Solomon Kane, dai romanzi phantasy di Robert Ervin Howard alla conquista del cinema

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di Valentino Salvatore

Un mercenario freddo e brutale, implacabile strumento di morte al soldo della regina Elisabetta, guida nel XVI secolo la sua banda senza scrupoli all’ennesimo assalto, questa volta contro una città del Nord Africa. Un guerriero abilissimo nell’uso tanto della spada quanto delle armi da fuoco. Non fa differenza. Cancellare una vita e un’altra ancora, non fa differenza, in una spirale di violenza senza limiti per la conquista di gloria e denaro. Quando, ammaliato dalle ricchezze di cui si favoleggia, decide di saccheggiare un castello nelle vicinanze, si trova a tu per tu con Reaper – ovvero “mietitore” – un demone inviato proprio per trascinare la sua anima ormai corrotta all’inferno.
Inizia così Solomon Kane, film diretto da Michael J. Bassett la cui uscita è prevista nelle sale italiane il 14 luglio ed era già stata anticipata al Toronto International Film Festival nel settembre scorso.
Solomon Kane è un personaggio partorito dalla fervida, allucinata e tormentata penna dello scrittore phantasy Robert Ervin Howard, che a trent’anni finì inghiottito dai suoi demoni ma divenne comunque punto di riferimento per la letteratura di genere, avendo tra l’altro creato anche il famigerato Conan. Proprio quel barbaro partito da zero e diventato re, portato sugli schermi dal muscolare Arnold Schwarzenegger, prima che questi si buttasse in politica per governare la California.
Nel cast del film di Bassett, anche un attore del calibro di Max von Sydow, noto per il sodalizio artistico con Ingmar Bergman e già apparso proprio in Conan il barbaro di John Milius nei panni di re Osric, in una nuova interpretazione da considerare un omaggio cinematografico all’opera dello scrittore Howard. Senza dimenticare Pete Postlethwaite, dalla storica e solida preparazione teatrale.
Solomon Kane, interpretato nella versione cinematografica da James Purefoy, già Marco Antonio della serie Rome, è un anti-eroe crepuscolare e contraddittorio, in bilico tra dannazione e redenzione. La sua non è una storia lineare di conquiste e di gloria, ma procede per così dire a zig zag. E’ un uomo che arriva, dopo lo shock dell’incontro col demone, a riconsiderare tutta la sua vita e a costruire relazioni finalmente umane con i propri simili. Incontra una famiglia di puritani, nell’Inghilterra sconvolta dall’onda lunga della Riforma, che diventa la sua piccola oasi e decide di lasciarsi alle spalle il passato di violenza e distruzione. Il suo pacifismo, la profonda e sentita rinascita spirituale e anche la sua ossessione nel condurre una vita retta per salvarsi l’anima, vengono però messe ancora in crisi dal ripresentarsi del male (anzi, il Male, quello con la maiuscola). Il potere che spadroneggia assume un volto infernale e distrugge la sua pace ritrovata, obbligandolo a riprendere le armi. Quegli strumenti di morte che pensava di aver sepolto per sempre tra le pieghe della sua anima devono essere lucidati di nuovo. Ma riemerge anche il rischio di perdere la precaria salvezza e di cadere nuovamente nel torbido e infernale gorgo della dannazione. Il tono del film è quello epico, con evidenti richiami che navigano tra l’apocalittico e il biblico. Teodicea a go-go e sullo sfondo l’eterno dilemma dell’uso del male per arrivare al bene. Il tutto contornato dalla necessaria azione, in un crescendo di scontri leggendari sulla scia della consolidata tradizione dei cappa e spada. Kane infatti deve di nuovo impiegare la violenza e l’efferatezza da tempo sopite, lanciandosi nella sua personale crociata, ben sapendo di rischiare non solo e non tanto la sua vita, quanto la sua anima.
Il film ha le sue credenziali per non passare inosservato, in particolare fra gli estimatori del genere letterario, che saranno magari presi a fare confronti tra le storie originali e la trasposizione cinematografica. Il regista ha anticipato che sono previsti in cantiere anche altri due sequel che racconteranno le vicissitudini di Kane. Va segnalato anche lo spolvero dell’opera e della figura di Robert E. Howard, ad esempio con una nuova edizione del ciclo di Solomon Kane per i tipi della Newton Compton, che si gioverà inevitabilmente del battage creato dal film. Scelta di marketing ad orologeria per liberare i magazzini dai tascabili con le storie di Howard? E perché no: siamo uomini di mondo e non moralisti. D’altronde, proprio come Solomon Kane insegna, dal male (ci venga permessa questa ironia, stavolta con la minuscola) può nascere anche il bene. Se serve a far conoscere il mondo immaginario creato da quel giovane e sfortunato scrittore che sottotraccia ha influenzato e continua ad influenzare registi e narratori.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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