Attraverso lo specchio: Narcisismo, Erotismo, Fragilità

di Annalisa Sofia Parente

Ci guardiamo allo specchio continuamente. Quando ci sciacquiamo il viso disfatto dal sonno, quando ci trucchiamo e vestiamo, quando ripetiamo la lezione del giorno dopo, quando ci carichiamo per un discorso d’amore o di odio, quando guardiamo noi stesse e un paio di scarpe nella vetrina di un negozio… Eh sì, lo specchio è sempre associato ad un’attenzione verso la parte più caduca di noi stessi,ovvero il corpo e per questo diviene simbolo di vanità e lussuria. E’ l’inganno dei sensi, il desiderio di contemplare la propria immagine, compiacendosi o di rifiutarla, intristendoci. Eppure..quante poche volte in realtà ci specchiamo?Quante poche volte lasciamo che la nostra immagine riposi aldilà di quel vetro per avere il tempo necessario di riflettersi e riflettere un istante del nostro cuore? Ieri sera mi è capitato di specchiarmi: ho tolto gli occhiali, sciolto i capelli e, chissà perchè, sganciato la mia collana con il ciondolo della Tour Eiffel. In quel momento mi son rivista diversa dall’ultima volta in cui l’ho fatto. Ed ho pensato alle mie cose che, per vostra fortuna, non starò qui ad elencarvi.Conoscere il proprio corpo e le sue smorfie, le sue espressioni, è un po’ come prenderne possesso, sentire di appartenere ad esso anche con la nostra intimità…

Spesso mi chiedo come miliardi di esseri umani nell’antichità abbiano vissuto senza vedere la propria immagine, se non specchiandosi nell’acqua di fiumi o laghi (come l’intramontabile mito di Narciso) e in quella contenuta in vasi di terracotta oppure facendo ritrarre la propria effigie in dipinti… Ma quelle erano immagini vaghe e inattendibili, mobili, che non lasciavano spazio ad una visione d’interezza e nitidezza. Alcuni specchi sono stati ritrovati in tombe egizie di faraoni, anche se di dimensioni ridotte e per molto tempo questa riproduzione del proprio corpo è rimasto un lusso che poteva permettersi solo un ceto sociale abbiente. Per fortuna anche la moda dello specchio ha subito un processo di democratizzazione che oggi ha permesso a tutti di restare -chi più, chi meno- vittima di un narcisismo spesso sfacciato, altre volte celato. Un narcisismo direi quasi erotico, che ci spinge ad assumere pose strane, a volte buffe, davanti ad una lastra di vetro e addirittura ci porta a considerarla quasi una sorta di amante da sedurre o da cui non lasciarci cogliere disfatti o disordinati. Io, ad esempio, quando mi specchio, tendo a piegare la testa a destra e ad arricciare le labbra, impostata con la schiena dritta e la pancia trattenuta da un lungo respiro. Vogliamo vederci sensuali, voluttuosi, desiderabili , scovando tutti i trucchi o le smorfiette per essere tali. Ognuno di noi osserverà le sue lunghe gambe, i muscoli, il seno, gli occhi, i capelli appena messi in piega, la linea dell’abito sul proprio corpo…ognuno di noi sarà pronto ad innamorarsi un po’ di se stesso come quel buffo, matto e così apparentemente lontano Narciso.  Altre volte, però, lo specchio assume una connotazione negativa e così accade che l’immagine proiettata non ci piace, ci crea disagio, imbarazzo, desolazione. E questo sconforto colpisce non solo chi non ha spiccate doti estetiche, ma anche le donne e agli uomini più belli. In questo caso, amici miei, non è il corpo che si rifiuta, ma la nostra fragilità e le nostre paure, il mondo che abbiamo intorno, la terra che calpestiamoCi vuole coraggio ad attraversare quel vetro, più coraggio di quanto possiamo credere…perchè significa invertire i nostri ruoli nella vita, diventare spettatori di noi stessi anzichè attori, capovolgere i nostri punti di vista, ubriacarci della nostra immagine e sostenerne poi la sbornia. Senza nè aspirina nè caffè.                                                                                                                               Così come accadde all’Alice d i Lewis Carroll che, sei mesi dopo le sue avventure nel Paese delle Meraviglie, sonnecchiando su una poltrona del suo salotto, voleva sapere a tutti i costi cosa si nascondesse al di là dello specchio fino a quando non riuscì ad oltrepassarlo, dando inizio alle sue inquietanti avventure oniriche. Eh sì, cari lettori, questa è la scena iniziale del seguito del libro di Alice nel Paese delle Meraviglie cui Carroll diede il titolo di Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò.

Se Alice ci trovò fiori parlanti, animali ibridi ed insistenti personaggi della scacchiera…voi… cosa pensate di trovarci?

 

 

 

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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