L’Aquila siamo noi!

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di Roberta Leomporra

Roma, 7 luglio.  Oggi, insieme ad un nutrito corteo di cittadini di L’Aquila e frazioni circostanti, sono andata verso l’appuntamento che, uniti dallo stesso profondo sdegno, avevamo prefissato in piazza Venezia. L’obiettivo era raggiungere  Montecitorio, per manifestare pacificamente il nostro dissenso riguardo il pagamento delle tasse senza dilazioni, l’indifferenza verso i reali problemi la nostra città che si sta trasformando in un’entità fantasma, soffocata da macerie che, unite al mancato intervento di ricostruzione in special modo del centro storico, la rendono quasi invivibile.
Ma i cittadini aquilani continuano ad abitarla, noi studenti, che pure non abbiamo visto originare nella sua terra le nostre radici, manteniamo l’impegno universitario. Forti e gentili i cittadini abruzzesi, forti senza ombra di dubbio data la tenacia con la quale pur osteggiati da forze dell’ordine che non si fanno remore finanche a colpire il volto di ragazzi poco più che ventenni disarmati, si dirigono verso la sede del Parlamento per chiedere una giustizia reale, non filtrata, che non sia un’illusione frutto di una sapiente opera di captatio benevolentiae.
Il tentativo di inoltrarci lungo via del Corso, operato pacificamente (e sono condite da profonda onestà le mie dichiarazioni) è duramente ostacolato così come la volontà del tutto legittima di documentare l’accaduto con fotografie.
Ma nonostante gli autoblindo che impediscono il passaggio, si attende, opponendo resistenza perfino ad un sole che di certo non aiuta.
Si alza la voce, non le mani. Mai. Non le nostre. Che restano ben salde sugli stendardi rappresentanti le comunità dell’aquilano e tese ad innalzare bandiere nero-verdi.  Si eleva il suono caldo dell’organetto di una donna, il sorriso fiero e sicuro della quale spicca al di la del blocco di militari in tenuta antisommossa.
Si risponde a sguardi di disapprovazione suonando. Una disapprovazione dettata dalla non comprensione di chi, fortunatamente, non può comprendere lo stato d’animo di coloro i quali stanno difendendo un bene di cui nessuna scala Richter potrà mai registrare la perdita: la dignità.
Un ragazzo appena trentenne, di Paganica, piccolo centro poco distante dal capoluogo abruzzese, dichiara ad un microfono di non aver alcun problema ad adattarsi, ma di certo non si chieda di farlo a persone anziane o ragazzi single o magari da quel tristemente indimenticabile 6 aprile, soli.
Mezzogiorno sta via via dispiegando l’intero proprio sole quando Antonio di Pietro, noncurante del tentativo di dissuasione operato dalle forze dell’ordine, scende in strada, senza giacca e si unisce ai manifestanti. Sparuti gruppi di persone assistono, spettatori sorridenti, dai balconi.
Molteplici gli inviti da parte di esponenti politici quali Pierluigi Bersani, a riflettere sul grado di inumanità di una risposta non violenta.
Ma la replica non corrisponde una pazienza conservata per 15 lunghi mesi.
Volti di giovani coperti di sangue, persone dietro quelle maschere di porpora che celano un dolore ed un disagio che chiunque abbia sferrato quel colpo, imposto sul suo viso un manganello, non ha compreso, di certo non conosce.
Così come tutto ignora della genuinità e fierezza che spinge le braccia di bambini a mostrare al cielo bandiere, strisce che esprimono un profondo reale disappunto verso un atteggiamento utilitaristico di coloro i quali hanno insinuato tra i nostri sampietrini violati, deliziose passerelle… e le hanno lasciate senza aver neppure il buongusto di smontarle.
Guide blu, auto blu, doppiopetto blu sui quali, si sono avvicendate pochette dei vari colori, ed oggi sangue rosso.
La manifestazione è pienamente legittimata, nella sua forma più tradizionale ed in osservanza della libertà altrui, dalla legge.
La violenza, in ogni sua forma, espressione, qualunque ne sia l’oggetto, in particolar modo se totalmente disarmato ed aggredito da gruppi di soggetti armati, deve essere condannata senza riserva alcuna.
La conclusione che mi sento di trarre, è che ancora una volta la voce dei cittadini aquilani, supportati da abitanti di città distanti un’Italia intera (ed oltre) non ha alcuna intenzione di stonare o tacere.

foto: Roberta Leomporra

Mario Masi

Mario Masi

Master in Scienze Ambientali. Autore di: "No Slogan, le bugie al tempo dei catastrofisti". Direttore responsabile di Itali@Magazine.

2 Comments

  1. anna barile
    19 luglio 2010

    posso usarne un pezzetto per volta da mettere su la mia bacheca? mi piacciono i flash…

  2. Mario Masi
    19 luglio 2010

    certo Anna, con piacere! basta citare la fonte 🙂

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