Successo a Londra del Language Show Live

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di Paolo Cappelli

La comunicazione, particolarmente quella linguistica, passa per Londra. La capitale britannica si conferma città cosmopolita e ha ospita, dal 21 al 23 ottobre, presso l’Olympia Exhibition Centre, la 23esima edizione del Language Show Live, fiera europea dell’industria e dei servizi linguistici. L’evento richiama ogni anno espositori da tutto il mondo, segnatamente insegnanti e scuole di lingue, istituti di cultura, produttori di software per la traduzione assistita e istituzioni europee del settore, come la Interpreting for Europe cui fanno riferimento i servizi del Parlamento Europeo, della Commissione e della Corte di Giustizia e lo European Personnel Selection Office (EPSO), che effettua le selezione del personale per tutte le istituzioni europee. Nata come una semplice conferenza di insegnanti di lingua inglese, questa importante fiera delle lingue ha visto crescere progressivamente il numero delle presenze, fino a sfondare il muro dei 10mila visitatori nel 2010, con la prospettiva di raggiungere quota 11mila quest’anno.

Scopo della fiera non è stato solo quello di presentare la più ampia offerta di servizi disponibili a chi quotidianamente lavora con le lingue, ma soprattutto di fornire informazioni al grande pubblico per avvicinare il cittadino europeo (e non solo) al mondo della comunicazione multilinguistica. Molti i seminari di approfondimento, saggiamente suddivisi in filoni tematici relativi all’uso della lingua parlata, alla costruzione delle carriere nelle professioni linguistiche, alle sessioni formative e informative per insegnanti, al conseguimento della certificazione EFL (English as a Foreign Language).

Sono state le lingue e le culture asiatiche, particolarmente il cinese, il giapponese e il coreano a fare parte del leone: l’offerta delle tre lingue, presa congiuntamente, occupava circa un terzo degli stand a disposizione. Tra le “attrazioni” più curiose, la possibilità di entrare in una cabina di simultanea accompagnato da un professionista, indossare le cuffie e tentare di tradurre un video didattico dall’inglese alla propria lingua. “Un’esperienza veramente stressante”, l’ha definita Amelie, ventiduenne francese di Nizza, appena uscita dalla cabina. “Capisci quello che dicono in inglese, ma quando tenti di parlare nella tua lingua è come se le parole ti rimanessero bloccate in testa”. Due interpreti della Commisione Europea ci spiegano, poi, che si tratta di bilanciare quattro capacità: l’ascolto, la comprensione, la traduzione e la produzione orale. Tenerle costantemente in equilibrio, pare, non sia affatto facile.

Presenti in gran numero molti editori, tra cui Cambridge Unversity Press, Oxford University Press e EMC Publishing, per non parlare delle istituzioni universitarie, come la London Metropolitan University, la Universidad de Salamanca, la Universidad de Valladolid e la University of Westminster, nonché gli istituti nazionali di lingua e cultura, come il Cervantes per quella spagnola e il Goethe Institut per quella tedesca.

Altrettanto interessanti, i laboratori per avvicinare le persone ad alcune lingue straniere, dando loro un’idea di quale sia la complessità dell’apprendimento. Le cosiddette ‘language taste session’ (sessioni di approccio alla lingua) prevedevano un’ora di lezione di gruppo per avere un primo contatto con realtà aliene ai più come i saluti in cinese, giapponese e hindi, ma anche con espressioni in lingue europee che, alla maggioranza di noi, suonano meno esotiche.

I municipi di Salamanca e Valladolid, in Spagna, hanno presentato un’offerta formativa completa, cha va dai corsi intensivi di 25 ore la settimana (praticamente una maratona) ai weekend con visita della città. A favore dello spagnolo c’è la maggior somiglianza con l’italiano, ma ci sono anche le molte differenze, principalmente in termini di ‘falsi amici’, parole quasi uguali tra due lingue, ma con significati del tutto diversi (embarazada in spagnolo vuol dire incinta e non imbarazzata).

Altre lingue e culture erano rappresentate in misura minore, ma comunque significativa: ben sei stand di promozione della lingua e cultura francese, quattro di quella polacca, uno di quella basca, uno stand del ministero georgiano (!) della cultura e dell’istruzione, il simpatico Russian Village, uno stand per l’esperanto,  tre per il giapponese, uno per il coreano, mentre di quelli per lo spagnolo e il cinese abbiamo perso il conto.

Pochi (solo 2) gli stand dedicati alla lingua araba, ma ciò non sorprende, ci spiegano gli organizzatori, in un paese ad elevato rischio di terrorismo, in cui c’è più paura che pregiudizio, visto il passato coloniale e la spinta integrazione delle comunità musulmana e indiana in quella britannica. Vi chiederete quanti fossero gli stand dedicati alla lingua di Dante. Anche noi ce lo siamo chiesto dopo aver fatto due giri completi della fiera e scoprire che non ce n’era nessuno. Zero, nisba. Mancava cioè una delle lingue prevalenti in Europa, di fatto una delle sole quattro lingue ufficiali al tempo della creazione della Comunità Europea. “È vero, è strano – ci ha detto Anita Gorny, polacca, piacevole ospite e manager dell’intero evento (vedi la video intervista) – per qualche ragione, gli stand di italiano, che è peraltro una lingua sempre molto richiesta, quest’anno non ci sono”. È veramente un peccato, perchè chiedendo in giro, specialmente a francesi, spagnoli e portoghesi, probabilmente anche in questo caso per l’affinità tra le lingue, l’italiano non è solo apprezzato, ma è anche un prezioso strumento da aggiungere alle combinazioni linguistiche dei professionisti del settore, cosa che la stessa signora Gorny ci ha confermato. Una maggiore attenzione, in questo senso, verso la nostra cultura e la nostra lingua, che tanto ha dato alla formazione del Vecchio Continente sembra essere più un dovere che un’opportunità. Ci è venuto il dubbio che il nostro Ambasciatore in città potesse non essere informato dell’evento e allora abbiamo chiamato la nostra rappresentanza diplomatica per chiedere all’addetto culturale il perchè di quella che ci è sembrata una mancanza non da poco, oltre che un’occasione perduta. Purtroppo, abbiamo ricevuto unicamente il conforto di un messaggio registrato che ci informava degli orari d’apertura della sede diplomatica e niente di più. I tagli alla cultura e all’istruzione avranno colpito anche la nostra presenza a Londra?

Simpatico e utile era il “Conversation corner” (l’angolo della conversazione) in cui sedevano persone disponibili a dialogare nella propria lingua madre con chi, invece, quella lingua la sta studiando. La cosa che ci ha colpito di più è stato visitare i due stand dei sordi (in inglese li chiamano così, senza giri di parole, o eufemismi) e dell’insegnamento della lingua (britannica) dei segni. Non solo abbiamo appreso che le lingue dei segni sono diverse da paese a paese, ma anche che in alcune si ‘segnala’ con una mano sola e in altre con entrambe. L’aspetto però più controverso, almeno per ciò che riguarda l’Italia, ha a che vedere con il riconoscimento della lingua dei segni come, appunto, lingua vera e propria. In questo senso, la comunità dei sordi è spaccata in due. I sostenitori del provvedimento in discussione, insieme a molti altri, presso il nostro Parlamento, promuovono l’integrazione dei non udenti attraverso una maggior diffusione della LIS, anche nelle scuole. I detrattori, per contro, avversano fortemente una legge che, a loro dire, costringerebbe lo Stato a reperire risorse per corsi e aggiornamenti, invece di garantire ai sordi la libertà di scegliere una forma di assistenza medica che consentirebbe, in primis ai più giovani, di poter parlare con la propria voce e di ‘ascoltare’, senza bisogno di intepreti. Da una parte, c’è la richiesta di uno statuto di minoranza culturale, dall’altra il diritto alla parola. Se infatti la proposta di legge, già positivamente passata al vaglio della Commissione Affari Costituzionali del Senato, fosse approvata anche alla Camera, i sordi italiani diventerebbero una minoranza linguistica, con tutti i diritti conseguenti e i doveri da parte dello Stato di garantirli a scuola, nella sanità, negli uffici, in ogni occasione della vita sociale.

Ulteriori informazioni e punti di contatto:

Sito della fiera: (valido anche per il 2012) – www.thelanguageshowlive.co.uk

Per la lingua spagnola:
– a Valladolid: La Casa del Español – Rif. Camila Presencio (camila@casadelespanol.com), tel. 0034 983 200 999, www.casadelespanol.com
– a Salamanca: DILE – Rif. Susan Bernamont (salamanca@dilescursos.com), tel. 0034 923 282 446

Per la lingua britannica dei segni:
BSLworks – Rif. Sandra Duguid (office@blsworks.com), tel. 0044 020 8424 0580

Per la lingua italiana dei segni (LIS) (risorse tratte da internet):
– Dizionario dei classificatori e dei segni LIS – www.dizlis.it
– ANIMU – Associazone Nazionale Interpreti Lingua dei Segni Italiana – www.animu.it
– Istituto Statale dei Sordi (Roma) – www.istitutosordiroma.it

Si ringrazia Benedetta Benedetto per la collaborazione fornita nelle riprese.

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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