Ecologia del vivere: Swap party, torna di moda il baratto.

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Di Stefania Taruffi

E’ arrivata anche in Italia la moda tutta anglosassone degli Swap Parties, le feste ‘scambiste’ (del riciclo, non del sesso) dove è possibile scambiarsi abiti d’abbigliamento, accessori, oggetti, mobili usati, ma in buono stato.  Una nuova filosofia di consumo eco-sostenibile già diffusa negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, portata in Italia dall’associazione di promozione sociale, Atelier del Riciclo, fondata dalla giornalista Grazia Pallagrosi.

Consultando il sito (www.atelierdelriciclico.it), si identifica subito la loro mission: RECYCLED,  NOT  TRASH: “Rispetto al passato, rimane valido il concetto di recupero: oltre il 60% di ciò che scartiamo o buttiamo può diventare una risorsa. Ma l’Atelier si stacca dal concetto trash dello scarto per due motivi: recupera solo oggetti di qualità e ne promuove la riqualificazione – nella moda, nell’arte e nel design – e la rielaborazione attraverso percorsi creativi aperti non solo ai professionisti ma anche agli aspiranti eco-stilisti ed eco-designer.”

Atelier Del Riciclo si occupa del riuso creativo di oggetti che apparentemente hanno esaurito la loro funzione ma,  per particolarità delle forme e qualità dei materiali, possono trasformarsi in opera con un nuovo ed elevato valore d’uso. Sul sito si possono identificare i luoghi, dove i party sono organizzati e parteciparvi, portando oggetti, capi d’abbigliamento, accessori in buono stato e di un certo valore commerciale ed estetico (non si tratta dunque di un mercato degli scarti). E’ possibile aver un piccolo spazio espositivo e da lì comincia il baratto, equo e solidale. Perché non serve andare in Africa, le difficoltà economiche regnano sovrane ormai anche nelle comuni famiglie italiane. E bisogna arrangiarsi un po’.

Spesso le nostre case sono piene di cose che non ci servono o piacciono più: regali non graditi, vestiti ancora nuovi e di qualità, ma di taglie ormai non più compatibili. Mobili e accessori in eccesso.  In genere nei cambi stagione si creano enormi bustoni che finiscono nelle cantine o alle donne di servizio. Nel peggiore dei casi addirittura nella spazzatura. Spesso però neanche le donne di servizio o le comunità sanno che farsene di quel vestito da sera ancora buono, o del soprammobile in vetro di Murano, quantomeno della borsetta firmata. Oggetti che magari gratificherebbero una qualsiasi altra signora di uno swap party. Un salotto dunque, un’occasione d’incontro dove, tra un cocktail alla frutta e un thè, ci si libera di tante cose per acquisirne di nuove, e questo gratifica e ci fa stare meglio, come quando andiamo a fare shopping. Solo che qui è tutto gratis.

Atelier del Riciclo è anche un marchio registrato che identifica nuovi modelli di ‘negozi’ ove, oltre ad acquistare prodotti ‘verdi’ selezionati da un team di stilisti ed esperti di design, si possono barattare abiti, accessori moda, bijoux e piccoli oggetti d’arredo, per rinnovare il proprio guardaroba e il look della propria casa a costo zero. E’ anche  una community, un punto di ritrovo per persone di ogni età accomunate dal desiderio di condividere uno stile di vita eco-sostenibile: sia i soci sia gli abbonati allo swapping, infatti, possono accedere a una rosa di servizi e attività che vanno dagli swap party alla consulenza d’immagine, dai corsi di restyling del guardaroba e della casa fino alle mostre, alle serate eco-tematiche con happy hour e agli ‘assaggi’ di trattamenti e prodotti di bellezza con ingredienti naturali e bio”.

E’ un’idea vincente che scaturisce dal concreto bisogno di ottimizzare le risorse di ciascuno, in un periodo di forte recessione, dove è d’obbligo un sano downshifting (ridimensionamento) generale.

Viviamo in un mondo eccessivamente consumista, ci vendono il superfluo come indispensabile e il banale come fondamentale. E noi paghiamo, spesso a costi molto alti. Ogni cosa diventa presto obsoleta, con la scadenza programmata degli oggetti e sono creati così ad arte una serie di bisogni artificiali: un cellulare di ultimissima generazione, un nuovo televisore, un guardaroba a ogni stagione.  Si è perso di vista l’essenziale, così come si sono persi i concetti di semplicità e cooperazione. Di sostegno reciproco, di tutela del patrimonio, di risparmio.

Come accade per la mente e negli affari della vita, a un certo punto, anziché accumulare, per non creare confusione occorre eliminare l’obsoleto, l’inutile, il superfluo, per accogliere e fare spazio al ‘nuovo’.  E quando non ci arriviamo da soli, ci pensa la crisi a ricordarcelo.

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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