Indignati: da Wall Street alla City di Londra

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Prima Wall Street, poi il London Stock Exchange. Gli indignados di sua Maestà hanno infatti dichiarato di voler occupare, il prossimo sabato, la sede della borsa di Londra in segno di “solidarietà” ai cugini americani. L’azione ha immediatamente suscitato l’approvazione di altre sigle – come Uk Uncut, che a inizio anno ha occupato Fortnum&Mason per protestare contro l’evasione fiscale dei grandi gruppi. Se da un lato dell’Atlantico, infatti, il movimento Occupy Wall Street ha dato fuoco alle polveri già da diverse settimane, in Europa il D-Day deve ancora scattare. Ma è ormai alle porte. Sabato 15 ottobre è stato infatti scelto come la giornata di protesta globale dai movimenti d’oltre Manica. L’idea dunque è di convergere sulla borsa e occupare la City di Londra per protestare contro le ingiustizie economiche e sociali e far parte così del “movimento globale per la democrazia reale”.

Gli immancabili gruppi Facebook e Twitter stanno nelle ultime ore facendo il pieno d’iscritti – se questo si trasformerà poi in reale partecipazione è tutto da vedere. “Questo è un movimento popolare – spiega Kai Wargalla, uno dei sostenitori dell’appello – e vogliamo stare dalla parte di quel 99% di popolazione che dà più valore alle persone che ai profitti. Vogliamo far sentire la nostra voce contro l’ingordigia e la corruzione, per sostenere la democrazia e una giusta società. Siamo quindi solidali con Occupy Wall Street e i protestanti della Spagna, della Grecia e del Medio Oriente. Ovvero quelli che hanno hanno dato inizio a questo movimento: hanno spinto i popoli di tutto il mondo a compiere un passo avanti e far sentire la propria voce”. Stesso tono sul fronte di Uk Uncut – che lo scorso sabato ha occupato il ponte di Westminster per protestare contro la riforma del servizio sanitario nazionale.

“Il successo dell’occupazione delle piazze spagnole, dove si chiede democrazia e la fine delle politiche di austerity, ha mostrato, insieme alla protesta di Wall Street, che questa è la direzione da intraprendere anche a Londra e nel Regno Unito”, ha detto il militante Peter Hodgson. “Il governo sta ignorando il suo elettorato”. L’appello termina con la precisazione che l’occupazione di Londra farà parte di ‘United For Global Change’. Ovvero un movimento che “trascende ogni affiliazione politica” e che punta, attraverso il dialogo, alla riforma della “finanza e dei governi” in modo che servano meglio gli interessi di quel “99%” della popolazione. (Mattia Bernardo Bagnoli, Ansa)

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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