemutevoleedizioni.com/
www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Redazione

Redazione

Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *