Golden Globe, una corsa all’Oscar a due: The Artist vs. Paradiso Amaro

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di Erika Sambuco

La 69ª edizione della cerimonia di premiazione dei Golden Globe ha avuto luogo il 15 gennaio 2012 al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills, California. Puntualmente le nomination ai Golden Globe aprono ufficialmente la corsa ai premi cinematografici 2011, costituendo, ancora una volta, un ottimo “antipasto” in attesa degli Oscar, dove le pellicole candidate e premiate le ritroveremo anche a contendersi le statuette più importanti sul palco del Kodak Theatre. Una sfilata di film, abiti e gioielli da sogno. Dopo quindici anni, questa edizione ha adottato un nuovo tema musicale, composto da Yoshiki Hayashi (X Japan). Discussa la ricandidatura di Ricky Gervais, che sembrava difficile riconfermare come presentatore dopo che l’anno scorso aveva messo in imbarazzo in molti. Invece, il comico inglese è stato richiamato a condurre la serata, pronto come sempre a lanciare battute sarcastiche, incurante della reazione dei diretti interessati: “I Golden Globe stanno agli Oscar come Kim Kardashian sta a Kate Middleton. Sono più casinisti, volgari, ubriachi e si comprano più facilmente”. Le candidature sono state annunciate da Sofia Vergara, Woody Harrelson, Rashida Jones e Gerard Butler.

The Artist, il film muto e in bianco e nero che aveva entusiasmato il Festival di Cannes, come da pronostico, svetta su tutti conquistando tre premi: miglior commedia (i Golden Globe distinguono i generi comedy o musical e drama), miglior attore protagonista (Juan Dujardin) e miglior colonna sonora, firmata Ludovic Bource. Il francese Michel Hazanavicius non ha solo omaggiato il cinema dei pionieri ma Hollywood in quanto tale, citando tanti capolavori del passato (soprattutto “Cantando sotto la pioggia”, con lo stesso racconto del delicato passaggio al sonoro), il cinema degli Studios e lo star system. Ed è un bel mix tra cinema d’arte, fin dalla provocatoria scelta del muto e del bianco  e nero, e spettacolo: pochi film d’essai quest’anno sono riusciti a essere divertenti e a tratti scatenati come questo.

Braccato da “The Descendants”, che uscirà nelle sale italiane il 17  febbraio con il pessimo titolo di Paradiso amaro”: vincitore del Golden Globe come miglior film drammatico e per l’interpretazione di un ottimo George Clooney (che si deve accontentare di aver surclassato colleghi del calibro di Brad Pitt, Leonardo Di Caprio e Michael Fassbender, perché purtroppo il suo “Le idi di marzo” torna a casa “senza bottino”), il film di Alexander Payne (passato in concorso al festival di Torino) è in realtà anch’esso al confine tra dramma e commedia (si ride, anche se il contesto non è facile, e ci si commuove ma in maniera sobria): in una vita che cade a pezzi, dopo un incidente che ha mandato in coma la moglie, il protagonista deve imparare a conoscere le figlie, affrontare parenti che vogliono vendere un paradiso hawaiano, frutto di secolare eredità, al miglior offerente e guardare in faccia ai segreti di una vita coniugale che non avrebbe mai voluto scoprire.

Tra le performer femminili brillano Meryl Streep che si è aggiudicata il globo come migliore attrice protagonista in un film drammatico, grazie alla sua interpretazione nella discussa pellicola su Margaret Thatcher “The Iron Lady”; la signora di Madison County è riuscita a sbaragliare delle validissime concorrenti come Tilda Swinton per “E ora parliamo di Kevin”, ma soprattutto l’acclamata Gleen Close per la performance en travesti in “Albert Nobbs”. Applausi.

Michelle Williams ha vinto, invece, il premio come migliore attrice protagonista in una commedia o musical, per la performance in “My week with Marilyn”, nei panni di Marilyn Monroe, strappando così lo scettro a Kate Winslet, memorabile in “Carnage” di Polanski.

Christopher Plummer, a ottantadue anni, ha vinto come migliore attore non protagonista drammatico per il film “Beginners” (con Masterpiece di Madonna, tratta da W.E., eletta Miglior Canzone Originale) mentre il suo corrispettivo femminile è andato a Octavia Spencer, per l’acclamato “The Help”, tratto dal bestseller di Kathryn Stockett.

Il premio per la miglior sceneggiatura va a Woody Allen  (clamorosamente assente alla serata) per “Midnight in Paris”, una statuetta meritata per una sceneggiatura notevolissima, mentre  l’iraniano “Una Separazione” di Asghar Farhadi  spopola nella categoria film in lingua straniera (un grandissimo film, che sconvolge ed emoziona e che, a naso, lotterà con le unghie e con i denti per aggiudicarsi anche l’Oscar…). Difficile che “Terraferma” dell’italiano Emanuele Crialese, nemmeno candidato ai Globi, rientri in gioco.

Assolutamente meno importanti due eccezionali esordi: il primo di Martin Scorsese con “Hugo Cabret”, suo debutto nel 3D (di cui si dice un gran bene, siamo curiosi di verificarlo a breve poiché sarà nei cinema italiani dal 3 febbraio) che lo vede in vetta per la miglior regia; il secondo riguarda invece Steven Spielberg alle prese con l’animazione e che proprio per questa categoria, assieme a Peter Jackson, vince con Le “Avventure di Tintin: il Segreto dell’Unicorno”,  che incredibilmente è riuscito a battere “Rango”.

Infine, ad un emozionato Morgan Freeman, il premio alla carriera, il Cecil B. De Mille Award, consegnatogli da Sidney Poitier.

Per quanto riguarda la televisione, “Homeland” ha vinto come migliore serie drammatica eModern Family” come migliore serie comedy. Claire Daines, protagonista di “Homeland” ha vinto il globo come migliore attrice drammatica, Kelsey Grammer è stato giudicato migliore attore drammatico per “Boss”. Matt Le Blanc, a sorpresa, si è aggiudicato il globo d’oro come migliore protagonista di una serie comica, “Episodes”, premio, per l’altro sesso, andato a Laura Dern, per “Enlightened”.
Globi d’oro anche per Kate Winslet, migliore attrice protagonista in una miniserie, “Mildred Pierce”, Jessica Lange, migliore attrice non protagonista in una miniserie,American Horror Story”. La migliore serie tv per la giura della Hfpa è stata invece “Downton Abbey”.

Aspettando le nomination agli Oscar, ormai prossime, la stagione dei premi si fa così sempre più delineata. Perché a meno di clamorose sorprese (che comunque nelle scorse edizioni non sono mancate) a contendersi la statuetta saranno “The Artist” e “Paradiso Amaro”. Al prossimo 26 febbraio, notte delle notti, l’ardua sentenza.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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