Il Tempo si fa spettacolo all’Auditorium Parco della Musica

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Si fa presto a dire tempo. Perché proprio il concetto più pervasivo dell’indagine umana, la parte integrante della nostra realtà e della nostra quotidianità, resta uno dei misteri più insondabili. Da sempre. Tempus fugit, dicevano i latini. E infatti il tempo fugge e ci sfugge, nonostante l’uomo cerchi di afferrarne l’essenza. Indagandolo, misurandolo, spezzettandolo in ore, giorni e mesi: l’idea del tempo, infatti, è il risultato dell’intrecciarsi di una molteplicità di storie. Da quella dell’astronomia a quella della fisica, della biologia e della psicologia, da quella religiosa a quella delle invenzioni tecniche. E poi l’arte, la musica, la poesia, l’economia, la storia: il tempo le pervade, oggetto di indagine e soggetto, burattinaio che si fa beffe di calcoli e indagini filosofiche. Lasciandoci ancora, nell’era degli esperimenti con i neutrini e degli studi sul teletrasporto, mentre frughiamo nella nostra mente, nei neuroni e nell’universo, con la stessa identica domanda: cos’è, davvero, il tempo?

Tra analisi scientifica, indagine filosofica e qualche visionaria incursione nella fantascienza che è già qui, prende il via la settima edizione del Festival delle Scienze, in programma da giovedì 19 a domenica 22 gennaio 2012 all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Prodotto dalla Fondazione Musica per Roma, in collaborazione con Codice. Idee per la Cultura, il Festival sarà un viaggio attraverso lectio magistralis, incontri, dibattiti, caffè scientifici, eventi per le scuole, mostre, spettacoli, con i grandi nomi della ricerca scientifica italiana e internazionale. Ma anche con filosofi, storici e scrittori, che indagheranno il significato profondo di questa quarta dimensione che trascende quello che possiamo vedere e toccare. E che va a coinvolgere la nostra essenza più profonda.
Saranno le domande, tante e insolute, a pervadere questa edizione della manifestazione: il futuro e il passato sono reali come il presente? Passa il tempo quando nulla cambia? È possibile viaggiare nel tempo? Esisteva il tempo prima del Big Bang? Quali meccanismi neuronali spiegano la nostra esperienza del tempo? È, il tempo, infinito? Concepiamo tutti il tempo allo stesso modo?
Come parliamo del tempo nei nostri linguaggi? Quali formalismi logico-matematici modellano adeguatamente il ruolo che il tempo svolge nei nostri ragionamenti?

Ad affrontare questi e altri quesiti si alterneranno, tra gli altri, l’antropologo statunitense Ian Tattersall parlerà del tempo profondo dell’evoluzione. Julian Barbour, fisico britannico che ha teorizzato in La fine del tempo (Einaudi, 2003) che, in realtà, il tempo non esiste affatto. John Richard Gott III, professore di astrofisica all’Università di Princeton che nel ’91 teorizzò la possibilità di creare una macchina del tempo basata sulle corde cosmiche. Peter Ludlow, professore di filosofia alla Northwestern University, che nei suoi studi spazia dalla linguistica al cyberspazio. O Carlo Rovelli, fisico che ha teorizzato la “gravitazione quantistica a loop” per descrivere le proprietà quantistiche del tempo e dello spazio. Fino a scrittori come Stefano Benni, che il tempo lo riescono a mettere in parole. E in musica.

L’inganno del tempo. Conferenze, dibattiti, laboratori e spettacoli tra teletrasporto, metafisica e cervello. Per rispondere alla domanda: ma il tempo esiste fuori o dentro di noi?
Ad inaugurare ufficialmente il Festival, giovedì 19 gennaio alle 19 in Sala Petrassi, sarà l’astrofisico, scrittore e poeta francese Jean Pierre Luminet, esperto di fama mondiale di cosmologia e buchi neri e autore di testi come L’invenzione del Big Bang. Storia dell’origine dell’Universo (Dedalo, 2006) e di La parrucca di Newton (La Lepre edizioni, 2011). Introduce Vittorio Bo. Se il tempo, nel cosmo, diventa un concetto relativo e flessibile, ci si domanda: il tempo è dunque morto? Si può teorizzare una “fine del tempo”, proprio come Francis Fukuyama proclamava la “fine della storia”? Sabato 21 gennaio alle 17 al Teatro Studio ci sarà l’incontro Una breve storia del Tempo: prima, durante e (forse) dopo Einstein, con Giovanni Amelino Camelia, uno dei principali studiosi italiani di gravità quantistica, proponente della “Doubly Special Relativity”, introdotto da Giovanni Spataro.

Il più convinto teorico della fine del tempo, Julian Barbour, sarà domenica 22 gennaio alle 21 in Sala Petrassi per dialogare con il filosofo, matematico ed epistemologo Giulio Giorello durante l’incontro Esiste il Tempo?. E aprire uno squarcio verso concetti come i mondi multipli, i viaggi nel tempo, l’immortalità, l’illusione del moto. Perché con il tempo si può giocare, in un certo senso. Andare oltre, con uno sguardo alla metafisica, come farà Ned Markosian, professore alla Western Washington University in È possibile viaggiare nel Tempo?, venerdì 20 gennaio alle 16 in Sala Petrassi, introdotto da Vittorio Bo. O sfidarlo, apertamente. Aprendo spiragli che sanno di fantascienza. Come Il viaggio nel Tempo nell’universo di Einstein, lectio magistralis di John Richard Gott III, che domenica 22 gennaio alle 12 in Sala Petrassi introdotto da Amedeo Balbi spiegherà la sua teoria di macchina del tempo, che funzionerebbe grazie alla tensione antigravitazionale delle ipotetiche corde presenti nell’universo.
Ma il tempo, allora, è un concetto “flessibile”, “violabile” in un certo senso, oppure oggettivo e misurabile? Come si fissano, allora, le “convenzioni” che lo riguardano? Lo spiegherà Dava Sobel, divulgatrice scientifica statunitense, nella lectio Come il Tempo è riuscito a mettere il mondo al suo posto sabato 21 gennaio alle 11 in Sala Petrassi, con un’introduzione di Armando Massarenti. Perché il tempo, oltre a essere un concetto matematico, è tutt’altro che astratto. Imprime i segni del suo passaggio, sul nostro pianeta e negli esseri viventi. Sarà l’antropologo statunitense Ian Tattersall, autore di Il cammino dell’uomo (Garzanti, 2004), con cui ha vinto il prestigioso premio “W. W. Howells” dell’American Anthropologican Association; sabato 21 gennaio alle 16 in Sala Petrassi a parlare de Il Tempo profondo dell’Evoluzione introdotto da Telmo Pievani. Tempo e Stress sarà invece l’argomento della lectio magistralis di Ronald D. Siegel, psichiatra americano docente presso la Harvard Medical School ed esperto di mindfulness meditation, che si terrà domenica 22 gennaio alle 16 in Sala Petrassi introdotto da Letizia Gabaglio. Mentre domenica alle 18 in Sala Petrassi si scoprirà che il tempo è sì relativo. Ma anche a seconda delle diverse latitudini: a discutere di Geografia del Tempo: la concezione del tempo tra le culture e tra gli individui saranno Robert V. Levine,  autore di Una geografia del tempo, Fioriti, 1998) e l’antropologo Marco Aime, con una animazione video di Philip Zimbardo e introduzione di Vittorio Bo.
Se il modo di percepire il tempo cambia da individuo a individuo, l’indagine ci porta sempre più lontano. Non nel cosmo, verso nuovi mondi. Ma dentro di noi. Come percepiamo l’esperienza del tempo? Come ne parliamo? Il professore di filosofia Peter Ludlow e Yael Sharvit, professore di Linguistica all’Ucla University, venerdì 20 gennaio alle 18 in Sala Petrassi discuteranno di Il tempo nel linguaggio e il linguaggio del Tempo, introduce Sandro Zucchi. Mentre sabato alle 18 in Sala Petrassi si entrerà nei recessi profondi della psiche, con Il Tempo nella mente e il Tempo nel cervello, con Lera Boroditsky, studiosa di linguistica cognitiva, introdotta da Alberto Oliverio. Fino ad affermare: Il Tempo non esiste, domenica 22 gennaio alle 17 al Teatro Studio con il fisico Carlo Rovelli introdotto da Jacopo Romoli.
Proprio sul concetto di relatività, sull’antinomia tra il “tempo della scienza” e il tempo percepito, si basa il Caffè Scientifico (BArt) Tempi della scienza e Tempi dell’uomo: una conversazione sul concetto di Tempo, a cura di Giunti Editore, sabato 21 gennaio alle 18.30 con Mauro Dorato, docente di Filosofia della Scienza all’Università di Roma 3, e Sergio Doplicher, docente alla Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali all’Università La Sapienza di Roma, introduce Emiliano Ricci. Il tempo si fa dunque racconto, narrato da chi, attraverso registri diversi, ne comunica al grande pubblico la complessità: domenica 22 gennaio alle 19 al Teatro Studio lo scrittore e giornalista Bruno Arpaia, il genetista e antropologo Francesco Cavalli Sforza e la sociologa Stefania Polvani (modera Elisa Manacorda) dialogheranno sul tema Raccontare il Tempo e i Tempi della scienza, a cura del Master SGP – Le scienze della vita nel giornalismo e nei rapporti politico istituzionali – Università La Sapienza, Roma, in collaborazione con Pfizer.

Il tempo si fa spettacolo. Tra record, metronomi e sinfonie. Con brio.

Il tempo come sinfonia. Larghissimo, lento, andante, allegro. L’Auditorium si trasformerà in un grande metronomo, dove si girerà il mondo a suon di fischi e tic tac, si ripercorrerà il secolo “breve” e ci si chiederà Che ore sono attraverso le parole di Stefano Benni. Messe in musica, per scoprire che il tempo delle lettere d’amore è variabile e che certe tragedie hanno l’orologio. Perché il tempo non è solo questione di record e di cronometri. Ma (anche) di ritmo. Non resta che farsi trasportare.

La sera dell’inaugurazione del Festival, giovedì 19 alle 21, in Sala Sinopoli ci sarà il reading musicale di e con Stefano Benni Che ore sono, accompagnato al pianoforte da Umberto Petrin (suono di Fabio Vignaroli e luci di Viviana Dominici). Ma il tempo è anche velocità, capacità di andare oltre, di spingersi sempre al di là dei propri limiti. A Tempo: record e limiti umani è dedicata la serata spettacolo di sabato 21 alle 21 in Sala Sinopoli con il giornalista Oliviero Beha, l’atleta Andrew Howe, detentore del record italiano di salto in lungo e Stefano Tamorri, presidente dell’Associazione Italiana Psicologia dello Sport.

Il senso del tempo e del suo scorrere sarà reso anche attraverso suggestive performance, video, racconti visionari e voci dilatate trasformate in memoria. Come il video-concerto Three Tales (video di Beryl Korot; musiche di Steve Reich) interpretato dal PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble con la direzione di Tonino Battista, che si terrà venerdì 20 gennaio alle 21 in Sala Sinopoli. Mentre dalle 18 di sabato 21 fino alle 18 di domenica 22 gennaio nello Spazio Risonanze sarà possibile assistere alla performance no stop Vexations 24 ore di musica perpetua di Erik Satie. Inoltre domenica 22 gennaio alle 11 presso il Teatro Studio il pubblico potrà partecipare al laboratorio/concerto Lab in time, a cura di Antonio Caggiano con i percussionisti del PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble.

Per tutta la durata del Festival, poi, nella Sala Ospiti sarà possibile vedere il video continuo Hatsu-Yume (First Dream), (1981, per Daien Tanaka) di Bill Viola, mentre nel Guardaroba della Sala Sinopoli ci sarà il video Bikini di Steve Korot & Steve Reich. Nel Foyer della Sala Petrassi il pubblico potrà vedere le installazioni I am sitting in a Room di Alvin Lucier e Poème Symphonique per 100 Metronomi di Gyorgy Ligeti (in collaborazione con CIAMPI). Non mancheranno gli exibit: nel Foyer della Sala Sinopoli ci saranno infatti L’uomo e il tempo. Una gara eterna: lo startometro a cura di ScienzAttiva e Cronografie: alla ricerca di una definizione di Tempo a cura di dmostra. Presso AuditoriumArte ci sarà la videoinstallazione Serie Panorama di ZimmerFrei e l’installazione La Macchina che Produce il Tempo di Valentina Vetturi.

Anche per questa settima edizione del Festival delle Scienze, infine, i microfoni di Radio3 Scienza tornano all’Auditorium Parco della Musica di Roma per dare voce, con collegamenti quotidiani dal 19 al 22 gennaio, ai suoi protagonisti.

Biglietti
Gli eventi del Festival (a esclusione degli spettacoli) sono a pagamento al costo di 2 euro.

Spettacoli
Per informazioni sui prezzi degli spettacoli e sulle modalità di acquisto dei biglietti
Infopoint tel. 06 80241281 – Call Center tel. 892 982 www.auditorium.com

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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