La commedia all’argentina conquista Roma

di Angelo D’Addesio

Se lo stato di salute della cultura di un paese si misura anche dalle sue produzioni cinematografiche, l’Argentina sta veramente bene e sta raccogliendo molti frutti negli ultimi anni. Dai riconoscimenti ottenuti da Daniel Burman sia a Berlino che a Toronto, all’apice dell’oscar di “El Secreto de Sus Ojos”, al Pardo d’Oro molto fresco ottenuto a Locarno da Milagros Mumenthaler per “Abrir Puertas y Ventanas” ed ora l’ennesimo exploit a Roma con “Un Cuento Chino”. Il Racconto Cinese, questa la traduzione del film di Sebastian Borensztein, alla sua terza fatica, che ha vinto il Marco Aurelio al Festival Internazionale del Cinema di Roma, ha unificato incredibilmente pubblico e critica con un misto di riflessione ed ilarità come sempre capita nella tradizione argentina permeata di acre sarcasmo.

C’è tutto in questo film: i vecchi traumi di un uomo reso asociale dalle passate vicende belliche ed umane, la scommessa dell’integrazione fra due mondi diversissimi, quello latino e quello orientale che piomba (letteralmente) dal cielo e mai come questa volta c’è un inversione di ruoli eccellente. Lo scontroso ed abitudinario commerciante di ferramenta, l’antitesi del latino, (interpretato da uno dei migliori attori in assoluto del momento, Ricardo Darin) incontra l’imprevedibile e sregolato cinese che per uno scherzo del destino, conosce l’indirizzo che riguarda le sue origini. Da quel momento la commedia parte da sola e non può fermarsi in un crescendo di ironia, di riscoperta della vita, di confronto fra generazioni e società.

Il nuovo cinema argentino si slega dal passato burrascoso delle guerre e delle dittature e lo sfiora soltanto, inventandosi la commedia. Bello il film, bella l’idea e peccato che per l’Oscar l’Argentina abbia scelto altro…Forse l’avremmo trovato fra i finalisti di Hollywood.