Residui nucleari e gas letali in Libia

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di Fernando Termentini

Il 23 settembre le forze rivoluzionare libiche hanno comunicato di aver rinvenuto a Sabha, a circa 750 chilometri da Tripoli, un deposito di materiale nucleare. Centinaia di fusti con sostanze radioattive e sacchi di plastica gialla. Notizia interessante, ma non a sorpresa, in quanto all’Agenzia Atomica (AIEA) era noto che in Libia esistessero depositi di materiale nucleare anche se non ne era conosciuta l’esatta natura e consistenza rispetto a quanto dichiarato a suo tempo da Gheddafi. Sono stati trovati bidoni e sacchi sigillati con nastro adesivo con riportate scritte solo in inglese e senza nessuna notazione in arabo. Nelle sacche di plastica una polvere gialla come pubblicato in un sito di Internet, le cui immagini non permettono, però, di capire con certezza la natura del materiale contenuto nei bidoni. La polvere gialla, invece, è con ogni probabilità “yellowcake” (torta gialla), scoria dei processi di purificazione dei minerali che contengono uranio. In sintesi, ossidi di uranio (biossido e triossido) con scarsa valenza radioattiva ma molto tossici se ingeriti o inalati. Il deposito di Sabha non è la sola scoperta negli otto mesi di guerra. Altri nascondigli sono stati individuati come confermato dall’Istituto di Studi Strategici di Londra. Scorie radioattive provenienti dalla vecchia centrale di Tajoura ubicata nella periferia di Tripoli e materiale chimico altamente letale, parte integrante dell’arsenale di Gheddafi. Lynn Pascoe, Capo ufficio politico dell’ONU ed altre fonti delle Nazioni Unite precisano, a tale riguardo, che Gheddafi dopo aver aderito nel 2003 agli accordi internazionali sull’uso di armi chimiche, nel 2010 aveva distrutto solo il 55% dello specifico armamento, con una disponibilità residua di ancora qualche tonnellata di iprite. Valutazioni confermate dai ritrovamenti del CNT a Jufra ed a Ruwangha dove sono accatastati fusti di iprite e gas nervini ed a Sabha dove sono immagazzinati centinaia di proiettili contenenti iprite fabbricati in Corea.

Gheddafi è stato frettolosamente trucidato. Con la sua morte è diventato tombale il segreto su dove poteva essere nascosto il materiale nucleare e chimico e, soprattutto, chi nel tempo aveva fornito alla Libia le necessarie materie prime e le tecnologie per trattare l’uranio e fabbricare gas letali. Anche l’archivio del Rais trovato nel bunker di Tripoli sicuramente non potrà fornire notizie utili nello specifico, in quanto ormai abbondantemente epurato nei molteplici passaggi di mano dal momento del ritrovamento. I gas e le scorie nucleari difficilmente potranno essere utilizzate per scopi militari, ma rappresentano un’appetibile fonte di rifornimento per scopi eversivi qualora qualcuno intendesse effettuare attentati terroristici “sporchi”. Rappresentano, inoltre, una consistente risorsa economica, se immessi sul mercato clandestino degli armamenti. E’ imperativo, dunque, che la comunità internazionale attui immediate iniziative per individuare tutti i possibili depositi, inventariandone i contenuti per metterli in sicurezza per eliminare qualsiasi rischio di minaccia specifica sul piano globale.

L’ONU dovrebbe essere promotore, quindi, di iniziative appropriate perché lo specifico problema sia affrontato e risolto il più rapidamente possibile, come avvenne nel 1989 in Afghanistan per la bonifica di mine e di ordigni bellici non esplosi, quando fu avviato un intervento finalizzato, l’Operation Salam, con il coinvolgimento di tutta l’expertise internazionale. Una risoluzione delle Nazioni Unite da promuovere, questa volta, non solo per garantire una “formale” protezione dei civili libici, ma per assicurare l’effettiva salvaguardia della popolazione mondiale.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

One Comment

  1. 28 ottobre 2011

    Purtroppo sembra che la storia dell’Iraq post-Saddam si stia ripetendo nella Libia post-Gheddafi… (link)

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