Proteste in piazza tra rabbia e caos

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di Paolo Cappelli

 

Un elicottero della Polizia volteggia sul centro di Roma. Lo fa dalle 11, ora più ora meno. Ora sono le 18.30 e l’elicottero vola ancora. Sette ore e mezza. Un’ora di volo di un AB412 costa al contribuente circa 5mila euro, quindi, a conti fatti, per la vigilanza di questo pomeriggio, se l’aeromobile atterrasse immediatamente (ma non è così, perché mentre scriviamo continua a stare in aria), abbiamo speso circa 37mila cinquecento euro. E solo per guardare. La scena si ripete a ogni manifestazione e basta leggere i giornali o guardare qualche notiziario per rendersi conto di quante se ne organizzano a Roma.

La presenza dell’elicottero in questione si è resa necessaria già dalla mattina, quando un gruppo di manifestanti ha tentato di introdursi illegalmente all’interno di Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia, per lo più durante la visita del Presidente della Repubblica. Gli indignati, partiti da Montecitorio al grido di «Via la casta», hanno bloccato per alcuni minuti via del Corso, per poi attestarsi poco lontano, a Piazza Santi Apostoli. Ripartiti in corteo, dopo qualche momento di tensione con le forze dell’ordine, hanno istituito un presidio a via del Corso, bloccando una delle principali arterie del centro della Capitale, dove sono rimasti sino a tarda notte, prima di essere sgomberato dalle forze di polizia.

Diversa la situazione a Bologna, dove gli “indignati” hanno tentato di violare il perimetro degli uffici della Corte d’Appello. Giunti di fronte alla sede dell’istituto bancario centrale, il leader della protesta Gianmarco De Pieri, leader del centro sociale Tpo, ha lanciato con un megafono il suo grido di guerra: “Fateci entrare o entreremo a spinta, l’avevamo detto. Se qualcuno si fa male ognuno è responsabile delle proprie azioni”. Inevitabilmente, dopo qualche minuto trascorso a spingere, le prime file degli assalitori sono state disperse da una carica di alleggerimento delle forze dell’ordine, presenti in numero adeguato e in tenuta antisommossa. Il primo bilancio parla di una ventitreenne ferita alla bocca, poi soccorsa e trasportata in ospedale.

Ora, tralasciando per un momento i motivi per i quali è stata organizzata la protesta, il solo pensare di voler violare la legge per invocare il rispetto dei propri diritti è di per sé privo di senso. Secondo questo concetto, infatti, ognuno potrebbe farsi giustizia da solo e ciò è ampiamente contro ogni concezione di stato democratico e di legalità. Assodato che il diritto di protestare è un diritto costituzionale che va rispettato e difeso, nulla può invocarsi a protezione di una protesta che viola la legge. Bloccare una strada di scorrimento o i binari di una stazione è contro la legge, affermazione che non può essere contraddetta in alcun modo. Peraltro, va contro lo spirito e l’obiettivo stesso della protesta, cioè l’ottenimento di un risultato. Dire “se qualcuno si fa male” è colpa vostra è alquanto irresponsabile, dal momento che in nessun modo sarebbe stato consentito a chicchessia di entrare dove non si può. Inutile è anche pretendere di farlo sperando che le forze dell’ordine, preposte al mantenimento di quest’ultimo, non reagiscano. Per non prendere bastonate è sufficiente non tentare di irrompere illegalmente in uno spazio riservato, il che non significa, attenzione, che non si deve protestare o che protestare sia illegittimo. Significa solo che protestare in quel modo non serve a nessuno: non serve a chi protesta, che non ottiene ciò che vuole e prende (spesso) solo bastonate, non serve a chi la protesta la subisce (i cittadini romani trovatisi in mezzo, che infatti in larga parte hanno declinato l’invito all’adesione alla protesta) e non è utile ai decisori, che in ogni caso rimangono a discutere di quanto previsto.

Se questo è lo spirito del movimento di protesta che vuole cambiare l’Italia, già che di riforme ce n’è veramente bisogno, faremmo bene a considerare altre alternative, preferibilmente legali, perché trasformare le piazze in un campeggio non renderà l’ambiente più vivibile.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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