Ecologia del vivere: Siate affamati, siate folli!

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di Stefania Taruffi

 

Steve Jobs lascia un grande impero, ma anche un vuoto immenso. La frase tratta dal suo celebre discorso all’Università di Stanford, è entrata nel cuore di milioni di persone, allo stesso modo dei prodotti da lui genialmente inventati sotto il noto marchio della Mela, la Apple, sono entrati in tutte le nostre case. Quello che colpisce della sua storia, è certo il successo di un self-made-man che senza un soldo in tasca e neanche una laurea, ma con fantasia e determinazione, ha creato un impero informatico semplicemente soddisfacendo un bisogno, con prodotti di alta qualità, appetibilità e di una bellezza sconvolgente, che appaga anche le crescenti richieste di estetica degli oggetti tecnologici. E’ soprattutto nella sua persona che erano racchiusi tutti i segreti del successo.  Steve infatti, oltre ad essere stato un imprenditore di successo, era anche un grande uomo, dal quale ognuno di noi dovrebbe imparare. La sua storia nasce nel dolore e si sviluppa attraverso l’esperienza sul campo. Si afferma che chi abbia sofferto sin da piccolo ed è sensibile, sviluppa una grinta, un’energia propulsiva che rende più chiari gli obiettivi della propria vita e la determinazione a raggiungerli, nel modo migliore per se stessi e, di conseguenza, per tutti coloro che ne beneficiano. Nasce in una famiglia senza amore, che l’ha dato in adozione a genitori ‘laureati’, perché la madre biologica credeva che avesse più futuro con persone che avessero studiato. La prima famiglia lo respinge, voleva una femmina. La seconda lo accoglie con amore e spende tutti i risparmi per farlo studiare all’Università, come da accordi con la famiglia d’origine. Steve si rende conto dell’inutilità di spendere tutto quel denaro per studiare e abbandona il College: “con la fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso” e comincia a seguire il suo istinto, un percorso personale legato ai propri bisogni, alle proprie pulsioni e passioni, seguendo ciò che lo stimolava di più. Ha saputo ‘ascoltarsi’ e assecondare la propria indole. Si dice che sia questo il segreto della felicità: essere sempre se stessi e seguire le voci interiori. Steve ha avuto il coraggio di provarci, sin da giovane. “tutto quello in cui inciampai semplicemente seguendo la mia curiosità e il mio intuito, si rivelò in seguito di valore inestimabile”.

Fondamentale il suo stile di vita: seguire sempre il proprio istinto e il cuore e lavorare sodo. E il duro lavoro ha trasformato in dieci anni la Apple, nata in un garage dove lavoravano lui e il suo amico Woz, in un impero da due miliardi di dollari e 4000 dipendenti nel mondo. Poi ancora dolore. I diverbi con i dirigenti della sua azienda e il suo allontanamento da ciò che lui stesso aveva creato. Ancora una volta Steve non molla e c’insegna che da una perdita, da un insuccesso può sempre nascere una nuova opportunità. E crea due nuove società, la Pixar, la prima azienda che fu in grado di creare un film in animazione digitale e la NeXT, per lo sviluppo di nuove tecnologie, che fu poi acquistata dall’Apple, per cui ritornò nella sua azienda che da qual momento in poi, utilizzò le sue tecnologie. A volte la vita fa strani giri, ma il destino è segnato: Steve era destinato a fare la differenza. E’ stato messo di fronte a tante difficoltà, per ultima la sua malattia, ma non ha mollato mai, combattendo sempre per raggiungere i propri obiettivi. Lui stesso diceva: “Qualche volta la vita ci colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però, non perdetela mai. Sono convinto che mi abbia salvato sempre l’amore per quello che facevo, perché l’unico modo di fare un gran bel lavoro, è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. Non accontentatevi.”.

Steve Jobs forse sentiva dentro di sé di dover morire giovane, ma è proprio l’idea della morte che gli ha dato il coraggio di vivere ogni giorno come fosse l’ultimo, di seguire l’istinto, il cuore, di mettere da parte i timori e prendere decisioni, spesso difficili, che lo avrebbero portato al successo. Forse il suo celebre discorso ai neolaureati di Stanford è  così straordinario perché in quei 15 minuti Steve Jobs ha condensato tutta la sua vita e in generale, il senso della vita stessa, affrontando anche il tema della morte, mettendo gli studenti e, a sua insaputa, tutta l’umanità, di fronte ad una triste realtà: “Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso, non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto, la morte è la destinazione che condividiamo. Nessuno gli è mai sfuggito. E così perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita, spazza via il vecchio per fare posto al nuovo. Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario“.

 

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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