Il giorno in più…è quello che potrebbe cambiarti la vita

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di Erika Sambuco

E’ un countdown quello che separa il pubblico di Fabio Volo dall’uscita nelle sale di “Il giorno in più“: primo dei suoi romanzi, un vero e proprio fenomeno editoriale, ad essere portato sul grande schermo. La storia vede come protagonista Giacomo, un quasi quarantenne, molto bravo nel lavoro, che passa di donna in donna (nessuna pare resistergli) non riuscendo ad avere un rapporto stabile poiché abilissimo nell’evitare accuratamente ogni sorta di “impegno” affettivo e sentimentale. Giornate piatte, scandite da altri impegni che invece si assomigliano tutti, persi nel cielo di una metropoli come quella di Milano che non sa più fermarsi per sognare.

Questo fino a quando sul trenta barrato, il tram che la mattina lo conduce a lavoro, incontra
una ragazza, una visione improvvisa, una semplicità incantevole in mezzo a tanti passeggeri. Ben presto per Giacomo diventa questo l’appuntamento più importante della giornata. Lei per lui è una pagina bianca sulla quale, osservando, poter immaginare il suo modello di donna ideale: una donna dolce e semplice con la quale un uomo immagina di poter costruire qualcosa di importante.
Ma la cosa si rivelerà più complicata del previsto: quando finalmente riesce a parlare con la ragazza ed a “strapparle” un appuntamento, Michela (questo il suo nome e non Agnese come lui aveva fantasticato…) lo mette al corrente che per lei quello è l’ultimo giorno in Italia: ha accettato un importante incarico per una prestigiosa casa editrice di New York dove sta per trasferirsi per sempre. Dunque, è troppo tardi, il destino la porta lontana…E poi chi ci crede più nell’amore?

Ma c’è qualcosa, Giacomo lo sente e per la prima volta decide di non rimanere in superficie e, quando il caso vuole che per una trasferta di lavoro in Sud America il suo aereo faccia scalo
in una città non distante da New York, corre ad inseguire il suo sogno anche a costo di apparire ridicolo. E’ il cuore a comandarlo. Michela non sembra contenta di rivederlo, soprattutto ora che la sua vita newyorkese le permette di tagliare un po’ i ponti col passato e con l’Italia: il gesto
di Giacomo la turba e lei non vuole correre il rischio di essere “risucchiata indietro”.

I due ragazzi hanno paura di amare. Lui spaventato da sempre dall’amore e lei così disincantata.
Ma c’è una spinta interna dentro di loro, più forte di qualsiasi ragionamento e paura.
Giacomo propone così a Michela un gioco che sembra fatto apposta per loro: un amore a tempo determinato.

Una produzione IBC MOVIE in collaborazione con RAI CINEMA ed eccezionalmente e per la prima volta LA SETTE.  Una Regia, quella di Massimo Venier, che ha portato solidità e unione all’intero e strepitoso cast ricco di professionisti del cinema italiano (FABIO VOLO e ISABELLA RAGONESE nei due ruoli protagonisti, CAMILLA FILIPPI,PIETRO RAGUSA,IRENE FERRI, ROBERTO CITRAN ed ancora LINO TOFFOLO, STEFANIA SANDRELLI e con l’amichevole pertecipazione di LUCIANA LITTIZETTO) e che, neanche per un attimo ha trovato difficoltà a dirigere sul set Fabio Volo, colui che di questa storia è l’anima. L’attore, invece, confessa di non essere ancora pronto a passare dall’altra parte della cinepresa ma non esclude totalmente la cosa in futuro e, magari, perché no, per una storia tratta nuovamente da uno dei suoi libri.

Del resto Fabio Volo nella vita di sogni, quanto meno lavorativi, ne ha coronati tanti e, con “Il giorno in più”, anche quello di fare un film “italo-americano”, girato in due grandi metropoli, Milano e l’amata New York, dove è solito ritirarsi per alcuni mesi l’anno e dove, sia nel libro che nel film, ci fa scoprire alcuni “suoi posti” come il Doma cafe che,dopo la “fama turistica” ricevuta, ha in ballo il progetto di un’apertura qui in Italia; per lui, uomo di mondo senza mai ferma mèta,è stato davvero motivo di felicità: “Mi sono sentito per un mese come Joe Pesci, è stato fantastico” ha affermato.

Un film forse non pensato quindi solo per un pubblico italiano, dove molte sono state le scelte rischiose: il libro dal quale viene tratta la storia è stato letto e amato da molte persone e in più paesi del mondo. Qualsiasi traduzione di uno dei suoi protagonisti, la scelta di cosa portarsi dietro e cosa dover lasciare, comporta comunque un piccolo “tradimento” rispetto all’ideale costruito dai lettori. La stessa Ragonese afferma di aver cercato ispirazione per il ruolo di Michela tra le donne più comuni e che, al contempo, ha avuto il vantaggio di lavorare con lo scrittore del libro, il creatore della storia e dei personaggi. Una sceneggiatura riscritta in note. Magiche e sognanti le colonne sonore, che hanno come risultato un film molto aggraziato sulle tracce delle incantevoli commedie americane ed inglesi degli anni ’80 e ’90 dove però si evidenzia il modo diverso di vivere l’amore di questa generazione, che non è affatto affetta dalla tanto conclamata “sindrome di Peter Pan” ma, piuttosto, vive alla ricerca della realizzazione di “sè”.
Non esistono più gli amori di una volta: quelli in cui non ci si chiedeva ciò che si vuole ma si faceva ciò che, tappa per tappa, solo si deve. Una generazione (afferma Volo) che ha logorato un po’ i ruoli, con la difficoltà di essere quel che si è e di relazionarsi, forse anche a causa di una mancata “educazione al sentimento”. Un concetto moderno dunque, secondo il quale non c’è mai davvero tempo per l’amore e, nel nostro caso generazionale, anche per la nuova condizione-concezione del lavoro che, spesso, assorbe totalmente, che frequentemente è da difendere con le unghie e con i denti, dato l’enorme problema della disoccupazione giovanile e degli instabili contratti lavorativi. Sicuramente, un ulteriore impedimento per mettere radici (come prima di noi hanno fatto i nostri genitori ed i nostri nonni), per non fuggire lontano da questo nostro paese e per costruire quel piccolo mondo che “parte da due”.

Eppure, nelle nostre vite esiste ancora quella voglia di trovare il coraggio: l’amore, l’amicizia, il viaggio, i dubbi, le scelte, quel desiderio di trovare un terzo modo di amare che possa appartenere ad entrambi, pur non essendo di nessuno dei due, rimanendo se stessi con risposte reali e desideri reali. Del resto, e questo i protagonisti ce lo ricordano, “muore solo un amore che smette di essere sognato“.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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