Leporis: l’ultima opera di Meth Sambiase, la poetessa delle onde.

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di Annalisa Sofia Parente

‘Sono Meth. Sono nata dall’acqua. Le parole sono le mie onde’.

È una presentazione che non merita l’usura di una parafrasi. È la definizione poetica di una donna che fa poesia. Tre proposizioni essenziali per raccontare l’essenzialità multiforme di un corpo lirico.
Simonetta Sembiase, in arte Meth, forgia una poesia poco ordinaria, impegnativa, intellettualmente devastante, che lascia senza fiato e cerca un mondo in cui concentrarsi per riflettere e comprendere.
Come la sua ultima opera: ‘Leporis’, edita da Limina Mentis Edizioni e destinata a sconcertare il torpore lirico cui siamo da tempo abituati. Leporis è il racconto in versi della voce di un simbolo, la lepre appunto: animale che in molti nominiamo e che in fondo in pochi conosciamo abbastanza. Animale raro a vedersi , dalle abitudini crepuscolari o notturne; occhi laterali per avere una visione più ampia del mondo circostante, ma con vista debole; lunghe orecchie molto sensibili al benché minimo rumore; velocissimo e scattante, preferisce tuttavia ‘congelarsi’ nelle situazioni di pericolo, prima di balzare in alto.

È nella simbologia di questo animale donna, il cui “cuore è superiore all’uno per cento del peso del suo corpo”, che la voce di Meth costruisce i suoi versi, in un mondo allegorico, tra (in)canto e realtà, quasi a voler significare che anche nelle creature più fragili si celano inaspettate risorse, si nasconde un punto di forza che le immola e al tempostesso le salva, come scrive Daniela Cattani Rusich, autrice della prefazione al libro.
Leporis è fiera e inespugnabile nel rapporto con se stessa e con l’Altro e non si abbandona alla resa di una capo piegato, ma scatta il collo, selvaggia e inaddomesticabile.
L’Uno e l’Altra si cercano, affannosamente, senza pause né respiro e sembrano udirsi, nella lettura interiore o recitata dei versi, tonfi e requiem, oracoli e corde stridenti.

Zampa lunga – mi hai chiamato
e mi hai cercato nelle siepi.
“Mettiti una virgola, un portafortuna
per questo nuovo peso da sentire”

Zampa lunga, siepi, virgola, portafortuna sono termini che diventano parole in un’allegoria preponderante e invasiva, a volte ermetica, che si sublima nel tuono di sentenze, quasi sibilline, affascinanti quanto una donna che si dipinge acqua in movimento.
In questo racconto in versi c’è l’ allegoria, ma della vita più degna, quella in cui l’immolazione non è abbandono, ma sacrificio per l’epifania di un nuovo cammino che porterà il lettore a dimenticare il limite cannibale di Leporis e ad inseguirla nel suo viatico verso il karma.
Leggere Meth Sambiase significa asciugarsi la fronte, aggrottare le sopracciglia, ricomporsi sulla sedia, chiudere gli occhi e ricominciare. Per poi, d’improvviso, trasalire.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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