SEL: Scandalo al Gemelli, chiediamo fermezza

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L’allarme per la situazione sanitaria creatasi al Policlinico Gemelli rischia di avere ripercussioni negative sull’immagine della sanità in Italia, vista l’importanza e il prestigio della struttura in questione, mettendo in dubbio le professionalità e l’impegno di tanti professionisti e dipendenti del settore.

In base al D.Lgs.09 aprile 2008 n.81, articolo 41 sulla Sorveglianza sanitaria che citiamo per completezza di quanto intendiamo affermare in seguito si legge:

2. La sorveglianza sanitaria comprende:

b) visita medica periodica per controllare lo stato di salute dei lavoratori ed esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica. La periodicità di tali accertamenti, qualora non prevista dalla relativa normativa, viene stabilita, di norma, in una volta l’anno.

Ed inoltre il successivo articolo dice che che:

4. Le visite mediche di cui al comma 2, a cura e spese del datore di lavoro, comprendono gli esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio ritenuti necessari dal medico competente

Chiediamo pertanto un intervento alla Direzione dell’Ospedale, alla Regione Lazio e alla Commissione di esperti internazionali istituita dal Policlinico Gemelli, perchè insistano nel verif icare i protocolli di screening utilizzati, anche perchè non siamo assolutamente soddisfatti dalle risposte del Gemelli al Mesaggero del 16 settembre:

«Relativamente al personale, i controlli si sono svolti e stanno proseguendo, d’intesa con l’Asl Roma E, secondo un’indagine epidemiologica cosiddetta a cerchi concentrici, coinvolgendo tutti gli operatori che hanno avuto contatti stretti e ravvicinati o sporadici e occasionali con l’infermiera. L’azione intrapresa, l’ampiezza e la straordinarietà dei controlli ancora in corso, costituiscono un fatto eccezionale che oltre a confermare e garantire la sicurezza del Policlinico, potranno contribuire a favorire, come ha sottolineato il ministro della Salute, la definizione di nuove linee
guida per l’epidemiologia e la profilassi della Tbc in ambito ospedaliero. Per evitare inutili e ingiustificati allarmismi è necessario ribadire che l’eventuale positività al test anche di operatori sanitari non segnala né malattia né contagiosità, ma esprime solo l’avvenuto contatto con il micobatterio. In Italia i soggetti con cuti-reazione positiva (venuti a contatto con l’agente della tubercolosi senza sviluppare la malattia) sono stimati in circa il 10 per cento della popolazione».

E in termini simili si è esposto pure il Ministro Fazio: «Non c’è nessun allarme»

Non e’ logico rispondere minimizzando, occorrono risposte serie, concrete e rapide.
Ci va di mezzo la salute, il lavoro e il prestigio di tante persone che lavorano per la struttura e devono essere salvaguardate per il rispetto della
prima legge, la costituzione: art. 32 “La Repubblica tutela la salute come
fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” non si
deve che bisogna evitare allarmismi, caso mai verificare con controlli
che certi episodi non si verifichino più e chi ha sbagliato a tutti i livelli,
paghi

Claudia Iacobelli
Segreteria Provinciale- Roma
SINDACATO EUROPEO DEI LAVORATORI”

sito: http://www.sindacatoeuropeolavoratori.it/
e-mail: segreteria-generale@sindacatoeuropeolavoratori.it

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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