Lacrime e sangue salveranno l’Italia?

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Di Stefania Taruffi

Il Presidente Monti illustrando ai giornalisti e quindi al mondo intero, la nuova manovra economica per  ‘salvare l’Italia’ ha aperto la conferenza con un appello ai cittadini italiani, come lui stesso l’ha definito:  “Il governo ha ricevuto dal Capo dello Stato e dal Parlamento un mandato di breve durata e di severo impegno: quello di far uscire l’Italia da una crisi gravissima, una crisi internazionale, una crisi e un disagio della società e dell’economia italiana che rischiano di compromettere quanto è stato costruito in sessant’anni di sacrifici, da almeno quattro generazioni  d’italiani. Un momento in cui l’Italia rischia di macchiarsi della responsabilità di contribuire a far andare in senso negativo l’economia europea e l’eurozona. Ma è anche un momento nel quale l’Italia ha il potenziale per  far vedere che è un grande paese, capace di trovare la in sé, la forza di risolvere in un quadro europeo, i propri problemi”.  E per cominciare il Presidente Monti propone misure ‘d’ emergenza’ che valgono 24 mld, 20 al netto della delega fiscale, con una correzione lorda di 30 mld, considerando gli interventi di spesa a favore della crescita, del sistema produttivo e del lavoro per oltre 10 miliardi.

Il provvedimento prevede un nutrito pacchetto fiscale, la stretta sulle pensioni, i tagli alla spesa, con 5 mld di sacrifici chiesti agli enti locali. Ma anche il taglio all’IRAP sul costo del lavoro per le imprese. Significativa e ‘sicuramente efficace’, come sottolinea Monti,  la lotta all’evasione fiscale. Ecco le principali novità (Adn Kronos).

IVA: L’aumento dell’Iva è deliberato in 2 punti percentuali a decorrere dal primo settembre 2012, a copertura della clausola di salvaguardia e da attuare solo nel caso in cui sia necessario.

ICI: viene anticipata l’introduzione sperimentale dell’Imu. Secondo l’ultima bozza del provvedimento, torna l’Ici anche sulla prima casa. L’imposta municipale ha un’aliquota ordinaria dello 0,76%, che scende allo 0,4% nel caso dell’abitazione principale.

TASSA LUSSO: arriva il superbollo per le auto di potenza superiore ai 170 chilowatt; le barche sopra i 10 metri pagano una tassa di stazionamento giornaliera. Gli aerei privati sono tassati in base al peso.

CAPITALI SCUDATI: una tantum con una aliquota dell’1,5% a carico dei capitali rientrati in Italia con lo scudo fiscale.

USO CONTANTI: è fissato a 1000 euro il tetto massimo per l’utilizzo del contante. La misura punta a favorire la tracciabilità dei pagamenti. Inoltre, le operazioni di pagamento delle spese delle pubbliche amministrazioni centrali e locali e dei loro enti sono disposte mediante l’utilizzo di strumenti telematici. L’eventuale opzione relativa ad un pagamento per cassa deve essere evidenziata nella disposizione di pagamento trasmessa al tesoriere o al cassiere dell’ente pagatore.

NUOVE PENSIONI: estensione del metodo contributivo per tutti. Sarà flessibile la scelta delle pensioni nel settore privato da un’età minima di 62 anni a 70 calibrata su incentivi per chi resta e disincentivi per chi va via prima. Per le donne la fascia andrà da 62 a 70 anni, per gli uomini da 66 a 70. Le fasce entrano in vigore nel 2012 ed è prevista la convergenza tra l’età di uomini e donne nel 2018, a 66 anni. Saranno abolite le finestre di uscita. Inoltre è previsto l’aumento delle aliquote dei lavoratori autonomi ed un contributo di solidarietà per regimi speciali.

PENSIONI ANZIANITA’: per l’anzianità le quote di uscita previste dalla legge attualmente in vigore saranno abolite: dal 2012, dunque, per andare in pensione di anzianità si potrà uscire solo con 42 anni di contributi per gli uomini e 41 per le donne.

ADEGUAMENTO PENSIONI: le pensioni in essere, per il 2012 e il 2013, non saranno adeguate all’inflazione. Sono fatte salve le pensioni più basse: l’indicizzazione è al 100% solo per le pensioni fino a 486 euro; sarà al 50% per quelle fino a 936 euro ed esclusa del tutto per importi di pensione superiori.

LIBERALIZZAZIONI: arriva un insieme di liberalizzazioni per la vendita di farmaci, per i trasporti, e per gli orari degli esercizi commerciali; vengono potenziale le funzioni dell’Antitrust.

SUPER-INPS: vengono soppressi l’Inpdap e l’Enpals e le funzioni dei due enti passano all’Inps.

TAGLI ENTI LOCALI: confermato il taglio di 5 mld alle Regioni e agli enti locali. Le regioni a statuto ordinario pagano per 2,1 mld, a decorrere dal 2012 mentre le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e Bolzano 1,035 mld. Per le Province il contributo richiesto è di 415 milioni di euro a decorrere dal 2012, per i Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti è di 1.450 milioni di euro per il 2012 e per i Comuni con popolazione superiore a 1.000 abitanti è di 1.450 milioni di euro, a decorrere dal 2013.

TITOLI E FINANZA: arrivano nuovi interventi in materia d’imposta di bollo su titoli, strumenti e prodotti finanziari.

LAVORO: nella manovra non ci sarà nulla per ora sul mercato del lavoro. E’ il settore, ha spiegato il premier Mario Monti, nel quale è più necessaria la concertazione. Concertazione, ha sostenuto, che è un po’ meno necessaria nella previdenza e un po’ meno ancora nella politica economica.

IMPRESE: nel pacchetto le misure per la patrimonializzazione, nuovo credito attraverso il fondo di garanzia alle pmi che prevede a regime qualche decina di miliardi di euro, sostegno all’internazionalizzazione. Attraverso la deducibilità integrale dell’Irap-lavoro vengono favorite le imprese che assumono lavoratori e lavoratrici per un importo di 1,5 miliardi nel 2012, e 2 miliardi nel 2013 e nel 2014.

EFFICIENZA ENERGETICA: vengono resi duraturi nel tempo tutti gli incentivi per le ristrutturazioni e per il risparmio energetico (bonus 55%) estendendoli alle aree colpite da calamità naturali.

Ancora sacrifici per i cittadini italiani. E nel pronunciare questa parola si commuove anche Elsa Fornero, neo Ministro del Lavoro. Una commozione autentica, lacrime che hanno sintetizzato  la stanchezza e la tensione emotiva di questo nuovo gruppo di lavoro che ha dovuto prendere in poco tempo decisioni difficili e delicate, in molti casi molto impopolari. Decisioni che andavano prese dai governi precedenti, che si sono alternati al potere senza riuscire a fare veramente il bene dell’Italia.

Ed è stato proprio questo il punto cruciale del  discorso del Presidente Monti, quando cioè, ha voluto analizzare le cause che hanno portato l’Italia a questo livello di crisi, identificando nei ‘costi politici’ la principale causa dell’immobilismo del nostro paese. Perché è la politica che ha bloccato la crescita dell?Italia, non riuscendo negli anni a creare normative in materia economica, di lotta all’evasione fiscale, a risanare in maniera graduale  il debito riducendo l’impatto sociale,  a favorire una crescita del paese in termini di occupazione e prospettive per il futuro.  Poco è stato fatto per risolvere i problemi, abbiamo cominciato a pensarci solo dopo  il nostro inserimento in un contesto europeo allargato, che ha messo in chiara luce le problematiche economiche che andavano risolte.

L’analisi del Presidente Monti rispetto alle cause che hanno portato il nostro paese a questo punto  è chiara e critica nei confronti della politica del passato: ”Siamo un paese che ha accumulato nel corso di decenni gravi squilibri. Quando si parla di costi della politica – e io ho un profondo rispetto per la politica, e noi abbiamo adottato misure per ridurli da subito in misura significativa- si pensa al costo che i cittadini sopportano per gli apparati amministrativi a livello locale e nazionale, ma non si pensa al vero costo della politica come, purtroppo, è stata fatta per decenni in Italia. Il vero costo della politica è che chi governa, prenda decisioni miranti più all’orizzonte breve delle prossime elezioni che all’orizzonte lungo dell’interesse del paese, dei nostri figli, dei nostri nipoti. Molte volte, in passato, soprattutto quando l’Italia non era così intimamente inserita nel quadro europeo, quella politica aveva prevalso. E molto concretamente  è  a causa di quella politica, che oggi i giovani italiani fanno così fatica a trovare lavoro, che abbiamo squilibri territoriali rilevanti tra nord e sud, che abbiamo un debito pubblico molto grande che è colpa solo degli italiani”.

Per onestà intellettuale, dovendo chiedere ai cittadini italiani molti sacrifici economici, Monti ha perfino dichiarato di rinunciare al proprio stipendio di Premier e ha sottolineato che l’obiettivo immediato è quello di pareggiare il bilancio dell’Italia, ma che nel prendere questi provvedimenti è stato tenuto molto presente, la necessità di creare al tempo stesso le condizioni per la crescita dell’Italia nel medio lungo termine.

Siamo ragazzacci noi italiani, ma gli europei ci tenevano d’occhio e al momento di pagare il conto ci hanno trovato con il portafoglio vuoto. Ora dobbiamo pagare.

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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