Ecologia del vivere: il presente esiste?

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di Stefania Taruffi

Di questi tempi è consuetudine scomodare spesso gli epicurei, soprattutto Orazio e il suo “carpe diem”, quasi ad avvalorare un presente da cogliere più nell’attimo, che nel giorno, giacché questo è anche troppo lungo. Quante cose accadono nell’arco di una giornata: tante, troppe per farle entrare nel nostro patrimonio quotidiano. Dunque alla fine, tra le tante ore vissute ci ritroviamo a fare una selezione qualitativa eliminando quelle negative o neutre e raccogliendo le briciole degli attimi di presente che ci sono piaciute di più.

A fine giornata comunque, anche queste scivoleranno via tra le dita della notte. Tutto è troppo caduco, anche il tempo. Tra le poche cose che ho imparato, è che questi secondi fulminei di piacere quotidiano vanno gustati come una creme brûlé al caramello. Se poi s’impara anche a spolverarli di cannella, forse abbiamo il piacere di trattenerli un po’ più a lungo nel palato dell’anima, che si delizia di un piacevole retrogusto perdurante.

Ma basta un nulla perché diventino passato, che con il trascorrere degli anni si arricchisce sempre di più di vissuto, condizionando il presente e spesso anche il futuro.

La filosofia oraziana del carpe diem, si fonda sul fatto che all’uomo non è dato conoscere e determinare il futuro e quindi egli deve solo concentrarsi sulle azioni presenti: le opportunità, le gioie che si presentano oggi. E’ un invito a essere responsabili del proprio tempo perché “Dum loquimur, fugerit invida aetas” (”Mentre parliamo, il tempo invidioso sarà già passato”). Ma allora qual è la forza del presente se un attimo dopo diventa già passato, che resta là e diventa parte integrante del nostro essere? Il presente ha una grande responsabilità: a seconda di come lo viviamo esso si trasforma in un passato più o meno sopportabile e in un futuro promettente o completamente deludente.

Il presente come libertà di scelta. Sull’importanza o meno del presente hanno dibattuto scrittori e filosofi e ognuno ha cercato di fornire un’interpretazione diversa. Gli stoici, invece, preferiscono puntare sul domani che per loro è caratterizzato dal fato. Credono che la libertà non consista nella scelta tra alternative, ma nel seguire deliberatamente ciò che è dettato dal destino.

Per i Cristiani la vera vita la potremo vivere solo a morte avvenuta e lo stesso dicasi per i musulmani, per i quali nell’aldilà ci aspetterebbero addirittura le Urì del profeta, ovvero delle bellissime fanciulle pronte a esaudire ogni nostro desiderio. Alla fine sono tutti i movimenti stoici a prevalere, quelli cioè protesi a puntare sul domani e mai sul presente. Ma allora il presente esiste? Oppure sono solo il passato e il futuro a dominare la nostra vita? Dietro di noi una fertile terra ricca di vissuto, davanti il mare sconosciuto di un futuro impossibile da conoscere e determinare.

Dov’è il presente se non sulla riva, in quel sottile lembo di sabbia che divide la terra dal mare, il passato dal futuro, il vissuto da ciò che vivremo?. Noi siamo lì davanti a quel mare infinito, sdraiati, seduti, eretti su quella striscia di sabbia del presente, a scrutare orizzonti, a fissare emozioni. La vita è come un reportage di foto, attimi fissati per ricordare per sempre i più significativi. E più passano gli anni più l’album della nostra vita si arricchisce di flash passati. Con un presente da far scorrere e un futuro sempre più breve, senza aspettative.

Ma il presente, anche se fuggevole, ha in sé un grande valore: è l’unica sensazione tangibile del fatto che esistiamo, che siamo nell’hic et nunc (qui e ora), che la nostra vita la stiamo vivendo davvero. Il trucco forse c’è. Alcune cose non rimandiamole al futuro. Potrebbero non svelarsi più nel loro mistero originario, potremmo non volerle più vivere o non avere più modo di farlo. Forse quello epicureo è l’unico atteggiamento che ci può far sopravvivere in questo mondo e godere un po’ di più i piaceri della vita: assaporiamo le creme brûlé quotidiane, le dolcezze che ogni giorno ci dona. Cospargiamole di cannella, inondiamole di vino corposo di speranza, aggiungiamo un fiume di amore e una spruzzata di sogni, il tutto sovrastato dal pensiero positivo, come una ciliegina sulla torta. Godiamoci questo presente, chiudiamo gli occhi e lasciamo scorrere il tempo fermandolo nelle sensazioni positive che ci provoca la nostra emozione del momento. Il retrogusto ne perpetuerà l’essenza e anche se sarà breve, sarà il nostro momento. Fermiamolo quel tanto che basta per renderlo eterno, nelle pieghe della nostra anima.

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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