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Sigaretta da Tiffany: Gioielli o bijoux?

di Annalisa Sofia Parente

Roma. Via del Babuino 118. Infilo la mano sinistra nella mia grandissima borsa. Mi cadono ombrello e giornale… il naso si arriccia in uno starnuto. Troppo buffa per questa preziosa via, poco ‘composta’ davanti a questa vetrina elegantissima. Trovo il mio accendino e accendo una sigaretta.

Primo sbuffo di fumo davanti alla scritta leggendaria Tiffany & Co.

Tiffany è un nome che riempie la bocca di un sapore di eterno e quasi metafisico glamour.Per donne adulte e ragazzine parlare di Tiffany rimanda ad un Sogno, effetto di certo corroborato anche dal tributo al brand della intramontabile e conosciutissima pellicola di ‘Colazione da Tiffany’, con la stilosa e immortale Audrey Hepburn. E’ come se non ci potesse capitare nulla di brutto là dentro, non con quei cortesi signori vestiti così bene, con quel simpatico odore d’argento e di portafogli di coccodrillo: quasi tutte le donne, o almeno quelle più romantiche, condividono questo pensiero di Holly, ruolo interpretato nel film da Audrey. Il rimando spontaneo, quasi imprescindibile alla pellicola del 1961 di Blake Edwards, tratto dall’omonimo romanzo di Truman Capote, lascia spazio ad una mia considerazione:

C’è una equilibrata convivenza di Gioielli e Bijoux o uno dei due ‘va’ più dell’altro?

Questa domanda sarebbe apparsa eretica prima dell’800, quando il gioiello aveva la ‘missione’ e il ‘dovere’ di spiattellare al mondo il proprio ceto sociale, al dito o al petto degli uomini. (Eh sì, i nostri maschietti vanitosi lo sono sempre stati; -)

I gioielli, che si facevano portavoce di questa virile ultrapotenza erano soprattutto il diamante (duro, limpido e brillante) e l’oro che, a differenza del primo era un ‘metallo sbiadito e giallastro   ma di eguale potere intellettuale poichè sottolineava come la ‘mediocrità della sua sostanza contrastasse con l’ampiezza delle sue possibilità’. Ancora oggi l’oro conserva il suo straordinario ‘potere’ (economico piuttosto che sociale) e il diamante resta quella pietra indistruttibile ed eterna, associata (furbamente) all’auspicata eternità di un sentimento…                                                                                           Ma a partire dalla fine dell’800, con l’ Art Noveau e poi con l’Art Deco, comincia a salire di quotazione il Bijoux, ovvero la tanto’ declassata’ bigiotteria, rispettivamente con ornamenti sinuosi e naturali e con motivi decorativi stilizzati, realizzati con leghe in metallo e nichel. Una certa sovrabbondante eccentricità di bijoux che caratterizzò lo star system hollywoodiano degli anni ’30, sarà superata nel dopoguerra con una contrastante sobrietà; fino agli anni 60/70, quando cominciò a diffondersi anche una bigiotteria realizzata con materiali ‘poveri’ e di scarto come la plastica, con il legno e con metalli sempre meno preziosi…

Il mio amatissimo Barthes affermava che, se il gioiello aveva nell’antichità un carattere teologico e aristocratico, il bijoux ne acquistò, in età moderna, uno laico e democratico, dove la discriminazione non consisteva più nel prezzo, bensì nel gusto.

…Ma quanto è vero! Il bijoux rientra più che mai in quella categoria divenuta fondamentale in un’economia del vestito, ovvero il dettaglio, un ‘nonnulla’ che però determina il senso di uno stile e sembra esprimere una individuale intelligenza. (Sarà per questo che ogni qualvolta scendo le scale di casa sentendomi insufficientemente vivace, guardo le mie dita e non trovo uno dei miei enormi anelli e, affranta da questa variante della ‘sindrome di Sansone’, costringo il mio corpo ad affrontare il dramma di una ‘risalita’…). Nonostante la sua declamata natura democratica, la nostra Bigiotteria ha subìto anch’essa una suddivisione per classi: ce n’è una di ‘Couture’, indirizzata alle mises dell’Alta Moda, una ‘di fantasia’ da inserire in un look da pret a porter e infine una Bigiotteria di serie per la massa.

Io, a queste tre categorie, ne aggiungerei altre due: la Bigiotteria del ‘fai da te’, realizzabile con pochi soldi e molta fantasia e quella del ‘ma guarda un po’ qui in mezzo cosa c’è…’, rintracciabile con poca fretta e molta fortuna in qualche insospettabile cassetto della nonna o in qualche disordinato bazar ambulante;-)

La sigaretta è finita, l’ora della colazione è passata e, poichè di Audrey Hepburn non ho nulla (se non una stampa a casa), mi allontano dalla vetrina e decido di ‘tuffarmi in un gomitolo di’…cianfrusaglie colorate!

E voi, mie care lettrici ( e anche lettori)… preferite il gioiello o il bijoux?

 

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