Presente e futuro della fecondazione assistita

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Di Francesca Lippi

E’ iniziato il 26° Meeting 2010 di Eshre, lo European Society of Human Reproduction and Embryology con dati e novità interessanti. Alla Nuova Fiera di Roma fino al 30 giugno, verranno mostrate le ultime innovazioni della ricerca medico scientifica del settore.

Il quadro generale

Il Professor Luca Gianaroli, ginecologo e Presidente di Eshre, presenta i dati riguardanti le coppie italiane costrette a migrare all’estero per la risoluzione dei problemi riproduttivi. Al mondo, infatti, sono decine di migliaia le coppie che hanno questo tipo di difficoltà, ma quelle italiane spiccano rappresentando addirittura un terzo del totale. La Società Eshre stima che in tutto il mondo, a partire dalla prima bimba ‘in provetta’ (Louise Brown ora 32enne),  “siano nati oltre 3,75 milioni di bambini grazie alla Procreazione medicalmente assistita (Pma)”. Il ricorso a queste tecniche cliniche oramai è diventata una vera e propria necessità se si calcola che, secondo le stime Eshre, una coppia su sei ha presentato un problema di  infertilità almeno una volta durante la propria vita riproduttiva e “che la diffusione dell’infertilità con una durata di  12 mesi è di una media del 9% nelle donne tra i 20 e i 44 anni di età”. Ma da cosa derivano i disturbi sulla fertilità umana? Principalmente le cause sono fisiologiche. “Per quanto riguarda gli uomini, il 20-30% dei casi di infertilità è legato a questo motivo”, percentuale che sale al 35% nelle donne. Se il “25-40% dei casi è dovuto a un problema congiunto”, il disturbo in alcuni casi sembra essere associato a stili di vita errati e a cattive abitudini come fumare, ma anche il peso corporeo, lo stress e l’età possono influire negativamente sulla fertilità dei soggetti.

Italia: fuggire all’estero per diventare genitori

Particolare il nostro quadro nazionale, caratterizzato dallo scarso utilizzo di questa tecnica. Secondo il Registro europeo delle tecniche di riproduzione assistita, nel 2006 i paesi nordici sono stati più disponibili in Europa alla Pma in termini di cicli per milione di donne di età compresa tra i 15 e i 45 anni. Fra i meno disponibili vi sono l’Austria (2.582), la Germania (2.843), l’Italia (2.993) e il Regno Unito (3.039) che hanno registrato una disponibilità relativamente bassa di tecniche di Pma. In Italia infatti solo l’1,0% dei bambini vengono concepiti tramite la Pma. “La percentuale di trasferimenti di tre e quattro embrioni”, fanno sapere da Eshre, “ha continuato a diminuire, attestandosi rispettivamente al 19% e all’1,6% nel 2006”. In Italia “il numero di embrioni trasferiti è uno (18,7%), due (30,4%), tre (50,9%) e quattro (0%)”. Queste cifre, continuano dalla Società, “rappresentano probabilmente l’effetto della legge del 2004 che ha reso obbligatorio il trasferimento di tutti gli embrioni, fino a un massimo di tre, ma in futuro queste cifre potranno variare nelle serie di dati disponibili per effetto di una modifica della legislazione avvenuta nel 2009”.

Fertilità : predire la menopausa

Fra le novità poi, la Dottoressa Fahimeh Ramezani Tehrani, Presidente del Dipartimento di endocrinologia riproduttiva del Centro di ricerca endocrina e Professore Associato all’Università di Scienze Mediche Shahid Beheshti a Teheran, in Iran, presenta una nuova metodica per prevedere con precisione l’età in cui le donne andranno in menopausa con un semplice esame ematico. “Abbiamo elaborato”, dice Tehrani, “un modello statistico per prevedere l’età della menopausa con un’unica misurazione della concentrazione dell’ormone antimulleriano (l’AMH, che ha il compito di controllare lo sviluppo dei follicoli nelle ovaie, da cui si formano gli ovociti) nel siero ottenuto dai campioni di sangue”. Utilizzando questo modello, continua la studiosa, “siamo riusciti a dimostrare che esisteva un buon grado di convergenza tra l’età della menopausa prevista dal nostro modello e quella effettiva”. Tehrani afferma che “se i risultati della ricerca saranno corroborati da studi più ampi, le donne potranno scoprire già all’inizio della loro vita fertile l’età in cui andranno in menopausa, in modo da poter pianificare il momento di farsi una famiglia”. Per esempio, spiega la ricercatrice, “se una ragazza di 20 anni presentasse una concentrazione di AMH nel siero di 2,8 nanogrammi per millilitro, si può prevedere che andrà in menopausa tra i 35 e i 38 anni”. I livelli di “AMH uguali o inferiori ai 4,1 nanogrammi per millilitro prevedevano la menopausa precoce intorno ai 20 anni di età. Per contro, livelli di AMH di almeno 4,5 nanogrammi per millilitro verso i vent’anni di età prevedevano un ingresso in fase di menopausa oltre i 50 anni”. La conclusione di Fahimeh Ramezani Tehrani è che l’ormone AMH sia in grado di descrivere lo stato riproduttivo di una donna in modo più realistico dell’età anagrafica in sé.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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