Hack vs Camilleri: due stelle a confronto

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di Cinzia Colella

In comune hanno poche cose, due: la dedizione assoluta per le rispettive passioni di una vita e il fatto di non aver dato gli esami di maturità. Lei è Margherita Hack, lui è Andrea Camilleri: due strepitosi ultraottantenni che oggi pomeriggio hanno regalato un’ora di immensità alla giovane platea del Cnr.

Due studenti tutt’altro che modello come ha sottolineato divertita Serena Dandini, moderatrice dell’incontro: lei sette in condotta e un mese di sospensione dalle scuola per una discussione con dei compagni fascisti; lui, sei, per una non ben nota marachella fatta in classe.

Lei distante dai fronzoli e dai barocchismi delle humanae litterae – con l’eccezione di Leopardi per il quale ha completato la storia dell’astronomia–, anche se cita Aristotele e Palatone nelle sue riflessioni; lui curiosamente ostile al bosone di Higgs, ma frequentatore assiduo dei laboratori Nazionali del Gran Sasso, per ammirare l’attesa di quegli scienziati che aspettano con ansia l’esplosione di una stella.

‘A cosa ci servono le scoperte?’ Chiede la Dandini all’astrofisica.  ‘Per sapere come è fatta la natura’, risponde risoluta la scienziata. ‘E perché ci piace sapere come è fatta?’ ‘Come ai ragazzi piace sapere come son fatti i balocchi dentro, così a noi interessa sapere come è fatta  la materia. E’ per questo che la si fa a pezzi’.  E quando le domande della brillante conduttrice televisiva lambiscono  temi più astratti tipo quello dell’infinito, la risposta asciutta e ironica, dall’inconfondibile accento toscano, non tarda ad arrivare: ‘Io credo che l’universo è infinito nel tempo e nello spazio. Ma non lo possiamo dimostrare. Mi piacerebbe che lo fosse veramente, così non ci si chiederebbe più cosa c’era prima e cosa ci sarà dopo. E’ infinito e questo risolve tutto’.

‘Il mistero che ti affascina di più, Andrea?’ ‘La parola mistero non mi piace, mi dà un senso di metafisico, dell’aldilà. Diciamo che sono affascinato da quello che vediamo nell’aldiquà. Come diceva Flaiano, il grande mistero non è l’infinitamente grande o l’infinitamente piccolo, è l’infinitamente mediocre. Il più grande mistero è l’uomo, capace delle contraddizioni più assolute, di opposti estremi nella stessa persona’.

Un po’ come loro due che si definiscono inesperti e distanti l’uno dal mondo dell’altra, ma che – in realtà – padroneggiano con ironia.

‘Parliamo di Galileo’ sospende la Dandini, in attesa che la Hack prenda la parola: ‘Galileo è l’ideatore della scienza moderna che è quella che si basa sulle osservazioni e sull’esperimento’,  conclude l’astrofisica.

‘Galileo era un precario che per pagarsi gli strumenti faceva gli oroscopi, visto che diceva di conoscere le stelle’, tuona Montalbano.

E con lo stesso intelligente acume chiude il ragionamento portato avanti dalla Hack sulla fine del mondo rimandata a più in là rispetto alla profezia Maya: tra 5 miliardi di anni, quando il sole si espanderà e ingloberà la Terra. ‘Ma questo l’aveva già scritto Italo Svevo nella scena finale de “La Coscienza di Zeno”’, puntualizza soddisfatto Camilleri.

Due menti straordinarie che hanno dato dimostrazione concreta di intelligenza, di sapienza e di grande umanità, rivolgendo il loro ultimo intervento alla ricerca e ai giovani costretti a guardare altrove per intravedere un futuro.

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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