Les ballets de Trockadero conquistano Milano

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foto e testo:  Vincenzo Nicolello

MILANO – Il primo commento che si può fare dopo aver visto lo spettacolo de “Les ballets de Trockadero” è: quanta bravura, leggiadria, femminilità. Eppure di femminilità in questo corpo di ballo ce n’è davvero poca, se consideriamo che tutti quanti gli interpreti sono uomini. Li abbiamo osservati bene al teatro degli Arcimboldi, nella matinée dello scorso 26 dicembre, e sono state due ore di grande spettacolo. Les Ballets Trockadero de Monte Carlo nascono nel 1974 dall’idea di alcuni appassionati di danza che si divertono a mettere in scena il balletto classico tradizionale presentandolo en travesti. Si esibiscono Off-Off-Broadway a tarda sera ma già a metà del 1975 sono tra i più acclamati fenomeni della scena internazionale.
I premi vinti dai Trocks negli anni per il miglior repertorio classico comprendono, tra l’altro, il Critic’s Circe National Dance Award, il Theatrical Managers Award e il Premio Positano per l’eccellenza nella danza.
Nei quasi quarant’anni di attività i Trocks hanno tenuto fede alle linee programmatiche del debutto: la Compagnia resta formata da ballerini (solo uomini) professionisti che si esibiscono nel vasto repertorio di balletto e di danza moderna, nel pieno rispetto delle regole canoniche del balletto classico tradizionale. Ciascun ballerino ha un alias maschile ed uno femminile.

Ritornando allo spettacolo, vi parliamo di tre atti, zeppi di volteggi, di piroette, di salti e anche di qualche “dovuto e voluto” passaggio goffo, giusto per ricordare agli spettatori che sul palco ci sono degli artisti ma anche dei veri e propri show men. Dicevamo dei tre atti, partiti subito con la voce fuori campo che presenta le “artiste”, con i loro nomi di battaglia, tutti rigorosamente maccheronici e richiamanti gli storici danzatori del Bolshoi. La prima scena è un maestoso “Lago dei cigni”, del quale è stato proposto il secondo atto. Sul palco emerge tutta l’ironia e la goffaggine di alcune interpreti che “umanizzano” in punta di piedi e tutù i maestosi volatili. Così c’è l’étoile Lariska Dumbchenko (Raffaele Morra), che propone il connubio movenze leggiadre-petto irsuto, Phrosinya Drononova (Josha Thake) che si trasforma in cigno karateka, Giuseppina Zambellini (Davide Marongiu) che diventa un uccello goffo, mai in grado di stare a tempo con le altre colleghe di ballo. Ogni artista alterna la maestria a qualche elemento di disturbo, giusto per sottolineare l’aspetto in qualche modo goliardico della rappresentazione. L’atto si chiude con la consegna di un bouquet di fiori, che non appena si spengono i riflettori, viene conteso da tutti i ballerini.

Nemmeno il tempo di rifiatare ed ecco arrivare la satirica “Pattern in Space”, nel corso della quale non è nemmeno troppo velata la presa in giro per la danza sperimentale, dove tutto è davvero troppo serio per essere per essere vero. Interpreti della scena sono le ballerine Ephrosinya Drononova (Joshua Thake), Vera Tchumpakova (Roberto Lara), Dimitri Legupski (Claude Gamba) che si muovono al tempo di improbabili rumori prodotti dai musicanti: Lariska Dumbchenko (Raffaele Morra) e Jaques D’Aniels (Britton Spliter). A seguire arriva un intermezzo di tarantella, dove un mingherlino ed efebico Andrei Leftov (Boysie Dikobe) si ritrova a duettare con Olga Supphozova (Robert Carter), che lo sovrasta in stazza e forza fisica, al punto che è la ballerina in tutù ad alzare in volo il proprio partner.

L’atmosfera ritorna “seria”, quando la scena accoglie quattro danzatrici color rosa confetto, che portano in scena il “Grand Pas de Quatre”. Qui la rivalità tra la “prima ballerina” Sveltlana Lofatkina (Fernando Medina Gallego) e le altre tre protagoniste della “scena” – Giuseppina Zambellini (Davide Marongiu), Vanya Verikosa (Brock Hayhoe) e Marina Plezegetovstageskaya (Roberto Forleo) – si scatena con tanto ritardi nel lasciare la ribalta, pur di penalizzare chi deve arrivare dopo. Le danzatrici si esibiscono sia in ensemble che in solitario, e la cifra tecnica di questa parte di programma è certamente notevole. Di tutt’altro spessore, invece, la “morte del Cigno, che chiude il secondo atto. Qui, quella che dovrebbe essere una delle più intense e drammatiche esibizioni, si trasforma in uno dei “cult” del Trocks. Protagonista è Ida Nevasayeva (Pau Ghiselin) che davvero con le sue gambe tremolanti e una copiosa perdita di piume, crea il delirio tra gli spettatori, increduli nel poter assistere ad un simile stravolgimento del brano di Camille Saint-Saens. L’ultimo atto dello spettacolo è l’altro pezzo forte del Trockadero: “Paquita”.

Si tratta del gran finale, e come è giusto che sia, tutto il cast è presente sul palco con costumi sgargianti e ritmi latineggianti. Si tratta di un trionfo di classe, ma anche di ilarità, che lascia a bocca aperta per la grande bravura e sintonia che accomuna tutti i danzatori. Oltre ai sopraccitati artisti, fanno parte di questa ultima scena: Colette Adae (Claude Gamba), Doris Vidanya (Christopher Montoya), Nina Immobilashvili (Alberto Pretto), Irina Kolesterolikova (Giovanni Ravelo) e Yakatarina Verbosovich (Chase Johnsey), Katya Lukinatmeya (Britton Spliter) e Sonia Leftova (Boysie Dikobe).

Quando si chiude il sipario, il pubblico è in delirio. A lungo gli artisti vengono richiamati sul palco per il doveroso tributo ad uno show, forse inusuale, ma certamente affascinante e da non perdere. L’occasione per rivedere il Trocks all’opera è assai vicina. Visto che nel mese di marzo, la compagnia sarà protagonista di una nuova tournee italiana, che toccherà Trieste, Bolzano, Padova, Bergamo e Roma. Per informazioni www.trockadero.org.

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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