Che cosa pensano americani ed europei dell’immigrazione?

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di Mariano Colla

Che cosa pensano americani ed europei dell’immigrazione? Hanno cambiato atteggiamento per effetto della crisi? Quanto pesa il tema immigrazione sugli orientamenti di voto?
A queste domande ha cercato di rispondere lo studio “Transatlantic Trends: Immigration 2011”, realizzato dal German Marshall Fund degli Stati Uniti, dalla Compagnia di San Paolo e dal Forum Internazionale ed Europeo di ricerche sull’immigrazione.
Il rapporto, con il coordinamento dell’Istituto di Affari Internazionali, è stato presentato presso la camera dei deputati.
I punti salienti dello studio, alla sua 4° edizione, sono stati esposti dal prof. Pierangelo Isernia dell’università degli studi di Siena.

In sintesi il rapporto delinea gli orientamenti dell’opinione pubblica americana ed europea sui fenomeni dell’immigrazione e della integrazione, e su una serie di questioni ad essi connessi. I paesi oggetto dell’indagine 2011 sono Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Spagna.
Dall’indagine di quest’anno emerge che non è cambiato, con il tempo, l’atteggiamento nei confronti dell’immigrazione in generale.
Alla luce degli eventi di quest’anno, infatti, lo studio ha chiesto agli intervistati di scegliere la principale fonte di preoccupazione tra l’economia, la disoccupazione e la Primavera Araba e, nonostante i crescenti timori sullo stato delle finanze pubbliche e sui flussi migratori provenienti dal Nord Africa, è interessante notare che il rapporto non ha rilevato particolari variazioni, in merito all’immigrazione, rispetto ai risultati dell’indagine delle tre edizioni precedenti.
E’ peraltro emerso che l’opinione pubblica è favorevole a una ripartizione a livello europeo degli oneri relativi ai flussi migratori generati dalla Primavera Araba e guadagna, inoltre, terreno l’idea che spetti all’Europa fissare quote di ingressi per ciascun paese.
L’opinione pubblica si dimostra, inoltre, più disponibile nei confronti degli immigrati con un più elevato livello di istruzione, anche se la certezza del posto di lavoro resta il criterio prioritario per l’accoglienza.

Aumenta altresì la richiesta, rispetto allo scorso anno, di un ruolo più attivo della Unione Europea nell’orientare le politiche nazionali in materia di immigrazione, con un numero crescente di europei convinti che spetti proprio all’Unione Europea, e non ai governi dei singoli Stati, fissare quote di immigrati ai quali garantire l’ingresso nei vari paesi.
In particolare l’Italia ha lamentato la mancanza di disponibilità da parte dell’Unione Europea a condividere il peso dei flussi di migranti giunti via mare sulle rive della penisola, con specifico riferimento agli sbarchi a Lampedusa.

In merito al problema dell’immigrazione e alla sua percezione, l’Italia risulta il paese più preoccupato, circa l’80% degli intervistati. Gli italiani percepiscono livelli di immigrazione addirittura intorno al 20% della popolazione totale, livelli ben più alti di quelli reali che si attestano, invece, intorno al 7,5%, pari a circa 4.570.317 di immigrati. Errore di valutazione che conduce i nostri concittadini a valutare in eccesso e, pertanto, negativamente il numero di immigrati in Italia.
L’italiano percepisce inoltre la maggior parte degli immigrati come clandestini verso i quali ben l’80% degli intervistati manifesta preoccupazione, mentre tale percentuale scende al 20% per i regolari.
Circa il fenomeno della primavera araba e il suo rapporto con l’Unione Europea, l’80% degli italiani intervistati ritengono che il problema immigrazione si possa contenere aiutando lo sviluppo nei paesi da cui il fenomeno ha origine. In altri termini la battaglia economica va combattuta al di là del Mediterraneo tramite un deciso incremento dell’economia nella regione.
La presenza degli immigrati viene vista come un fenomeno temporaneo e sostanzialmente vi è una chiusura verso l’ulteriore incremento dei flussi migratori.
In merito alla crisi economica e agli aspetti occupazionali gli italiani ritengono che gli immigrati svolgano principalmente lavori di basso profilo, attività lasciate vacanti dagli italiani stessi. Solo un terzo della popolazione pensa che ci sottraggano lavoro, ma c’è chi pensa (il 51%) che essi deprimano il costo del lavoro e aumentino i costi dei servizi sociali.
Rimane comunque alta la percentuale di persone che vedono l’immigrazione più come un problema che come una opportunità.

Per quel che riguarda l’integrazione e l’appartenenza, gli italiani ritengono che gli immigrati e i loro figli siano abbastanza integrati. Un parere meno favorevole, in merito alla integrazione viene espresso nei confronti dei mussulmani di prima generazione.
Infine un giudizio sulle azioni dei governi. La maggior parte dei cittadini europei è critica verso la gestione dell’immigrazione da parte dei propri governanti.
Che cosa fare per gli immigrati illegali?
Il 57% degli italiani pensa di rimandarli a casa, e percentuali ugualmente alte valgono anche per gli altri paesi. E’ un problema che ogni partito, sia esso di destra o di sinistra, deve e dovrà affrontare.
A Lampedusa il fenomeno immigrazione nel 2011 si è concretizzato in circa 40.000 persone ma la percezione, anche grazie ai media, è stata molto più alta.
Il ruolo politico e dei media è stato molto rilevante nel creare un clima di rifiuto da parte degli italiani.
Espressioni quali “esodo biblico” hanno generato paure e timori, il tutto a scapito di una tradizionale accoglienza. Una cattiva informazione può alimentare opinioni pregiudiziali, con l’effetto collaterale di generare chiusure e irrigidimenti della comunità.
Tuttavia ci troviamo dinanzi a una mobilità epocale determinata dalla globalizzazione, fenomeno economico che conduce al superamento del concetto di nazione. I flussi stimati nel 2010 in circa 64 milioni di migranti non diminuiranno e, pertanto, più che a evitarli bisognerà imparare a gestirli. Sarà necessario vedere l’immigrazione come un diritto.

Il dibattito successivo alla presentazione dello studio è stato animato da Emiliano Alessandri del German Marshall Fund of the United States, Ferruccio Pastore, direttore del Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione (FIERI), Paolo Beccegato, responsabile dell’area internazionale della Caritas, Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), Alfredo Mantovano,deputato già Sottosegretario di Stato del Ministero dell’interno, Livia Turco, del Partito Democratico.
Tra i commenti più significativi vale la pena citare che il flusso migratorio, che per tanti anni ha coinvolto l’occidente, inizia a spostarsi verso il continente asiatico (Cina, Giappone, Corea). Sorprende, inoltre, sapere che gli immigrati residenti in Italia hanno versato all’erario, nel 2010, 7 miliardi di euro, a fronte di costi e spese imputabile a loro carico di 1, 5 miliardi. Un saldo nettamente in positivo.
Significativo il fatto che il rifiuto degli immigrati è particolarmente forte nei giovani, forse preda di modelli educativi che non riescono a stemperare nei social networks, paradossalmente strumenti frutto della globalizzazione e della comunicazione interpersonale senza frontiere.
Sul fronte degli immigrati emerge un attaccamento al nostro paese per la libertà e il clima, mentre la critica riguarda la burocrazia, i prezzi alti e l’assenza di opportunità. E’ necessario facilitare l’incontro domanda offerta e migliorare i modelli di integrazione ricorrendo alle esperienze locali di successo. La politica e i media possono aiutare il processo adottando un linguaggio più consono alla realtà senza incorrere in controproducenti populismi.

Mariano Colla

Mariano Colla

Sono un signore più della 3° che della 2° età, che mantiene una certa curiosità per gli eventi della vita e del mondo. Sono padano di nascita (Torino) ma non leghista. Amo la scienza ( ho una laurea in Fisica ) e la filosofia (che cerco di capire). Mi piace mangiare e bere bene ( sono un sommelier). Che dire altro? Novità quando ci conosceremo.

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