Monica Vitti compie 80 anni. La rivoluzione e la fantasia

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di Anna Esposito

 

Credeva di non poter accampare pretese e farsi strada tra stuoli di maggiorate e fotomodelle uscite da riviste patinate. Il cinema le pareva un mondo poco ospitale. Così dopo aver frequentato l’Accademia di Arte drammatica Silvio D’Amico con il maestro Sergio Tofano, Monica Vitti, al secolo Maria Luisa Ceciarelli, si dedicò soprattutto al teatro. Fu Michelangelo Antonioni che la notò dalla cabina di regia, mentre lei stava doppiando Dorian Gray ne Il grido (1957), che le spalancherà le porte della fabbrica dei sogni. L’intenso rapporto con l’ermetico regista toscano la renderanno musa e protagonista della quadrilogia dell’incomunicabilità, con “L’avventura” (1960), “La notte” (1961), “L’eclisse”, (1962) e “Deserto Rosso”, (1964). Riuscirà a ritagliarsi un discreto seguito in Inghilterra nel 1966, interpretando “Modesty Blaise, la bellissima che uccide” diretta da Joseph Losey, al fianco di Terence Stamp e Dirk Bogarde.

Sarà però con Mario Monicelli, interpretando Assunta, la siciliana sedotta e abbandonata ne La ragazza con la pistola (1968), che Monica riuscirà a pieno a mostrare la sua incredibile verve comica unita ad un fascino e una sensualità che l’hanno consacrata tra le migliori attrici italiane e l’hanno resa ancora oggi, nonostante la sua lontananza dalle scene, indimenticata. La pellicola ottenne una candidatura all’Oscar come miglior film straniero e la Vitti fu premiata come miglior attrice al Festival di San Sebastiàn. E’ stata una bambina incompresa e una giovane non abbastanza ribelle, dichiarò in un’intervista. Il suo atto rivoluzionario: la fantasia. Riuscire a vincere l’impotenza di una realtà ingombrante ogni volta vivendo un altrove, rinascere in ogni ruolo, indossare la vita di donne tanto diverse, ma sempre con la stessa naturalezza ed ironia. Con disarmante sincerità ammise “Faccio l’attrice per non morire. Quando a 14 anni e mezzo avevo quasi deciso di smettere di vivere, ho capito che potevo farcela, a continuare, solo fingendo di essere un’altra, facendo ridere il più possibile”. Fu proprio a 14 anni che debuttò a teatro ne “La nemica” di Niccodemi, interpretando il ruolo di una donna di di quarantacinque anni che perde un figlio in guerra, mostrando fin da subito le punte inarrivabili del suo talento: ironia ed eclettismo.

“Era difficile, si diceva, che una donna potesse essere un comico con la stessa forza di un uomo.” Lei dimostrerà sul campo di poter competere con attori del calibro di Tognazzi, Gassman, Manfredi e Sordi, conquistando il titolo di “quinto colonnello della commedia”. Ottenne anche la benedizione del maestro Monicelli, che in un’intervista del 2009 alla domanda “Attrici…” rispose : “La più grande è Monica Vitti. E’ anche la più bella, molto più di quelle che vengono citate di solito: Loren, Lollobrigida, Mangano”. A Sordi la legheranno alcune tra le scene più memorabili della commedia italiana, nei film: “Amore mio aiutami” (1969), “Polvere di stelle” (1973), “Io so che tu sai che io so” (1982), diretti dallo stesso Sordi. Dei 50 film che costellano la sua lunga carriera cinematografica non possono non essere citati “Teresa la ladra” (1972) di Carlo Di Palma, che fu anche suo secondo compagno storico, “L’anatra all’arancia” (1975) di Luciano Salce, “Letti selvaggi” (1979) di Luigi Zampa, “Il tango della gelosia” (1981) di Steno. E ancora “La pacifista” (1971) di Miklòs Jancsò, “Il fantasma della libertà” (1974) di Luìs Buñuel, “Ragione di Stato” (1978) di André Cayatte. Con il regista Roberto Russo, che diverrà anche suo marito nel 2000, girerà “Flirt” (1983), ricevendo il premio per l’interpretazione al Festival di Berlino, e “Francesca è mia”, (1986). Esordisce come regista nel 1990 con il film “Scandalo segreto”, l’ultimo da lei interpretato. Confessò più volte anche la sua passione per la scirttura “Mi sono sentita veramente libera quando ho scritto il mio primo libro, ‘Sette sottane’: scrivere è una grande libertà, qualche volta una rivoluzione, nella scelta della vita, degli amici, che ti permettono di cambiare.” Al bestseller “Sette sottane” del 1993 seguirà “Il letto è una rosa” del 1995, lo stesso anno in cui ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera.

La sua lontananza dalle scene dal 2000, a causa dell’Alzehimer, non ne ha mai intaccato l’ammirazione e il ricordo dei suoi estimatori più appassionati. Il 3 novembre prossimo Monica Vitti compirà 80 anni e il Festival del Cinema di Roma le rende omaggio con una mostra fotografica che ne ripercorre i 40 anni di carriera, con la presentazione del libro La Dolce Vitti, realizzato da Cinecittà Luce e la proiezione di due film in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale. Roberto Russo, il marito che da anni le sta accanto, si è detto felice del tributo anche da parte della moglie, ma ha confermato la loro assenza alla kermesse. Trascorreranno il giorno del compleanno a casa.

Poco o nulla si conosce della sua vita lontana dalle scene e da occhi indiscreti. Ci piace pensare che Monica Vitti la sua rivoluzione continui a combatterla e a vincerla ogni giorno: “La fantasia mi carica di emozioni, di desideri, di speranze. Tutte le donne dovrebbero scrivere per liberarsi dei fardelli che durante il tragitto non riescono a perdere.”

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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