Quell’abito che vive un giorno solo…

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di Annalisa Sofia Parente

Care lettrici, ognuna di noi, per gioco, fantasia o progettualità ha pensato al giorno del proprio matrimonio almeno una volta nella vita… Al matrimonio di due cuori in una capanna con un sacco di juta addosso e un pasto al fast food non  crede più nessuno: ‘sposarsi’ significa ancora il coronamento di un amore, ma anche una concitata scelta di invitati, menu, intrattenimento musicale, addobbo floreale, bomboniere, confetti, damigelle, testimoni e, soprattutto dell’abito nuziale!

… Sacra veste per la quale immoliamo i nostri risparmi, consapevoli che potremo indossarlo un giorno soltanto. Ma è il giorno in cui i riflettori sono più che mai puntati sul nostro look (anche se non siamo Kate Middleton) e in quel giorno lì ci sarebbe perdonato sbagliare anche nella scelta del marito ma dell’abito nuziale, amiche mie, proprio no! Un vestito da sposa è l’armatura di una donna per difendersi, almeno per un giorno, dalla realtà e abbandonarsi a quel ‘tempo senza ore’ del sogno. Con un abito da sposa che diventa simbolo di un evento irripetibile, si possono persino giustificare quella vanità e quel sano egocentrismo principesco che spesso ci sforziamo a tenere a bada per non sembrare isteriche e frivole civette…

L’abito nuziale, più di tutti gli abiti che compongono l’intero guardaroba di una donna, è lo specchio della personalità femminile: quel giorno lì, quando gli occhi di vipere, amiche e zitelle si schiantano senza pudore sulla sposa, la donna che avanza lentamente all’altare non vuole semplicemente essere ciò che è, ma anche e soprattutto ciò che ha sempre voluto essere.

L’abito  così diventa strumento di un rito di demistificazione, la possibilità di scegliersi un momento di piacere estetico per celebrare la purezza di un sentimento. Il percorso che porta una promessa sposa a scegliere ed acquistare il proprio vestito non può essere spiegato semplicemente come uno speciale momento di shopping: le voci del popolo femminile già convolato a nozze racconta che quando una donna indossa l’abito giusto (per lei), sente dentro un fremito inspiegabile che immobilizza tutti gli arti, ma che scioglie il cuore in un pianto delicatissimo. È come se la femminilità schiudesse i suoi petali rivelandosi in uno splendore commovente che sfugge dai meccanismi della seduzione  per celebrare una bellezza autentica, improvvisamente ritrovata, anche se non è mai stata né posseduta nè perduta.

L’abito nuziale, amiche mie, è una fiaba di stoffa che nelle sue pieghe, nelle sue cuciture, nelle sue eventuali applicazioni racconta una storia, ordinaria o stra-ordinaria che sia: la storia di un amore di coppia e di un percorso personalissimo che si dimena tra emozioni, paure, tentennamenti, decisioni, responsabilità e speranze.  Dietro ogni abito c’è un microcosmo da esplorare: una donna si denuda, vestendosi e confessa le sue attitudini e le sue speranze, non necessariamente già esternate. Guardo il calendario e conto i mesi che mi separano da quell’atteso 21 luglio. Prima di addormentarmi, ogni sera, senza imposizioni razionali, chiudo gli occhi ed immagino come sarà il mio abito nuziale… Purtroppo, fino ad ora son riuscita soltanto a capire come vorrei non fosse. La sua sagoma è fissata nella mia mente, splendida e inimitabile come un ideale o un sogno, mentre forme e dettagli svaniscono in mille idee diverse.

Sembrava facile, ma non lo è affatto: in fondo, care lettrici, questo Abito vivrà solo un giorno per lasciare il suo posto ad una vita nuova in cui ti abbandonerai  alla speranza di un amore eterno. Vi lascio con un video che racconterà la storia di una creazione…

www.cristinapacini.com/news/index.php/2011/09/05/behind-the-dress-come-nasce-un-abito-da-sposa-cristina-pacini/

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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