Conrad Murray è colpevole: uccise Michael Jackson

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di Paolo Cappelli

Il 25 giugno 2009, a Los Angeles, Michael Jackson moriva dopo un’iniezione di Propofol. Lunedì 7 novembre una giuria di Los Angeles ha giudicato il medico personale del cantante reo di omicidio colposo.

Conrad Murray è stato ritenuto colpevole di aver provocato, seppure non intenzionalmente, la morte del re del pop per arresto cardiaco. La decisione è arrivata dopo sole 8 ore e mezza di camera di consiglio, un tempo mediamente breve per le abitudini giuridiche americane in casi come questo. Neanche l’ampia varietà di reperti a disposizione dei giurati (ben 340) ha rallentato la capacità decisionale. La negligenza nel somministrare un potente anestetico chirurgico, il Propofol, appunto, è stata alla base della decisione dei sette uomini e cinque donne chiamati a esprimersi e in merito alla quale è attesa la condanna che il giudice pronuncerà entro il 29 novembre. La pena edittale massima è di quattro anni di reclusione, ma si può scendere, anche se ciò è improbabile, fino al rilascio in libertà vigilata per un periodo non superiore alla pena massima. L’aspetto che forse preoccupa di più Murray, però, è la possibilità di perdere la licenza di esercitare la professione.

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Conrad Murray

Murray, cinquantottenne cardiologo originario di Grenada e titolare di cliniche a Houston e Las Vegas ha avuto in cura Jackson per diversi anni. Nonostante il processo riguardasse un caso di presunto omicidio, l’intero procedimento ha richiesto poco più di un mese, essendo iniziato il 27 settembre, e ha visto salire sul banco 33 testimoni per l’accusa e 16 per la difesa.

 

Proprio gli avvocati della difesa hanno sostenuto che la dose di Propofol iniettata non poteva essere letale e che fu Jackson ad autosomministrarsene ancora, oltre a ingerire diverse pillole di Demerol, un antidolorifico dal quale il cantante era – a dire della difesa – fortemente dipendente.

Per contro, l’accusa ha argomentato che Murray non avrebbe mai dovuto – e in questo viene rilevata la sua negligenza – somministrare in casa un farmaco normalmente utilizzato in ospedale senza disporre di idonei presidi per il monitoraggio e la rianimazione, attendere venti minuti prima di chiamare il numero d’emergenza e non comunicare ai soccorritori che aveva somministrato il Propofol.

L’appuntamento è ora fissato al prossimo 29 novembre per la lettura delle decisioni del giudice, ma è ovvio che non si placheranno le polemiche e che il caso della morte di Michael Jackson – come il suo ricordo – ci accompagnerà ancora per molto tempo.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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