Metti un italiano all’Oktoberfest

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di Paolo Cappelli

Metti un italiano all’Oktoberfest.  La festa della birra che si tiene ogni anno a fine settembre a Monaco di Baviera, anzi, metticene tanti. Metti ancora più tedeschi, una buona dose di inglesi (inglese fa rima con birra, quasi quanto tedesco), un po’ di spagnoli, aggiungi la birra, il pane bavarese, e tanta allegria e il gioco è fatto.

Sembra tutto così semplice, specie per chi decide di andare a godersi un weekend dal contenuto più o meno etilico, ma la macchina che sta dietro all’organizzazione di una festa così importante, sentita e conosciuta è in realtà molto complessa. Si va dal muscoloso (e muscolare) servizio d’ordine, alla logistica dei rifornimenti (servire poco più di 7 milioni di litri di birra, 530mila polli, 117 buoi e 59 vitelli in 15 giorni non è uno scherzo), all’immancabile e quanto mai irrinunciabile servizio sanitario, che interviene per trattare i numerosi casi di coma etilico che ogni anno si registrano (817 nel 2010). Per la città di Monaco si tratta di un evento totalizzante: nelle strade e in particolare nell’area allestita si riversano quasi 6 milioni e mezzo di persone; persino gli addetti alla metropolitana seguono corsi (obbligatori) di formazione per il periodo, in cui apprendono a essere più tolleranti e cortesi del solito e come avvicinarsi e interagire con l’allegro, l’alticcio e l’ubriaco.

Molto di ciò che avviene dentro e fuori i grandi tendoni in cui si servono fiumi di birra nelle Maß (mass), i boccaloni da un litro, colpisce inevitabilmente chi assiste e partecipa per la prima volta a questa festa di popolo. Eh sì, perché è così che la cosa è nata, come una festa del popolo per i propri sovrani, il giorno della cerimonia nuziale tra il principe erede al trono Ludovico I di Baviera e Teresa di Sassonia, il 12 Ottobre 1810. Ma la cosa piacque così tanto ai regnanti, che decisero di ripetere l’esperienza ogni anno in uno spazio aperto e verde, un grosso prato, ribattezzato per l’occasione “Die Theresienwiese” (Il prato di Teresa). Questo è il motivo per il quale la festa si chiama “Die Wies’n” in dialetto bavarese.

La festa come la conosciamo è il risultato di un’evoluzione che si è protratta negli anni e che ha visto la comparsa della corrente elettrica nel 1880, l’inserimento di un sempre maggior numero di attrazioni, l’installazione di una statua che personifica la Bavaria fino alla consacrazione dei chioschi e dei tendoni. I festeggiamenti di oggi, però, hanno perso ogni motivo di devozione e rappresentano principalmente un’opportunità economica. Ogni occasione è buona per far soldi all’interno dei tendoni, a partire dal prezzo di un litro di birra (8,40 euro) o di un pane intrecciato (il Pretzel, a 4,50 euro) che le solerti e prosperose cameriere non esitano ad arrotondare a dieci e cinque rispettivamente, se non si chiede espressamente il resto. C’è persino chi passa con un etilometro portatile per farti sapere, al costo di 4,50 euro (ma stavolta ci hanno dato il resto anche senza chiederlo), quale sia il vostro tasso alcolico. Avere un’idea è facile: il limite per condurre un veicolo, in Italia, come in Germania, è di 0,5 g/l, cioè mezzo grammo d’alcool per ogni litro di sangue. Qui abbiamo visto anche valori di 4,16 e per fortuna il servizio pubblico di trasporto è esemplare.

Un aspetto interessante, tuttavia, è che, nonostante il tasso alcolico medio sia quasi sufficiente a bruciare i microchip di qualsiasi etilometro, raramente si registrano casi di violenza, risse o simili nelle aree interessate dall’Oktoberfest. In caso qualcuno diventi molesto, in poco tempo si ritrova circondato da energumeni che non fanno tanti complimenti e può scegliere di calmarsi o di vedersi catapultare nelle braccia della Polizei, che di complimenti ne fa ancora meno. I problemi nascono quando ci si allontana dalle zone sotto l’occhio delle 516 telecamere installate per motivi di sicurezza e controllo: il numero di aggressioni è cresciuto da 140 nel 2010 a 155 nel 2011, compresi cinque stupri, più altre violenze generiche contro le donne, ovviamente indotte dagli stati di ubriachezza a vari livelli.

L’efficienza sanitaria teutonica si rivela ogni qual volta si registra un caso di svenimento indotto dall’alcool. Molti bevono fino a vomitare e la cosa è estremamente pericolosa. Dopo il caso verificatosi nel 2009 di un 72enne soffocato dal proprio vomito e giunto cadavere in ospedale, la Rotes Kreutz ha deciso di correre ai ripari. L’intera area dell’Oktoberfest è disseminata di squadre mobili di soccorso (sono al massimo dieci, a seconda delle giornate e dell’affluenza), che si spostano a piedi spingendo una barella su ruote, o al massimo con un’auto non più grande di un’utilitaria, raggiungono il malcapitato e intervengono immediatamente (la media dei tempi tra chiamata e intervento è di circa 3 minuti). L’ambulanza interviene solo se strettamente necessario, altrimenti si vede una barella coperta da una sovrastruttura gialla (un telo sorretto da un’intelaiatura) spinta dai sanitari verso un punto meno affollato nel quale poter amministrare le cure del caso. E’ un po’ macabro, dobbiamo riconoscerlo, veder passare questo parallelepipedo ruotato, preceduto da un paramedico che tiene in mano un megafono dal quale esce il suono di una sirena, come se si trattasse di un’ambulanza, per far spostare la folla.

Se vi piace fare la conoscenza di nuove persone (tante), bere birra (mai poca) e riportare a casa almeno un chilo in più, è un’esperienza da fare.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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