Italiani: figliastri di una lingua madre sconosciuta

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di Cinzia Colella

Sembra solo il risultato di uno di quei soliti sondaggi che vanno a sfrugugliare fra le abitudini del goliardico popolo italico, ma quello che qualche giorno fa ha reso Tullio De Mauro lascia tutti tra il perplesso e lo scontato: sette italiani su dieci non comprendono la lingua che ogni giorno parlano, usano, scrivono.

Nota di costume? No allarme sociale. Sapere che il 71 per cento della popolazione si trova al di sotto del livello minimo di lettura e di comprensione di un testo scritto di media difficoltà non fa che aggiungere una declinazione della crisi che ci sta assorbendo.

Lo stato di salute della nostra lingua è piuttosto allarmante, e lo sono anche le conseguenze che questo comporta, visto che il dominio della propria lingua è un presupposto fondamentale per lo sviluppo culturale, economico e civile.

E’ dello stesso avviso anche Corrado Augias che si è sempre speso molto per la divulgazione culturale. Tra le sue numerose pubblicazione c’è anche “Leggere. Perché i libri ci rendono migliori, più allegri e più liberi” (Mondadori 2007), un prezioso manuale sulla lettura e sull’importanza di questa pratica sempre più desueta. ‘La lingua che suggiamo insieme al primo latte si chiama, non a caso, madre; non è infatti meno madre delle mammelle (o del biberon) dalle quali traiamo alimento’, una definizione romantica che rende esattamente l’idea di come il giornalista intende il senso di appartenenza che deriva dal padroneggiare le proprie radici linguistiche. ‘Sono assolutamente convinto dei risultati dell’indagine – spiega  Augias – e questo non significa solo che queste saranno delle persone insufficientemente acculturate, significa anche che saranno dei mediocri cittadini, perché se uno non capisce il senso delle cose e ne capisce soltanto l’aura, quando andrà a votare, su quali criteri baserà la sua scelta?’

Quali sono le cause di questa stasi culturale, di tanto analfabetismo culturale?

E’ un discorso complesso. Sono molto aumentate le attrazioni e le distrazioni a disposizione dei giovani per cui l’insegnamento scolastico andrebbe fatto in maniera diversa, insegnando certamente le stesse cose, perché non si può essere cittadini consapevoli se non si conosce Leopardi, però andrebbe fatto in una diversa maniera. Io vedo che qualche volta, quando mi imbatto in insegnanti che si rivolgono ai loro allievi in maniera seduttiva quelli stanno con le orecchie dritte e non perdono una sillaba. Spesso l’insegnamento è fatto in maniera noiosa. Io stesso mi ricordo delle mattinate a scuola dove mi sembrava di diventare pazzo per la noia.

L’altra cosa è che il nostro è un Paese di acculturazione media; il livello della televisione, dove anche la Rai ha anche una sua parte, è discutibile. L’altra sera, per caso, ho visto una scena di uno di questi reality, dove c’erano delle poverine che si insultavano in una di queste case, insomma, adesso non voglio fare lo snob di sinistra e che storce il naso, ma era uno spettacolo deplorevole. Uno spettacolo presentato in quel modo, diventa un modello e allora delle ragazzine sprovvedute che guardano possono pensare che, dal momento che quei comportamenti passano in televisione, siano dei comportamenti da imitare, un modello al quale avvicinarsi.

Qualche tempo fa vidi i risultati di un’inchiesta televisiva: domandavano a delle ragazzine di condizione medio bassa se un signore molto ricco le avesse invitate ad una festa in una bella villa (con tutti i sottintesi e gli annessi),  ci sarebbero andate. E tutte hanno risposto “E perché no?”.

L’ignoranza del popolo aumenta il consenso del “potere assoluto”, la storia ce lo ha insegnato più volte. Stiamo correndo ancora questo rischio?

Più che potere assoluto – che oggi è inconcepibile, perché oggi il potere assoluto non lo può fare più nessuno, se per potere assoluto si intende quelli con l’impermeabile di cuoio che bussano alle quattro della mattina e ti portano via senza dire una parola con la moglie in lacrime -, parlerei di “mostro mite” come l’ha chiamato Raffaele Simone in un libro molto bello. E’ la seduzione, la promessa farlocca di una  felicità impossibile il reale pericolo di oggi.

Le nuove generazioni: cosa dovrebbero coltivare e cosa sradicare dalla propria quotidianità per evitare un continuo abbrutimento culturale e civile?

Le nuove generazioni sono la parte più avveduta e ha capito benissimo che la concorrenza tra giovani nel mondo moderno è micidiale, perché ci sono i cinesi, gli indiani, i sudamericani, tra un po’ ci saranno anche gli africani e che quindi per farsi largo e per guadagnarsi un posto bisogna lavorare molto e da subito. Molti lo fanno, io lo vedo. Purtroppo, però, molti di questi molti poi vanno all’estero quando possono e questo è anche una delle nostre debolezze.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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